Zucchero, l'epico scazzo col pubblico di ricchi in Costa Smeralda nel 2007

'Lavandino, baraccone, bagascione, cassonetto': quella serata cult di delirio a Porto Cervo in cui si giocò il 'derby tra un musicista di origini plebee e supercoatti' con conti in banca a nove zeri
Zucchero, l'epico scazzo col pubblico di ricchi in Costa Smeralda nel 2007
Credits: Daniele Baracco

E’ il 2007, mancano poche ore a Ferragosto. Gli italiani, per la quasi totalità sotto l’ombrellone, ricevono la notizia di un fatto avvenuto poche ore prima presso il resort Cala di Volpe, una delle residenze più lussuose di Porto Cervo, in Costa Smeralda, che ha per protagonista Zucchero. A riferire per primo quanto accaduto è Dagospia, la testata online fondata sette anni prima da Roberto D’Agostino, ma nel giro di qualche ora la vicenda viene rilanciata dai quotidiani nazionali e diventa di dominio pubblico - grazie anche a un video girato dalla TV locale Cinquestelle che finisce in Rete.

Roberto Rizzo, sul Corriere della Sera, ricostruisce:

“Doveva essere la serata clou dell'estate al Cala di Volpe, hotel 5 stelle di Porto Cervo, Costa Smeralda: cena di gala organizzata dalla Starwood Hotels per 850 invitati paganti (1000 euro a coperto) con esibizione live a bordo piscina di Zucchero (cachet per l'artista, circa 300 mila euro). (...) Non tutti però sono interessati alla musica del bluesman emiliano, come una signora intenta a scrivere sms sul telefonino. Zucchero se ne accorge, si arrabbia e inizia ad insultarla: ‘Lavandino, baraccone, bagascione, cassonetto, sei uno schifo’, come si sente nel filmato realizzato dalla tv locale Cinquestelle. (...) Poi il cantante prende una bottiglietta di Gatorade e la lancia in direzione della signora, ma sbaglia mira. L'oggetto sfiora un bambino e cade su di un altro tavolo di avventori russi. Questi decidono di rispondere al «fuoco nemico». Prima rilanciano verso Zucchero la bottiglietta di plastica, che cade sul palco, poi sfoderano l'artiglieria pesante: bottiglie di vino e superalcolici. Bloccati al momento del lancio dagli addetti alla sicurezza, tentano allora l'assalto al palco per aggredire il cantante. Parapiglia, spintoni, urla mentre Zucchero continua a cantare. Interviene un eroico pompiere che si frappone tra gli inviperiti clienti e la star fino a quando gli animi si calmano”.

Rizzo, nel suo resoconto, parla di una platea di vip allibita, tra le quali si segnala la star di Hollywood Anne Hathaway e altri personaggi pubblici di casa nostra. “E' un grande artista, ma spero che chiarisca la vicenda al più presto. Ero seduta lontana dal palco, non ho ben capito cos'è successo ma qualche problema deve esserci stato”, ha spiegato Valeria Marini, anche lei tra gli invitati della serata.

La vicenda fa ovviamente discutere. Qualcuno ipotizza - malignamente - che il cantante emiliano si fosse presentato sul palco dopo qualche bicchiere di troppo, o peggio. Ipotesi, questa, rigettata con fermezza dal diretto interessato nel corso di un’intervista rilasciata a Edmondo Berselli per Repubblica:

“Hanno insinuato che prima del concerto avevo bevuto una bottiglia di sambuca e una di whisky. Mi dica lei se è possibile che uno possa suonare e cantare dopo due bottiglie di superalcolici. A pranzo bevo solo acqua minerale, a cena soltanto vino, e mai prima di un concerto. Non mi faccio di coca, nella vita mi sono fatto due spinelli in tutto e mi sono detto mai più perché non li reggevo. Ed ecco il risultato: hanno scritto che siccome venivo dalla Danimarca [una delle tappe del tour internazionale dell'artista in corso in quel periodo] chissà di che quali sostanze ero strafatto”

Zucchero, che già a Berselli consegnò a caldo una sua versione ufficiale dell’incidente, tornò definitivamente sulla vicenda quattro anni dopo dedicandole un capitolo della sua autobiografia “Il suono della domenica”, pubblicato da Mondadori.

La premessa dell’artista sul suo approccio alla - per così dire - comunicazione fu piuttosto chiaro:

“Io vengo dai campi e della strada, vengo da un ambiente proletario, lo sanno tutti. Fra amici usiamo le parolacce con affetto, son complimenti: ‘Vieni qui, merdaccia’, ‘Cosa fai, troione’”.

Quindi ecco la descrizione del contesto della serata:

“Ci vuol poco a capire che non è il massimo cantare e suonare mentre il pubblico mangia (...). Salgo sul palco dopo la presentazione, e vedo subito quella signora che manda gli sms. Che non mi guarda nemmeno, prosegue imperterrita a digitare e a giocare col suo telefonino. Sicché a un certo punto mi sono stufato e gliel’ho detto. Proprio lì sotto c’era un tavolo di ventuno russi. Nessuno di loro mi degna di uno sguardo tra vagonate di figa rifatta e neoyuppie scappati dagli anni Ottanta. Inizio a cantare e nessuno si muoveva. (...) Viene il momento di ‘Baila’, e il pubblico inizia a interagire, ma la russa continua a farsi i cazzi suoi. (...) L’unica volta che si gira verso di me, mi fa il ditino. Il dito medio. Proprio così. Fuck you. A quel punto mi sono scaldato anch’io, e ho detto quello che mi veniva in mente”.

A questo punto lo scontro è inevitabile:

“E’ saltato su il suo compagno, un russo enorme, che mi ha tirato un limone, o una bottiglia, non ricordo bene la successione degli oggetti tirati, io ho risposto. Insorge tutta la sua tavolata, qualcuno voleva salire sul palco e farsi giustizia lì per lì. I bodyguard della security del palco li fermano. Tra me penso: ‘se pagano, fanno meglio ad ascoltare’. (...) Allora esplodo. (...) ‘Perché hai voluto il tavolo sotto il palco, per fare la sborona? Ma che bella gente abbiamo a Cala di Volpe, stasera! Lavandino, baraccone, bagascione, cassonetto, budello, tegame, catamarano’”.

La situazione, ormai fuori controllo, viene per certi versi risolta da una perizia balistica involontaria:

“Il compagno della russa tenta di nuovo di salire sul palco, ma la security glielo impedisce. Poi mi tira un paio di limoni, io li schivo. Insomma, un momento di grande spettacolo. Durante ‘Diavolo in me’ mi sono incazzato, perché sul palco c’era una bottiglia aperta di Gatorade. Coi cavi e i fili è pericoloso. Allora l’ho calciata e, ironia della sorte, è caduta tra mille spruzzi proprio sul tavolo dei russi, che a quel punto se ne sono andati indignati. In compenso ho ricevuto subito un’offerta per la pubblicità dai manager della Gatorade. La situazione degenera ulteriormente nel bis. Presento ‘Indaco dagli occhi del cielo’, dicendo che è una cover di un gruppo di Glasgow, i Korgis. ‘Tu sei pagato per cantare, non per parlare!’, sento gridare da lontano. E’ la Santanché [Daniela, oggi senatrice di Fratelli d’Italia e all’epoca candidata premier per la lista La Destra-Fiamma Tricolore]. Io non rispondo alla provocazione”.

Il racconto di Zucchero si conclude con un retroscena “politico” che in un primo momento non fu raccontato ai media:

“[Il giorno dopo] La Santanché sconsigliava alle donne di comprare i miei dischi, perché a parer suo io le avevo offese. Prima di andarmene, vado a salutare il direttore, giusto per non fare il cafone. ‘Caro Fornaciari, ieri sera ci siamo proprio divertiti!’. Mi prende per il culo. ‘Guardi, direttore, mi dispiace che ieri sera ci sia stata un po’ di confusione…’. ‘Caro Fornaciari, lei scherza! Un po’ di baccano e un po’ di movimento erano proprio quello di cui avevamo bisogno! Senta, Fornaciari’, continua, ‘Mi dica: lei è comunista?’. Che cosa c’entra e che cosa te ne importa? ‘Perché’, si ostina, ‘noi qui si è tutti molto di destra’. E via col saluto romano. Ma vai a cagare”.

La conclusione?

“In questo assurdo e surreale derby tra un musicista dalle origini plebee e dal temperamento sanguigno e i ricchi supercoatti della Costa Smeralda ce la siamo giocata”

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