Baustelle, una storia lunga venticinque anni

Viaggio negli otto album in studio della band toscana
Baustelle, una storia lunga venticinque anni

Ridi e scherza, quest'anno i Baustelle (in tedesco, 'lavori in corso') festeggiano i venticinque anni da quando si formarono in quel di Montepulciano, in provincia di Siena, nel 1996. Nel tempo qualche entra ed esci dal gruppo ma, fondamentalmente, il nucleo portante era ed è formato da Francesco Bianconi (che nella giornata di oggi compie 48 anni), Rachele Bastreghi e Claudio Brasini.

Il primo album del gruppo giunge nei negozi nell'estate del 2000, si intitola "Sussidiario illustrato della giovinezza" (leggi qui la recensione). La proposta musicale dei Baustelle incuriosisce il pubblico per la originalità delle canzoni e si merita il convinto elogio della critica musicale. Nel 2010, in occasione della ristampa per i dieci anni del loro primo disco, Francesco Bianconi dichiarò: "Già all'epoca avevamo le idee chiare, sapevamo che volevamo arrivare ad un pubblico più ampio possibile senza però scendere a compromessi. Ai primi ascolti sembrava un disco molto naif, ma in realtà gli errori che lo rendevano imperfetto, sono venuti per mancanza di mezzi. Ci sono degli errori e delle imprecisioni dovute a molte cose. Per registrare il Sussidiario abbiamo fatto una prima presa diretta in studio, abbiamo estratto le tracce di basso e batteria dalle registrazioni e poi su quelle abbiamo reinciso l'album. E' un disco molto orchestrato e se avessimo avuto i mezzi per registrarlo meglio certi errori non ci sarebbero stati, ma mi rendo conto che in un ascolto globale dell'intero album di queste imprecisioni me ne accorgo solo io".

Per la seconda raccolta di brani inediti della band toscana si devono attendere tre anni quando, nel 2003, viene pubblicato "La moda del lento" che, rispetto al disco d'esordio, vede un più largo uso dell'elettronica.

Il terzo disco, "La malavita" (leggi qui la recensione), esce per una major, la Warner, nel 2005.

L'album conosce gli onori della classifica di vendita e si aggiudica un disco d'oro. Al tempo Francesco Bianconi così ci spiegò come prese vita il disco: “Questo album è nato in maniera abbastanza naturale, noi scriviamo indipendentemente dai ritmi discografici, così siamo partiti dalla grande mole di canzoni che avevamo accumulato dopo l’uscita de "La moda del lento". Per questo disco abbiamo fatto delle classifiche personali delle canzoni che ci piacevano di più, e alla fine ci siamo accorti che quelle che avevamo scelto avevano la caratteristica di narrare la vita di un personaggio. Non voglio dire che sia un concept, ma è un lavoro con un minimo comune denominatore abbastanza casuale che ha portato ad un unico filo conduttore sonoro”.

Nel 2008 "Amen" (leggi qui la recensione) riscuote ancora più successo e vale al terzetto toscano il disco di platino per le vendite, oltre ad aggiudicarsi la Targa Tenco quale migliore album dell'anno.

Con queste parole la band raccontò a Rockol il senso del disco: “Sono canzoni abbastanza dure, pesanti, su un certo stato delle cose e sul mondo occidentale moderno. Sono brani così tombali che te li becchi tutti in faccia: amen, prenditeli così come sono. Il titolo è anche di contrasto perché in ogni canzone c’è una specie di spiraglio di luce. Dio è nominato spesso, e anche l’idea del sacro e molti simboli sono presenti nei testi in maniera involontaria. L’occhio è senza dubbio una delle iconografie di Dio più famose ma è anche un immagine che gioca molto con i temi trattati: l’occhio è la trasparenza, la purezza”.

"I mistici dell'occidente" (leggi qui la recensione), il quinto album dei Baustelle esce nel 2010. Ormai la band toscana è una realtà della musica italiana e le cospicue vendite gli valgono un altro disco d'oro. Nell'intervista in cui, nel marzo 2010 ha presentato il disco ai taccuini di Rockol, Bianconi ha raccontato dove è nata l'ispirazione per la creazione del disco: "Ho comprato il libro di Elémire Zolla 'I misitici dell'occidente', senza conoscerlo. Il tema delle canzoni del disco è stato ispirato da questo saggio e da alcuni scritti di mistici vissuti nel Medioevo che raccontavano di temi attuali e ricoducibili all'occidente moderno di oggi. Per il resto, questo nuovo disco nasce semplicemente dalla voglia di pubblicare nuove canzoni".

Per i Baustelle pare che tre anni sia l'intervallo di tempo ideale che deve trascorrere da un disco all'altro. Così nel 2013 esce "Fantasma" (leggi qui la recensione), che va a conquistare la seconda posizione della classifica di vendita già nella prima settimana di pubblicazione.

Il frontman del gruppo così ci raccontò come è nato il sesto disco dei Baustelle: “Prima di tutto è nata l’idea di fare un album con l’orchestra, poi abbiamo deciso il tema, ovvero ‘il tempo’, e poi sono arrivati la musica, l’arrangiamento e i testi. Per questo disco non c’era la voglia di fare un album che musicalmente richiamasse le colonne sonore del cinema horror. Se ci sono poi effettivamente delle cose riconducibili a quei temi è perché sono venute fuori dopo, non è stato deciso nulla a tavolino. L’unica cosa che abbiamo studiato è stata la scaletta perché è difficile farla di un disco così. E’ pensato come se fosse un ascolto guidato, una sorta di viaggio che ha un inizio e una fine. E’ stato difficile ma non poteva essere altrimenti, sono molto contento del risultato, penso che funzioni bene”.

Questa volta il nuovo disco della band capitanata da Francesco Bianconi si fa attendere quattro anni. Nel 2017, esce "L'amore e la violenza" (leggi qui la recensione). Anche questo album debutta al secondo posto della chart di vendita. Bianconi e Bastreghi interrogati su quanto l'album fosse una reazione al disco precedente questi risposero: "“Fantasma” è un disco ingombrante, lungo, molto caratterizzato, un ibrido fra cantautorato e orchestra sinfonica. Per reazione, è emersa l’anima pop dei Baustelle."

Nel 2018, a stretto giro, annunciato dal singolo "Veronica, n.2", esce "L'amore e la violenza – Vol.2" (leggi qui la recensione) che sale fino alla quarta posizione della classifica di vendita. Francesco Bianconi riassunse con queste parole la differenza tra le canzoni incluse nei due 'L'amore e la violenza': “Forse perché sono state scritte velocemente e per lo più alla chitarra, uno strumento che ti porta a scrivere canzoni più classiche. Questa volta canto in modo più spigoloso, con più tiro ritmico, ho più tigna per così dire. C’è più pancia e meno cervello, come dicono i ragazzi del pop di oggi. C’è meno pastiche letterario e forse più sincerità. C’è meno maschera”.

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