Rino Gaetano, 40 anni fa l'addio: Sergio Cammariere, "mio cugino Rino"

Quando e come il pianista ha scoperto la sua parentela con il cantautore
Rino Gaetano, 40 anni fa l'addio: Sergio Cammariere, "mio cugino Rino"

Nel libro di recente pubblicazione "Libero nell'aria", scritto con Cosimo Damiano Damato (Rizzoli, 320 pagine, 18 euro; la copertina è in fondo all'articolo) Sergio Cammariere ricorda le curiose circostanze in cui venne a conoscenza del suo legame di sangue don Rino Gaetano. Riportiamo qui le sue parole, per gentile concessione dell'editore Rizzoli.

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​Agosto 1996. Ero a Crotone per far visita ai miei genitori. Il pomeriggio andavo ai capanni del complesso Maresport, tra San Leonardo e Casarossa, il posto che preferivo. Sulla spiaggia notai due ragazzi con la chitarra che mi fissavano da un po’. Mi avvicinai e chiesi chi fossero. Scoprii che si trattava di Danilo e Alessandro, nipoti di Rino Gaetano.

​Alessandro aveva visto in TV il mio videoclip “Cambiamenti nel mondo”, e lo aveva apprezzato molto soprattutto per l’idea del pianoforte trasportato dal camion al Gianicolo. Parlammo un po’ del video e poi mi dissero: “Sergio, nostra nonna Maria, la madre di Rino, ti vorrebbe incontrare. Vive come noi a Roma”.

​Perciò fissai un appuntamento per fine agosto. Poco prima ci sentimmo al telefono, e Maria mi chiese di portare al nostro incontro una foto di mio nonno paterno, Francesco Cammariere.

​Come sempre, presi con me anche la telecamera. Appena Maria mi accolse, notai la somiglianza con zia Maria, sorella di mio padre. Poco dopo ebbi conferma di questa impressione, perché lei mi confessò di essere figlia di mio nonno Francesco, quindi sorellastra di mio padre. Io non ho mai conosciuto mio nonno, ma le cugine più grandi lo soprannominavano “Seminator”. Francesco era un tombeur des femmes e, come Casanova, si preoccupava di donare una dote alle donne che aspettavano un figlio da lui e che poi affrontavano un matrimonio per rimediare al fatto.

​Dunque, Rino Gaetano è mio cugino.

Rino era nato a Crotone solo dieci anni prima di me. Quando arrivai io, lui era già partito con la sua famiglia per il Nord. Non ci siamo mai incontrati. Ma i suoi amici, quelli che lo conoscevano bene, Bruno Franceschelli, Pierluigi Germini e la sorella Anna, mi avevano già fatto notare che avevamo lo stesso taglio di occhi, le stesse posture, atteggiamenti simili e forse le stesse passioni e visioni della musica.

​Quel giorno, a casa di Maria, con la telecamera ripresi ogni cosa: i libri di Rino, i suoi vestiti, i suoi dischi, le sue collezioni di orologi, la sua bacheca con l’ukulele (quello di Gianna a Sanremo 1978).

​Maria desiderava assistere a un mio concerto. A dicembre suonai a Crotone al Teatro Apollo e lei venne, seduta in prima fila. In camerino mi confidò che la mia interpretazione dell’eterna “Ma il cielo è sempre più blu” l’aveva commossa e che pensava sarebbe piaciuta anche a Rino.

 Nel 2002 sarei salito per la prima volta sul palco del Primo Maggio in piazza San Giovanni a Roma, invitato da Sergio Bardotti, per un omaggio corale dedicato a Rino Gaetano. Con me c’erano Paola Turci, Max Gazzé e la Bandabardò, che ormai sapeva che eravamo cugini e con la quale avevo quindi iniziato ad avere contatti, e mi seguiva in ogni avvenimento importante, mi portò il cilindro di Rino da indossare durante la performance. Cantai il mio brano preferito: “I tuoi occhi sono pieni di sale”.

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