Torso Virile Colossale: “Ecco i miei Fenici”

Alessandro Grazian ci presenta la sua nuova impresa legata al mondo antico, ma non solo...
Torso Virile Colossale: “Ecco i miei Fenici”

“Fenici Miei” è la nuova uscita di Torso Virile Colossale, il progetto musicale di Alessandro Grazian che esplora e dilata l’immaginario di sandalo e spada del Cinema Peplum degli anni Cinquanta e Sessanta. Così, il cantautore, musicista, arrangiatore e pittore ci ha raccontato la sua ultima fatica, in attesa della pubblicazione del secondo volume di una saga di straordinari forzuti niente affatto timorosi di dover affrontare le insidie che il Fato ha loro riservato. 
 
Un singolo in vinile stampato in un’edizione limitata da collezione di 200 copie numerate, con due brani inediti sul lato A e una serigrafia ispirata a un bassorilievo fenicio sul retro.

Eppure i Fenici non sono mai stati troppo glorificati dal cinema. “Come spesso succede quando si crea si va a pescare nei ricordi. Alla fine degli anni Ottanta, visitai a Palazzo Grassi la grande mostra dedicata ai Fenici. Fu un evento davvero colossale per l’epoca e da allora mi è sempre rimasta impressa la loro storia. Alla fine in “Fenici Miei” ho messo insieme in modo più o meno consapevole la Commedia all’italiana e il Cinema Peplum, applicando la lente deformante del Peplum a dei protagonisti dell’antichità che non sono mai stati davvero raccontati da questo tipo di cinema”.
 
I Fenici come precursori del tempo. “Sono stati dei grandi inventori, dalla porpora all’alfabeto, riuscendo a mettere in comunicazione l’Oriente e l’Occidente, l’Africa, l’Europa e l’Asia. È affascinante perché rappresentano, nel bene e nel male, un po’ lo spirito del nostro tempo. La mitologia ha degli archetipi ricorrenti che rappresentano i caratteri, gli umori, i vizi e le virtù degli esseri umani, ma i fenici sono un pezzo di storia vera, anche se avvolta ancora da un certo mistero”.
 
Creare un immaginario senza ricorrere all’uso delle parole, attraverso un cortocircuito di epoche e strumentazioni. “Quella di Torso Virile Colossale è stata fin dall’inizio una missione ambiziosa perché non ho mai voluto fare un’operazione filologica di ripescaggio di musiche che arbitrariamente evocano il mondo antico. Un film Peplum in fondo racconta sempre due storie, quella narrata e quella dell’epoca storica in cui è stato realizzato. È un aspetto talmente inevitabile che penso sia piuttosto inutile per un artista di oggi fingere di non vivere in un mondo ultra-tecnologico e iper-connesso. Tanto vale giocare con questa condizione perché così, mettendo in scena il passato, si può raccontare anche parte del tuo presente. Non c’è scampo!”.
 
Tra pulsazioni esotiche e accordature aperte, il Peplum si scopre metal. “Ho scelto la chitarra elettrica come elemento distintivo dell’epoca che stiamo vivendo nonostante sia ormai uno strumento a suo modo antico visto che ha ben più di mezzo secolo di vita. La chitarra elettrica riesce a creare una sensazione di solenne tensione, necessaria per l’estetica di Torso Virile Colossale. Caricata di fuzz e distorsori, abbassata di tonalità e con una timbrica più muscolare, può esprimere al meglio quella vitalità perfino esagerata tipica del gesto epico. Il ruolo del basso è affidato all’organo e alla bass pedal e la chitarra, con l’accordatura così grave, è insieme protagonista e al servizio dell’arrangiamento per gli incastri degli strumenti più tradizionali”.
 
Una storia di vecchi e nuovi orizzonti. “L’idea di Torso Virile Colossale è nata una dozzina d’anni fa mentre ero impegnato in altri progetti. Nel corso del tempo ho buttato giù delle idee che man mano ho focalizzato e così quando nel 2017 ho pubblicato “Vol. I - Che Gli Dei Ti Proteggano” c’era già un bel po’ di ricerca alle spalle. La questione ora è di dare continuità al progetto e allo stesso tempo di aggiungere ulteriori aspetti che non ho potuto esprimere nel primo album. Infatti per me ora non si tratta di sovvertire il mondo sonoro espresso ma di consolidarlo ed espanderlo”.
 
Vestali, eroi, lotte e imprese titaniche del tempo sospeso. “Per il nuovo album ho fatto un grosso lavoro di scrittura e arrangiamento, in realtà anche conciliato dai rallentamenti imposti dal lockdown, scattato proprio nei giorni in cui avevo cominciato a incidere in studio. Il calendario delle registrazioni è stato stravolto e così ho sfruttato il tempo della pausa forzata per sviluppare e formalizzare ulteriormente le idee facendo anche un inedito e corposo esercizio di trascrizione. Mentre nel primo album la scrittura è stata a volte empirica, questa volta ho fatto uno studio minuzioso di tutti gli strumenti coinvolti, molto vicino alla musica classica, nonostante io sia un autodidatta, per comprendere al meglio come far dialogare le parti”.
 
L’equipaggio dell’impresa. “Mi è sempre piaciuto lavorare con dei musicisti che non avessero solo le giuste qualità performative, ma che fossero personalità creative e interlocutori preziosi ed emotivi, quali Nicola Manzan al violino e Francesco Chimenti al violoncello. In più, ai fiati, ho avuto l’occasione di collaborare nuovamente con un nume tutelare come Mario Arcari, che nella sua carriera ha suonato con De André e Fossati e che si è inaspettatamente appassionato alla causa di Torso Virile Colossale. Tra i tanti musicisti coinvolti nel nuovo album ci sono Kole Laca ed Emanuele Alosi con cui già ho fatto il tour del “Volume I” ma che in quel disco non avevano suonato, mentre agli ottoni ci sono Luciano Macchia e Luca Medioli. Fondamentale, inoltre, è stato il lavoro in studio di Davide Andreoni e il mix di Giacomo Zambelloni e particolarmente preziosa si è rivelata poi la collaborazione con Sebastiano De Gennaro che mi ha permesso di dare un ruolo importante alle percussioni. Nel suo studio si possono trovare xilofoni, vibrafoni, marimbe, casse d’orchestra e tantissimo altro ancora”. 
 
Il rock, l’epica e le suggestioni di mondi lontanissimi. “Mi piace molto il mondo della colonna sonora italiana, da Riz Ortolani e Piero Umiliani a Ennio Morricone, ma anche autori meno celebri, ma fondamentali per la musica da cinema, soprattutto quella mitologica anni Cinquanta e Sessanta, come Enzo Masetti e Angelo Francesco Lavagnino. Torso Virile Colossale mette insieme il mondo delle colonne sonore e quel tipo di rock più irruento che amavo da ragazzo, perché sono alcune delle realtà che da sempre mi accompagnano. La mitologia e la storia dell’arte creano connessioni che la musica può evocare in un continuo gioco di rimandi. Questa nuova uscita, poi, mi permette di dare risalto anche a un’altra componente per me fondamentale, che è quella visiva che esprimo attraverso l’artwork. Per esempio la serigrafia del vinile è di un misterioso artista paleoveneto di nome Sansone Zar Al Grida...”.
 
Tra band massiccia e cantautorato romantico. “Lo scorso novembre ho pubblicato a mio nome “Incrociatore Aurora”. È una canzone nata dall’incontro con San Pietroburgo, città alla quale avevo già dedicato una canzone senza però esserci mai stato. Quando realmente ho avuto l’opportunità di visitarla, ho annotato le mie impressioni raccontando quello che vedevo senza filtri romantici, ritrovandomi a demolire tutta l’idealizzazione che mi ero fatto. Da quelle note è nato il testo. La canzone è rimasta nel cassetto per anni ma lo scorso autunno ho pensato che il suo ritornello, “Sempre fatica, sollievo mai”, esprimesse bene il senso di distanza e l’impossibilità delle relazioni del 2020 e così l’ho fatta uscire. Il fatto invece di nascondermi dietro la scritta monumentale di Torso Virile Colossale mi dà la possibilità di sentirmi più disinvolto, ricorrendo all’iperbole e all’esagerazione. Mischiando musica e storia in modo serissimo, ma senza prendermi davvero sul serio, un po’ come il Cinema Peplum”.
 
I primi appuntamenti dal vivo, a Milano e Brescia, rispettivamente il prossimo 25 e 26 giugno. “Questi due concerti sono due preziose date figlie di una programmazione primaverile che si è mossa sui pezzi vetro, senza vere certezze per l’estate, pensate secondo le esigenze e le regolamentazioni del caso. Un vero e proprio tour è rimandato all’uscita dell’album, ma questi live saranno comunque l’occasione di fare da ponte tra passato e presente, così come di proporre in quintetto i brani del nuovo singolo. Quindi, “Fenici miei” e “Che gli Dei ti proteggano (Parte II), con quest’ultima che crea una continuità con il disco precedente. In “Volume I” il pezzo dura poco meno di 30 secondi, ma mi piaceva l’idea di far rivivere nei vari album il tema del brano. Doveva far parte del disco, ma poi ho preferito farne una B-side. Così diventa una storia parallela che continua, esattamente come continuano le dodici fatiche di Ercole anche nel “Volume II” e l’azione degli Dei che si vivifica di album in album”.
 
L’Oracolo si direbbe propizio... “I film Peplum insegnano che quando l’Oracolo parla c’è sempre una sorpresa in agguato… Visti i tempi, meglio prendere l’Oracolo con le pinze!”.

(Marco di Milia)

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