I dieci dischi che hanno cambiato la vita di Steve Vai

Il virtuoso della chitarra svela i titoli degli album che lo hanno formato
I dieci dischi che hanno cambiato la vita di Steve Vai

Steven Siro Vai venne scoperto da Frank Zappa sul finire degli anni Settanta e si affermò sulla scena musicale nel decennio successivo. Il polistrumentista statunitense con nonni italiani ha all’attivo una solida carriera solista e un ventaglio di collaborazioni di tutto rispetto, che vanno da Joe Satriani a David Lee Roth. Eccellente esecutore ma anche compositore, il musicista che dal 1980 al 1983 ha fatto parte della band di Zappa ha anche il merito di aver forgiato uno stile chitarristico che dava letteralmente voce alla sua chitarra, facendola “parlare” attraverso la leva del tremolo.

Nella giornata di oggi compie 61 anni e noi gli facciamo gli auguri riportando la lista dei '10 dischi che gli hanno cambiato la vita', che compilò per Classic Rock oltre cinque anni fa, con l'avvertenza che le sue scelte potrebbero variare di settimana in settimana. Dice infatti, “Ci sono così tanti dischi che hanno avuto un impatto su di me per tanti motivi diversi. Voglio dire, pensate al potere che ha la musica: può rispondere alle domande che ti poni; può essere una fonte di supporto per una situazione particolare in cui vi trovate; potete trovare conforto nel suono, nei testi. Può farvi superare un periodo difficile o una depressione, può fare miracoli".

Colonna sonora di 'West Side Story' (1961)

"Questo è il disco che mi ha fatto partire. Mi ha completamente affascinato e inghiottito. Tutto ciò che amo della musica è contenuto qui: melodie e canzoni storiche, grandi testi e un'energia che non si ferma mai. La storia è bellissima: ci sono il dramma, la commedia e il ballo. Cos'altro serve? Mi sembrava perfetto. Penso di essermi sempre sentito un compositore, ma quando ho ascoltato 'West Side Story', mi sono detto: "Ecco. Voglio essere un compositore'. E avevo sei anni o qualcosa del genere. È piuttosto notevole quando un'opera d'arte ti genera questa cosa. Hai un risveglio, la realizzazione di dove sei diretto nella vita."

Partridge Family - "Partridge Family Album" (1970)

"Avevo forse 10 o 11 anni, e a quel tempo non c'erano video o altro.

Se ti piaceva la musica rock, non c'erano molte possibilità di vedere le band in TV. Ma all'improvviso, ci fu lo show della famiglia Partridge, ed ecco questa specie di rock band in TV ogni settimana. Ero innamorato. Mi identificavo in Danny Bonaduce (attore bambino protagonista della serie televisiva, ndr). Aveva più o meno la mia età. Suonava uno strumento con delle corde e aveva un cavo bianco che entrava nel suo amplificatore. Per me era incredibile. Ho pensato, 'Se lo può fare quel ragazzo, perché io no? Perché io non posso suonare la chitarra?' Mi procurai quel disco e lo amai alla follia. È una musica davvero orecchiabile, soprattutto se sei un ragazzino.".

Led Zeppelin – "II" (1969)

"Mia sorella maggiore, Pam, aveva grande gusto per la musica rock.

Ascoltava sempre cose davvero interessanti e per merito suo ho ascoltato per la prima volta "Led Zeppelin II". Dal momento in cui è arrivato l'assolo di Jimmy Page in "Heartbreaker", per me è stato tutto. La chitarra di Page e il canto di Robert Plant mi hanno completamente scioccato. La verità è che potrei facilmente inserire i successivi sei dischi dei Led Zeppelin in questa lista. Ma dico solo "Led Zeppelin II" come ancora per l'enorme risveglio nella mia profonda associazione con l'energia che proviene dalla musica rock. Mia sorella minore, Lillian, aveva una chitarra. Amavo la chitarra, ma pensavo che non avrei mai potuto suonarla, era troppo bella. Ma sentire i Led Zeppelin mi ha fatto dire, 'Suonerò la chitarra, e basta'. Ho comprato una chitarra Teisco Del Rey da cinque dollari da un amico e ho iniziato a prendere lezioni da Joe (Satriani, ndr). Avevo circa 12 o 13 anni.".

The Mothers of Invention – "Freak Out!" (1966)

"C'era un grande magazzino che si chiamava Korvettes, letteralmente a cinque minuti a piedi da casa mia.

Quando sono stato abbastanza grande da attraversare Westbury Avenue da solo, andavo da Korvettes e praticamente vivevo nel loro reparto discografico. All'epoca non sapevo chi fosse Frank Zappa, anche se avevo sentito delle storie divertenti su di lui. Un giorno vidi "Freak Out!" e lo comprai, comprai anche "Machine Head" dei Deep Purple, che in un altro giorno potrebbe anche stare in questa lista. Ho messo su "Freak Out!" e 'Whoa.' Era davvero diverso dai Led Zeppelin o da qualsiasi altra cosa stessi ascoltando. Non è nemmeno il mio disco preferito di Frank Zappa, ma è il primo che ho sentito, mi ha fatto conoscere la sua musica. Faceva tutte quelle cose che faceva "West Side Story", quindi mi attrasse molto. Il momento della scoperta è davvero speciale, si rompono le cateratte, e la cosa bella è che può continuare ad accadere per tutta la vita. Io non ho mai ascoltato veramente Bob Dylan fino a poco tempo fa, e ora ho tutti i suoi dischi. È come un nuovo tesoro quando trovi un artista e ci entri in contatto. Amo quella sensazione.".

Jeff Beck – "Blow by Blow" (1975)

"Quando ascoltai quel disco, fu come, 'Uh-oh...' C'era quella bellissima chitarra, proprio lì su un piatto d'argento. Jeff Beck era un maestro artigiano dello strumento e lo è ancora. Continua ad evolversi, che è la sua cosa sorprendente. Ascoltando "Blow by Blow", sono rimasto colpito dalla profondità del suo fraseggio e dal suo controllo del tono, e c'era il suo incredibile uso di dinamiche e articolazioni per creare una frase musicale con la chitarra. Era come guardare fuori da una finestra e poi improvvisamente poter uscire dall'altra parte. O avere una luce accesa in una stanza e poi esci e c'è il sole. Era proprio così."

Alice Cooper – "Billion Dollar Babies" (1973)

"Una delle cose grandiose della vecchia band di Alice Cooper è che le canzoni sono incredibilmente potenti, belle e melodiche, e la chitarra e gli arrangiamenti sono molto ispirati.

Ed era teatro. Lo adoro. Ero già un fan di Alice, ma "Billion Dollar Babies" mi ha mandato oltre il limite. Ero completamente ipnotizzato. Alcuni anni dopo, mio fratello Michael finì per giocare a golf con Alice e mio padre scrisse una lettera ad Alice. Mio padre era il ragazzo più figo, era molto orgoglioso dei suoi figli. I miei genitori sono stati davvero di supporto. Penso che abbiano semplicemente pensato, 'Steve è un buon ragazzo. Ha trovato una passione. La musica è un po' folle, ma va bene così. Non dobbiamo capirlo finché è felice. È un po' come mi sento riguardo ad alcune delle cose che i miei figli ascoltano al giorno d'oggi.".

Igor Stravinsky – "The Rite of Spring" (1913)

"Potrei anche dire tutti i balletti di Stravinsky: 'Petruska', la 'Firebird Suite' e 'The Rite of Spring'. Quando ho sentito questo pezzo, la mia mente ne fu sconvolta. L'ho ascoltato migliaia di volte, tutti i balletti. Rappresentavano una forma di libertà creativa che cancellava completamente i rigidi confini che si trovano nella musica stereotipata e specifica del genere. Probabilmente non passa un mese in cui non ascolto Stravinsky, forse meno di questi tempi. Non mi piace tanto la musica classica convenzionale. Mi piacciono Mozart, Beethoven, Bach e tutto il resto. Mi piacciono le cose imprevedibili e selvagge, purché siano melodicamente, incredibilmente belle. Le melodie nei balletti di Stravinsky sono semplicemente da morire."

Tom Waits – "Mule Variations" (1999)

"Ci sono altri dischi di Tom Waits che mi piacciono di più, ma questo è il primo che ho sentito. E' una storia divertente: quando stavo con Dave Roth, lui parlava molto di Tom Waits. Pensava che fosse un grande. Io ero d'accordo sapevo chi era Tom Waits, ma in realtà non lo sapevo. In quel periodo, c'era una band che apriva per noi chiamata Bad English e il loro cantante era John Waite. Pensavo fosse un buon cantante, ma per qualche ragione ho confuso i nomi. Quando la gente diceva Tom Waits, pensavo a John Waite. Alla fine, ero ai Grammy a parlare con un mio amico che era un vero snob della musica, e mi disse, 'Hai sentito il nuovo disco di Tom Waits?' Io risposi, 'No'. E lui, 'Devi prenderlo, "Mule Variations"'. È stato allora che mi sono detto, 'Ho sbagliato qualcosa'. Questo tizio non citerebbe mai il cantante che era in tour con me. Andai in un negozio di dischi e ho visto questo CD di Tom Waits. Mi dissi, 'OK, non è il ragazzo con cui ero in tour.' Io compravo 20 CD alla volta, andavo a casa, ne mettevo uno, lo ascoltavo, lo toglievo, poi ne mettevo un altro e mi dicevo, 'Forse terrò questo...' Alcuni di loro semplicemente non facevano per me. Ma quando ho inserito quel CD di Tom Waits, mi sono fermato di colpo. Sono rimasto sbalordito. È stato un altro di quei momenti incredibili in cui ti senti come se avessi trovato un vero tesoro. È tuo ed è nella tua vita. Da quel momento, ho amato Tom Waits. Possiedo tutto il suo catalogo."

Strapping Young Lad – "Alien" (2003)

"Devin Townsend è semplicemente geniale. È un uomo intenso, e tutto confluisce nella sua musica, specialmente in quella degli Strapping Young Lad. È pesante come qualsiasi cosa io abbia mai sentito. Ci sono un'energia e un'intensità che possono provenire solo da una persona ispirata, ma c'è anche una sensibilità melodica all'interno dell'heaviness che crea questo tipo di metal ultraterreno. È difficile ascoltare l'intero disco in una sola volta. E' stata la prima volta che ho sentito davvero nel profondo l'arte del metal. Io e Devin abbiamo lavorato insieme quando lui era piuttosto giovane. Non aveva ancora scoperto se stesso, era in procinto di farlo. In un certo senso, per lui, penso che lavorare con me sia forse stato un punto di partenza. Lo ha condotto a conoscere cosa volesse e cosa non volesse."

Steve Vai – "Passion and Warfare" (1990)

"Questo è stato un album estremamente importante per me. Sperimentavo un incredibile stato di libertà creativa, ma sapevo anche che esisteva un pubblico per questo disco, fu come una liberazione. Mi ha fatto scoprire che potevo fare la musica che volevo fare. E non finirò mai. Sarà una corsa gloriosa. Penso che si faccia del proprio meglio quando ci si allontana e l'universo si espande attraverso di te. Puoi farlo solo essendo presente nel momento. Molte volte quando siamo creativi, in quel momento sfuggente di ricerca dell'idea giusta, c'è un'immobilità, quasi come un'anticipazione non pensata per il sorgere dell'idea. Viene. Non sai nemmeno come viene, ma ti viene in mente. È un pensiero ispirato, al contrario di un pensiero inquinato. E quando ciò accade, lo fai e basta. Crei. Ora, a volte ci vuole molto coraggio per entrare in quella zona. La mente dice sempre cose che possono essere contrarie. Ti stai giudicando e sei critico. Ti stai riempiendo la testa di aspettative di grandezza. Questo è ciò da cui devi allontanarti, perché la creatività vera e unica a cui ognuno di noi è in grado di avere accesso sta lì nella quiete."

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