Shiva non vuole morire sull’altare delle hit. L’intervista.

Il giovane rapper di Corsico pubblica “Dolce vita”: “Un progetto che rifiuta la corsa ai numeri e punta su testi più introspettivi. Alcuni colleghi mi criticano? Pura stupidità”.
Shiva non vuole morire sull’altare delle hit. L’intervista.
Credits: Simone Biasi

Per alcuni un enfant prodige, per altri un vento passeggero. Chi è davvero Shiva? Rapper classe 1999, Andrea Arrigoni, dopo il successo di alcuni pezzi come “Mon fre” con Emis Killa, “Bossoli” “Soldi in nero” con Sfera Ebbasta e “Auto blu”, in cui è presente un campionamento di “Blue (Da Ba Dee)” degli Eiffel 65, risponde ai delatori e agli scettici mettendo il dito indice sulla bocca e pubblicando “Dolce vita”, un album in uscita venerdì 11 giugno, a tratti distante dalle logiche di un classico disco trap di oggi. Un solo feat, di livello internazionale con Lil Baby, pochissime linee melodiche che cercano l’“effetto virale” e tante atmosfere cinematografiche, oscure e serrate. Il trend nel mondo hip hop, colpo dopo colpo, sta mutando.

“È un album figlio di un sound e di liriche più ricercate – racconta Shiva – sì, è vero, mi discosto un po’ da un’idea di mainstream. È un buon compromesso tra la trap e il rap lirico. Dopo quello che abbiamo passato, a causa del virus, penso che la gente abbia più voglia di guardarsi dentro, di riflettere. Per me oggi è importante fare musica non leggera. Perché un solo feat? Quando il trend si stabilizza, il nuovo trend per me è fare l’opposto. Oggi si fanno dischi con mille feat e molto commerciali, io ho trovato interessante andare a cercare altrove”.

Shiva ha sempre mischiato un’anima più underground con quella più orientata alla conquista delle classifiche. Per alcuni "Dolce vita" potrebbe apparire quasi come un 'ritorno alle origini'. “Vengo dalla scrittura di alcune hit, talvolta anche non banali, ma il disco non è un taglio netto con il passato – ammette il rapper di Corsico – è evidente, però, che in questo album abbia messo al centro il messaggio. Non volevo complessi da numeri, forse ho scritto canzoni meno forti per il mercato, non lo so e manco mi interessa, avevo solo bisogno di affermare dei concetti significativi”. Ma in una canzone-tormentone come “Auto blu” oggi, a distanza di poco più di un anno, Andrea si rivede? “Mi sento versatile, anche gli artisti che seguo lo sono – continua – sì, mi rivedo, ma questo disco è diverso, è quello che davvero sono”.

Fra superstar in mezzo ai rovi, ansia di fallimento, lati malsani del successo, mancanza di un padre, voglia di riscatto e radici di quartiere, Shiva costruisce un immaginario in cui i temi classici del rap e della trap passano in sequenza come immagini di una pellicola. “Il riferimento a Fellini, oltre al richiamo nel titolo, è più nascosto – sottolinea – nel film si racconta come la ricchezza o il successo possano portare a una noia logorante. Uno dei grandi nemici di chi ottiene qualche cosa è proprio la noia. Ed è quello che è successo anche a me. Mi sono detto: sono arrivato a dimostrare alcune cose, ho fatto delle hit, che cosa mi rimane? Mi sono risposto: aprirmi e lasciar parlare la parte più interiore. Anche se le emozioni messe nelle canzoni non sono belle, è importante tirarle fuori. Se un brano trasmette malinconia non importa, per me il pezzo funziona se lascia qualche cosa, a prescindere da tutto. In questo disco racconto la realtà, la mia realtà. Tutti hanno problemi in famiglia, economici o in strada, tutti sentiamo la mancanza di qualche cosa, mi interessa raccontare quel vuoto”. 

Tante le citazioni di Dio e i riferimenti religiosi. “Tupac parlava spesso di Dio, non come icona religiosa, ma come entità a cui porre delle domande – ricorda il rapper – una di queste è: perché Dio non guarda dalla parte dei ragazzi che vivono in strada? Io più che in Dio, credo nel destino che mi ha portato fino a qui”.

Qualche giorno fa Nerone e Biggie Paul hanno attaccato il giovane rapper di Corsico: “Mai una volta che avessi ringraziato me o Biggie Paul per averti insegnato a rappare bene (quando rappavi bene). Quando parli della tua storia c’è un capitolo buio, tutte le volte che piuttosto che dire grazie hai tenuto tutti all’oscuro. Poi dal vivo ti mangi il cazzo. Perché sai che sei un ingrato. Goditi il barbecue, quando cresci fai un fischio”, ha scritto Nerone. La replica di Shiva: “Mi ferisce l’ignoranza che queste persone hanno nei miei confronti. La loro debolezza è quella di tornare solo quando fa comodo – conclude - quello che mi addolora davvero è non riuscire a fare percepire quello che ho fatto per la scena. Siamo in Italia, anche gli ascoltatori spesso non capiscono ciò che fa la differenza da quello che è un fuoco di paglia. Queste persone, che dopo anni parlano dietro, sono pura stupidità. Non è qualche cosa su cui perdere tempo”.

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