La storia del berretto da baseball sulla copertina di "Born in the U.S.A."

Nel 1984 Bruce Springsteen pubblicò il suo settimo album. Un anno più tardi venne per la prima volta in Italia in concerto.
La storia del berretto da baseball sulla copertina di "Born in the U.S.A."

Bruce Springsteen aveva mantenuto un profilo relativamente basso da quando il tour mondiale a supporto di "The River" si chiuse a Cincinnati il 14 settembre 1981. L'anno seguente pubblicò un meraviglioso album acustico, "Nebraska", ma non lo presentò in concerto, e anche nel 1983 preferì non esibirsi dal vivo. Conduceva una vita piuttosto riservata, lontana dalla luce dei riflettori destinata ai personaggi con una certa notorietà.



Quindi, serpeggiò un certo stupore tra i fan quando, il 4 giugno 1984, acquistando il suo settimo album, intitolato "Born in the U.S.A." , nell'interno di copertina lo videro totalmente trasformato: il cantautore piuttosto magrolino che era stato fino ad allora, aveva lasciato il posto a un rocker fornito di gran bicipiti. Nella biografia 'Bruce' di Peter Ames Carlin, Springsteen disse: "Ero un grande fan del comportamento insignificante e ripetitivo. E cosa c'è di più insignificante che sollevare un oggetto pesante e poi posarlo nello stesso posto in cui l'hai trovato? Probabilmente ci sono altre ragioni psicologiche dietro, ma il resto per me era perfetto. L'aspetto di Sisifo si adattava perfettamente alla mia personalità".


Ma con "Born in the U.S.A." Bruce Springsteen non aveva cambiato solo l'aspetto. I sintetizzatori, come accadeva a quasi tutti i gruppi rock dell'epoca, fecero il loro ingresso per modernizzare il suono della E Street Band. E alcuni di quei suoni, diciamocelo senza problemi, non sono invecchiati particolarmente bene. Comunque sia, quello è un album molto caro ai fan italiani, poichè fu il primo che il musicista del New Jersey suonò in concerto nel nostro paese, il 21 giugno 1985 allo stadio di San Siro a Milano . E non è un caso che nella tappa milanese, sempre nel medesimo stadio, del 'Wrecking Ball Tour' il 3 giugno 2013, Bruce lo suonò per intero in ordine di tracklist, a chiudere un cerchio nella terra d'origine della madre, Adele Zirilli.

"Born In The U.S.A.", quando venne pubblicato, consolidò il suo status di eroe americano. A partire dall'immagine di copertina, altamente patriottica. Sebbene ci fu qualche fraintendimento al riguardo. Bruce Springsteen era ed è fieramente orgoglioso di essere americano, ma il suo esserlo va inteso come il non stare immobile a guardare senza mostrare le proprie eventuali contrarietà per ciò che il governo degli Stati Uniti faceva e fa in suo nome. Il doppio significato della copertina del disco non è stato immediatamente colto, così come la canzone che regala il titolo all'album è stata male interpretata.



Bruce Springsteen ha scritto quella canzone sopraffatto dall'angoscia, in un momento in cui era enormemente deluso e addolorato per i problemi che i veterani del Vietnam incontravano una volta tornati a casa dopo aver dolorosamente servito il loro paese. Il Boss era fermamente convinto che i veterani meritassero l'accoglienza riservata agli eroi per aver offerto le loro vite in prima linea per il proprio paese. Quella del Vietnam è stata la prima guerra da cui gli Stati Uniti non sono usciti vittoriosi e nel sentire collettivo esisteva la voglia di rimuoverla, così crebbe una sorta di vergogna nei confronti degli ex soldati. Molti di coloro che combatterono in Vietnam, una volta tornati in patria, vennero trattati come dei reietti. Springsteen allora volle dire la sua.

La fotografia usata per la copertina dell'album venne scattata dalla fotografa di Rolling Stone Annie Leibovitz. In questa si vede Springsteen di spalle, vestito di rosso, bianco e blu, davanti alle strisce della bandiera americana. Sarebbe molto difficile trovare un'immagine che possa rappresentare meglio l'America meglio di così. Nella tasca posteriore dei suoi jeans, fuoriesce un berretto rosso da baseball. Una storia di quelle che scaldano il cuore è legata al motivo per cui è stato messo in mostra quel berretto. Il cappellino apparteneva al padre dell'amico di Bruce, Lance Larson. Quando il padre di Lance morì, l'amico diede a Springsteen il berretto da baseball preferito di suo papà. Il
Boss lo volle in copertina dopo aver detto all'amico che il padre avrebbe continuato a vivere sull'album.


Nel 1984, Bruce Springsteen, parlando con il magazine Rolling Stone, sulla scelta della foto di copertina disse: "Abbiamo scattato molti tipi diversi di foto e, alla fine, l'immagine del mio sedere sembrava migliore di quella della mia faccia, quindi quella è andata in copertina. Non avevo nessun messaggio segreto." Quella immagine non è una celebrazione dell'America come hanno pensato in molti, ma non rappresenta neppure una mancanza di rispetto sul suo paese, è solo uno sguardo onesto allo stato della nazione nel 1984. Poche altre copertine hanno meglio rappresentato il contenuto di un disco. Le cui canzoni parlano della vita degli americani e di come il governo abbia deluso la sua gente.
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