Guida pratica a Francesco Bianconi, nel giorno del suo compleanno

L’amore per Milano, l’ammirazione mai nascosta per De André e Gainsbourg, le avventure letterarie e una pregevole carriera musicale.
Guida pratica a Francesco Bianconi, nel giorno del suo compleanno

Francesco Bianconi deve tanto ai Baustelle, i Baustelle devono tanto a Francesco Bianconi. E fin qui niente da eccepire. E' un concetto ovviamente applicabile in egual misura anche a Rachele Bastreghi e Claudio Brasini. Trasformatosi da perfetto sconosciuto a una delle personalità più eclettiche della musica italiana e oltre, Francesco Bianconi è diventato col tempo oggetto di interesse per un nutrito gruppo di persone affascinate, o soltanto incuriosite, dalla sua visione del mondo in generale. E così il frontman dei Baustelle si è ritrovato a oscillare tra una fugace comparsata sulle pagine di "Topolino" e una chiacchierata sulle eccellenze enogastronomiche di Montepulciano, tenendosi comunque alla larga dal diventare un personaggio mainstream.  


Dei Baustelle si è detto di tutto e di più, di Francesco Bianconi un po’ meno. Per capire meglio l’uomo e l’artista si rende però necessario esaminarlo da un punto di vista più articolato, soprattutto dopo la recente uscita del suo ultimo romanzo "Atlante delle case maledette" e ancor di più nel giorno del suo quarantottesimo compleanno. Già, perché anche Bianconi ha sentito nuovamente l’esigenza di impugnare carta, penna e calamaio dopo aver dato alla luce "Forever", il disco che ha segnato il suo debutto da solista. Dopo aver letto questa guida magari non supererete l’esame di “Tuttologia applicata a Francesco Bianconi”, ma avrete buone possibilità di non farvi trovare impreparati quando vi troverete faccia a faccia con una dei suoi lavori artistici. 


Build the modern chansonnier



Nel lontano 2000 un giovane Francesco Bianconi si affacciava sul panorama della musica italiana, cantando in "Il musichiere 999" del suo desiderio di essere Gainsbourg e avere il ciuffo di De André. Cominciava così l’era dei Baustelle 1.0 – quelli ancora in divenire sotto il profilo musicale – quella in cui Bianconi svelava due delle sue più grandi fonti d’ispirazione. Citazioni colte, raffinate ed elitarie rappresentano ancora oggi il marchio di fabbrica del trio toscano, dove lo zampino del frontman si sente eccome.
Francesco Bianconi ha attinto a piene mani da musica, cinema e letteratura e non ha mai nascosto la sua profonda ammirazione verso opere e autori, anzi: ogni occasione è stata buona per omaggiare grandi personalità come Ennio Morricone ("Cinecittà"), Sergio Leone e Clint Eastwood ("Spaghetti western") ma si è spinto anche a citare personaggi televisivi di fantasia ("Colombo") e marchi di sigarette ("Reclame"). 


Anche i riferimenti dal punto di vista sonoro sono figli legittimi delle passioni di Francesco Bianconi per i poliziotteschi anni ‘70 ("Ethiopia"), il pop di Franco Battiato ("Il vangelo di Giovanni") e atmosfere horror alla Dario Argento ("Titoli di testa" nell’album "Fantasma"), che dicono molto delle "virtute e canoscenza" continuamente inseguite da Bianconi. Non ci si meraviglia, quindi, se ascoltando lui e i Baustelle è possibile scorgere forti reminiscenze della musica autoriale italiana e internazionale.
Serge Gainsbourg rimane Serge Gainsbourg e Fabrizio De André rimane Fabrizio De André ma, pur senza le grand érotisme del primo e il ciuffo del secondo, Francesco Bianconi è il prototipo perfetto del modern chansonnier citato da lui stesso due decenni fa.

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Mamma, che ne pensi di un romantico a Milano?

Milano, la grande metropoli meneghina vista dagli occhi di un giovane giornalista della provincia senese che emigra al Nord in cerca di fortuna, e magari anche di un buon impiego nel settore editoriale. Milano, capitale economica e terrà di opportunità lavorative per chi sa dove cercare, ma anche città fredda e talvolta inospitale. Milano ha ispirato, plasmato, sedotto e abbandonato, Francesco Bianconi da Abbadia di Montepulciano. 
"Un romantico a Milano" è un inno alla milanesità non solo dal punto di vista testuale e citazionistico, tra il Manzoni (Piero, quello vero) e la Madonnina, ma anche da quello urbanistico e paesaggistico: la zingara di Brera, la Scala, i bastioni di Porta Venezia, Porta Ticinese e gli iconici Navigli.

Toscano d’origine ma milanese d’adozione, Francesco Bianconi ha seguito le orme di un’eccellenza toscana come Luciano Bianciardi, omaggiato proprio nel singolo che è visto ancora oggi come una “romantica” dichiarazione d’amore verso il capoluogo lombardo.
In altre occasioni il tour in musica di Milano ha accompagnato gli ascoltatori tra i lussuosi negozi di Corso Como, muri della città usati come vespasiani a cielo aperto e la stazione centrale ("Antropophagus"), ha dato spazio alla ragazza di Lambrate che si lamenta a voce alta del suo seno da rifare e alle antenne di Segrate ("Maya colpisce ancora"). Altre città hanno fatto capolino nei testi dei Baustelle – "Piangi Roma" è un chiaro esempio – nessuna però è riuscita a far colpo su Bianconi allo stesso modo della città più europea d’Italia. 
Milano è stata anche lo scenario ideale e fertile per le sue digressioni letterarie e per altri excursus tra progetti ed eventi sul territorio a cui ha risposto sempre presente. Il capoluogo lombardo è indubbiamente una fonte di incondizionata ispirazione che ha segnato Francesco dei Baustelle, il Bianconi scrittore e il Francesco Bianconi di "Forever". 


Non credo nel cielo e nemmeno all’inferno

 

"Fantasma" è per molti il miglior album dei Baustelle – anche grazie a canzoni come "Nessuno" – e rappresenta il manifesto più lampante del rapporto odi-et-amo tra il trio toscano e la religione. Più che un totale ostracismo verso la chiesa cattolica e Dio, nel caso di Francesco Bianconi si potrebbe parlare di ateismo interessato che aleggia con fare spettrale su tutto ciò che era sacro e non lo è più ("La canzone della rivoluzione").
Bianconi ha più volte affrontato tematiche legate a spiritualità, morte e santità alla sua maniera, regalando ai posteri una versione rock di San Francesco nell’omonimo brano, esorcizzando la morte ("La morte non esiste più") e dipingendo un affresco d’attualità chiamando in causa pure uno degli apostoli ("Il vangelo di Giovanni").

I riferimenti religiosi usati dai Baustelle si sprecano – in "Baudelaire" si passa da Satana a Cristo con una facilità peccaminosa – ma l’ateismo interessato di Bianconi ha svolto un ruolo determinante nella stesura dei testi. .


Alle questioni spirituali si oppongono poi quelle carnali: il sesso e tutte le sue sfaccettature. Nei testi dei Baustelle non mancano riferimenti piuttosto espliciti, senza che questi trascendano nella sguaiatezza o infrangano le regole del buongusto. Del resto può esserci una certa poesia anche nei piaceri della carne, come dimostrato dalle due virgole di sperma sulla schiena ("Baby"), solo bocca quanto vuoi? ("Il nulla") e nel sesso orale, nel suo non eccitarla più ("Il liberismo ha i giorni contati"). Con il suo gruppo Francesco Bianconi è riuscito nel non semplice compito di far coesistere sesso orale e santità nello stesso verso, dove piaceri terreni e ultraterreni diventano quasi un tutt’uno.

 

È necessario credere, bisogna scrivere


 

Basta dare un’occhiata ai titoli e ai testi delle canzoni dei Baustelle per comprendere quanto la letteratura d’autore sia stata fonte essenziale d’ispirazione per Francesco Bianconi. Baudelaire, Foster Wallace, Edgar Allan Poe e Joseph Konrad sono stati omaggiati con citazioni argute e titoli di canzoni – vedasi le tracce "Baudelaire" e "Cuore di tenebra" – ma più in generale Bianconi ha subito anche l’influsso artistico di altri scrittori come Philip P. Dick, Cormac McCarthy e quel Michel Houellebecq che ha influenzato gli album "La moda del lento" e "La malavita". 
Non era poi affatto scontato che il musicista toscano desse sfogo alla sua vena letteraria, ma nemmeno ha sorpreso più di tanto visto l'ampio bagaglio culturale che Francesco Bianconi si trascina dietro ormai da tempo. Ingenuo e sognatore nel libro d’esordio, "Il regno animale", cinico e ombroso in "La resurrezione della carne", i suoi due romanzi hanno raccolto un buon successo da parte di critica e pubblico. "Il regno animale" si pone quasi come una biografia romanzata, sotto mentite spoglie, dei primi anni milanesi di Bianconi trascorsi a scrivere articoletti per riviste generaliste. 


Pur essendo un lavoro scritto a due mani anziché sei, l’esordio letterario di Bianconi rispecchia molto la sua attività musicale. Proprio i Baustelle, nella figura dello stesso Francesco Bianconi, vengono citati a più riprese e il frontman diventa uno dei personaggi secondari che gravitano attorno al protagonista Alberto. Nella fattispecie i due avranno modo di conoscersi e scambiare quattro chiacchiere in scioltezza. Francesco Bianconi che crea un personaggio ispirato a Francesco Bianconi che incontra poi Francesco Bianconi. Non siamo sui livelli di Christopher Nolan, ma poco ci manca. 
Il registro è diametralmente opposto invece in "La resurrezione della carne", in cui Bianconi sfrutta il personaggio di Ivan – autore di una serie televisiva di successo sugli zombi – per seguire le orme di Greg Nicotero, Lucio Fulci e George Romero. Ne è venuto fuori un romanzo differente dal precedente, meno baustelliano e per certi versi più asciutto nella prosa, in cui la Milano della serie televisiva di Ivan è popolata dagli zombi e a cui si contrappone la “Milano da mangiare” del mondo di carta dei vivi raccontato da Bianconi.


E se in "I musicisti arrivano già stanchi negli hotel. Fotodiario intimo di Baustelle in movimento" le sue didascalie incorniciano il tour di scatti senza filtro immortalati dell’amico-fotografo Gianluca Moro, in "Atlante delle case maledette" i fiumi di parole dell’artista toscano trovano un porto sicuro nelle illustrazioni uscite dalla matita di Paolo Bacilieri. E' un romanzo che ha come protagonista Dimitri, ma che ci riguarda tutti da vicino, “costretto” da un subdolo virus a fantasticare di cose presenti e case passate nell’attesa di poter vivere un futuro tutto da scrivere.
Il musicista di Montepulciano si è dimostrato anche molto attento alla letteratura autoriale italiana diventando voce narrante di "Le avventure di Pinocchio", accompagnato dalle musiche di un artista altrettanto eccellente come Enrico Gabrielli. Da cantautore a cantascrittore, ma anche poeta del male e cantastorie, il passo è stato piuttosto breve.


I wanna be Amanda Lear



Martina, Virginia, Elisa, il gruppetto di "Groupies" (Eva, Jenny, Francesca, Angela, Katia, Ines) Cristina, Amanda, Betty, Veronica, Giovanna. Queste sono solo alcune delle donne cantate dai Baustelle e da Francesco Bianconi. Nomi che nella stragrande maggioranza sono stati scelti per una certa musicalità, ma nelle donne dei Baustelle è facile riconoscere una propria amica, l’ex ragazza, una tizia, una pittrice, ma che ne so (Amanda Lear).
Puntualizzando che spesso il punto di vista di Francesco coincide con quello di Claudio e Rachele, così come i gusti e le influenze, la visione di Francesco sulla figura femminile è tanto particolare quanto interessante. Il riferimento è alle ragazzine adolescenziali con tendenze autodistruttive e inclini al suicidio, o all’icona gay per eccellenza Amanda Lear, omaggiata e idolatrata in musica e video. Nell’universo di Bianconi e dei Baustelle il gentil sesso è croce e delizia quando si parla di amori, tradimenti e sentimenti contrastanti.


Femmine sono anche le copertine degli album in cui è sempre presente una quota rosa, che sia una figura stilizzata ("La moda del lento"), una giovane ragazza armata di pistola ("La malavita"), i magnetici occhi di ghiaccio di Rachele Bastreghi ("Amen") o due donne che s’abbracciano e s’intendono (i due volumi di "L’amore e la violenza"). Poco importa se la sua ex gli ha lasciato un figlio, Foster Wallace e tre maglioni ("Basso e batteria"), per Francesco Bianconi la figura femminile sarà sempre oggetto di fascino e ispirazione; non fosse stato così Rachele Bastreghi non sarebbe mai entrata nel gruppo, i Baustelle non sarebbero mai nati e questa pseudo-guida non avrebbe avuto senso di esistere. 

 

La moda (del lento)



I Baustelle hanno costruito il loro successo anche grazie a un’estetica raffinata, sobria e mai troppo sopra le righe. Pur non raggiungendo i livelli di eleganza dell’inimitabile Rachele Bastreghi, a suo modo Francesco Bianconi ha fatto breccia nel cuore delle fan con un look tipico dell’uomo che non deve chiedere mai. Negli anni Bianconi ha sfoggiato giacche sobrie e camice sgargianti, abbinate talvolta a occhiali da intellettuale per quel tocco anni ‘60 a cui spesso si è ispirato. Imprescindibile dai suoi capelli lunghi, la barba di Bianconi ha invece attraversato varie fasi che l’hanno vista gonfiarsi in pieno stile lumberjack americano, ma anche trasformarsi in suadenti baffi. 
L’eleganza di Bianconi e compagnia cantante non è comunque passata inosservata, tanto che Gucci dapprima commissionò ai Baustelle una cover di "Eyes without a face" di Billy Idol, e poi invitò il frontman del gruppo a sfilare (insieme al protégé Lucio Corsi) per la campagna "Roman Rhapsody" della collezione Cruise 2018. Mostrandosi perfettamente a suo agio seppur vestito come un damerino multicolor d’altri tempi, Francesco Bianconi ha mostrato una certa disinvoltura sulla passerella, al pari di quella volta che diede sfoggio della sua poker face nel film "Workers - Pronti a tutto" diretto dal regista Lorenzo Vignolo, videomaker molto attivo nella sfera musicale e che in più di un’occasione ha lavorato proprio con i Baustelle.  

 

L’abisso, andata e ritorno



“C’è un tempo per attraversare il deserto da soli nella notte: questo tempo è arrivato”. Con un post sui propri canali social Francesco Bianconi annunciava il suo album solista, inizialmente previsto per la primavera ma rimandato in autunno a causa della pandemia. Apriti cielo. Canzoni contro il panico, isterismi di massa, gioia effimera che si trasforma in dolore spirituale, domande esistenziali che cedono il passo a diffusi allarmismi. “E i Baustelle?” si sono chiesti – e continuano a farlo – i fan della band toscana? Inutile girarci intorno, Francesco Bianconi sta ai Baustelle come il Vino Nobile di Montepulciano sta ai pici alle briciole. 
Ma il modern chansonnier toscano ha già camminato sulle proprie gambe prendendo parte a svariati progetti, musicali e non, in cui esula dal ruolo di leader dei Baustelle per vestire i panni dell’artista a tutto tondo: scrittore, produttore, attore, voce narrante. L’album solista non è stato un capriccio da crisi da mezz’età o un tentativo di costruirsi una carriera nuova di zecca, piuttosto si è posto nella vita di Bianconi come tappa naturale del suo percorso artistico.


"Forever" ha tutti i crismi di un ritratto musicale intimo, e che per questo potrebbe richiedere diversi ascolti prima di essere metabolizzato, ma in ogni caso resta un album personale e dunque necessario, quasi urgente. Ed è così che abbiamo messo da parte gli ultimi due dischi "oscenamente pop" dei Baustelle, abbiamo detto arrivederci alla voce graffiante di Rachele Bastreghi (che a sua volta ha debuttato come solista con "Psychodonna") e salutato i virtuosismi di Claudio Brasini, limitandoci ad ascoltare Francesco Bianconi come mamma l’ha fatto, nudo, senza però nessun pudore artistico. 
Senza i Baustelle, più dei Baustelle. E chissà se, dopo aver portato definitivamente a termine l’attraversamento in solitaria di quel deserto professionale, ci saranno nuovamente Rachele Bastreghi e Claudio Brasini ad attenderlo, quei compagni di una vita che hanno reso Francesco Bianconi l’uomo, il musicista e l’artista di oggi. Buon compleanno Francesco, altri cento di questi giorni, dischi e romanzi.

Angelo Bianco

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