L'album della svolta degli Eagles

Era il 1975, era tempo di conquistare il primo posto della classifica degli album...per Glenn Frey è il disco più importante della sua band
L'album della svolta degli Eagles

Fu nel marzo del 1975 che gli Eagles raggiunsero per la prima volta la posizione numero della classifica di vendita, nella chart dedicata ai singoli. La canzone che regalò alla band californiana questo exploit fu "Best of my love" ed è inclusa nel loro terzo album, "On the Border" che era uscito nel marzo dell'anno precedente. L'aria sottile e benefica che si respira in vetta alla chart è un vizio che non si vorrebbe smettere mai quindi il gruppo, provata quella ebbrezza, si mettono immediatamente alla ricerca di un brano che potesse regalare loro una seconda volta. Per farlo, da qualche tempo a quella parte, avevano una nuova freccia al loro arco, il chitarrista Don Felder.



Il batterista e cantante del gruppo, Don Henley, in quel 1975 diceva a Rolling Stone: "Per la metà del tempo ci piace essere una piccola band country-rock di Los Angeles. Con "One of These Nights" abbiamo voluto allontanarci dalla sindrome della ballata. Con Don Felder nella band ora possiamo davvero fare del rock. Ci ha resi più cattivi e ha fatto un magnifico assolo di chitarra sul singolo". Quella canzone era intitolata, per l'appunto, "One of These Nights" e quando venne pubblicata come 45 giri aveva quale lato B, "Visions".


Questa virata musicale spinse fuori dal gruppo il membro fondatore e l'anima più folk della band, Bernie Leadon. Sempre Henley, sempre nel 1975, ma al Melody Maker spiegò cosa accadde con Leadon: "Non ci aveva veramente mai provato con la chitarra rock 'n' roll e non ha mai veramente capito come avere quel suono sporco rock and roll. Inoltre, Felder sa suonare il banjo e il mandolino discretamente, quindi, quando Bernie se n'è andato, non abbiamo perso nulla da quel lato."


Gli Eagles a quel punto avevano lasciato dietro di loro tre album, una canzone numero uno, ma, come disse un'altro dei membri della prima ora, Glenn Frey, il successo, così come era venuto poteva anche volarsene via: "Ci siamo detti, 'Una di queste notti farò qualcosa, prendi quella ragazza, guadagna quei soldi, trova quella casa.' Tutti noi abbiamo i nostri sogni, una visione che speriamo si avveri un giorno. Quando arriverà quel giorno dipende da ognuno di noi".

Nelle note di copertina della raccolta uscita nel 2003 "The Very Best of the Eagles", Don Henley fotografò quel tempo: "Ci piace definirlo il nostro 'periodo country-rock satanico'. Perché in America era un periodo buio, sia politicamente che musicalmente. C'erano disordini a Washington e stava decollando la disco music. Noi abbiamo pensato, 'Beh, come possiamo scrivere qualcosa con quel sapore, con quel genere di ritmo ed rendere ancora pericolose le chitarre?'. Volevamo catturare lo spirito dei tempi".

Durante le sedute di lavoro ai Criteria Studios di Miami, Glenn Frey era al pianoforte e a Don Henley gli balenò in mente la frase del titolo.

Raccontò Frey a Rolling Stone: "Io lavorai sulla musica, Don sui testi. Di solito quel che accade, quando poi fondiamo le due cose insieme, è che lui viene coinvolto nella musica e io nei testi". Per completare le basi musicali si recarono al Record Plant di Los Angeles, continua così a raccontare Frey: "Quando iniziai a scriverla al pianoforte ascoltavo i dischi degli Spinners e di Al Green. Il nostro produttore, Bill Szymczyk, è un vero maniaco dell'R&B. Negli anni '60 aveva lavorato su "Tell It Like It Is" di Aaron Neville e "The Thrill Is Gone" di B.B. King." Qualche anno orsono, nel 2016, Don Henley, parlando con Rolling Stone ricordò: "Glenn e io siamo sempre stati fan dei dischi prodotti a Memphis da Willie Mitchell. Soprattutto i dischi di Al Green in cui il batterista, Al Jackson Jr., suonava il rullante e il tom-tom in controtempo." .



Quando tornarono in studio a Miami per completare la parte vocale, restava da decidere chi l'avrebbe cantata.

Glenn Frey si tirò indietro e lasciò onori e oneri a Henley. Nel 1975 Frey rivelò a Rolling Stones: "Volevamo che "One of These Nights" avesse molto mordente, che fosse una traccia sgradevole con una bella voce". Anni dopo, nelle note di copertina per un greatest hits, Frey tornò sulla scelta di far cantare il compagno di band e spiegò: "La voce di Don Henley ci ha permesso di andare in una direzione più piena di sentimento, il che mi ha reso estremamente felice." Ma un conto era cantarla in studio, un altro dal vivo, in concerto. Don Henley nel 1975 ammise molto onestamente: "Mi innervosisce. La voce deve essere perfetta per raggiungere le note alte. A volte ce la faccio, a volte no. È difficile rifare ciò che ho fatto in studio.".



La canzone venne pubblicata il 19 maggio 1975 e raggiunse la prima posizione della classifica in agosto. Il 10 giugno gli Eagles pubblicarono l'omonimo album che, spinto dalla title track, finì per vendere quattro milioni di copie e fu il loro primo disco che riuscì a raggiungere la vetta della classifica americana. Disse un soddisfatto Don Henley: "Tutti i nostri dischi hanno il medesimo tema: la ricerca. Non importa se si tratta di una storia d'amore, di denaro o della sicurezza: è l'atto del cercarlo. Tutta la vita è un lungo viaggio e arrivarci è più importante della fine del viaggio".

L'album che seguì "One of These Nights", "Hotel California" , pubblicato nel dicembre del 1976, segnò l'apice della splendida carriera degli Eagles con 27 milioni di copie vendute. Eppure, nonostante quasi all'unanimità venga ritenuto il migliore album della band, nelle note di copertina di "The Very Best Of", Glenn Frey tenne ad esprimere la propria opinione: "Abbiamo fatto un salto di qualità con "One of these Nights", è stata una canzone rivoluzionaria. È il mio disco preferito degli Eagles. Se mai dovessi sceglierne uno, non sarebbe "Hotel California", non sarebbe "Take It Easy". Sarebbe "One of These Nights"".
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