Canzoni italiane dal 2000 al 2020: "Ho amato tutto" di Tosca

Raccontiamo venti canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio
Canzoni italiane dal 2000 al 2020: "Ho amato tutto" di Tosca

"Ho amato tutto" di Tosca, da "Morabeza (Sanremo ed.)", Leave Music, 2020

Selezionata in gara un po’ a sorpresa a Sanremo 2020, Tosca ne è venuta fuori come una delle vincitrici morali. In una selezione furiosamente radiofonica, Ho amato tutto ha fatto la differenza grazie a caratteristiche che, paradossalmente, avrebbero potuto non giovarle dato il contesto: la distanza siderale dalle sonorità commercialmente più praticate; un certo sapore fuori dal tempo, in virtù di una concezione melodica novecentesca; la struttura in lieve crescendo, senza un vero e proprio ritornello (o, per dirla meglio, con un ritornello così articolato da non sembrare tale); l’umore meditativo della composizione, sgravata dalla fretta di dire tutto subito o imprimersi nella mente attraverso l’ossessività. 

Di tutti questi aspetti il merito è soprattutto del cesello raffinatissimo di Pietro Cantarelli, autore unico del brano e vincitore del premio per la miglior composizione; Tosca l’ha giustamente portato sul palco durante la premiazione ma, sciaguratamente, non gli è stato tributato neanche l’onore della menzione verbale. Per Cantarelli qualche mese dopo è arrivato un riconoscimento che rende giustizia a questa, chiamiamola così, svista: la Targa Tenco per il Miglior brano dell’anno, in un’edizione che ha visto premiata anche la stessa Tosca per il Miglior album di interprete (Morabeza, appunto, ripubblicato dopo Sanremo).

Se è vero che la composizione è un prezioso tour de force armonico, è naturalmente merito di Tosca darle vita, con un’interpretazione intima, spaziosa, interamente giocata su dinamiche flessibili come il mantice di un bandoneon: silenzio, sottovoce, poi una rincorsa di note, la voce che si raschia inseguendo il cromatismo jazz, fuga e sospensione, e di nuovo sottovoce, pianissimo, silenzio. Eleganza e controllo tecnico da fuoriclasse: materiale a cui non siamo più abituati, che ha probabilmente lasciato di stucco persino un po’ di fanatici del canto stridulo e saturato in stile talent, che effettivamente è andato piuttosto male in questa edizione.

Naturalmente perché la delicatezza dell’approccio vocale non si riduca a un semplice esercizio di stile è fondamentale che la musica vibri delle emozioni disseminate lungo il testo. Canzone d’amore in prima persona, Ho amato tutto si muove dentro la contraddizione tra la mancanza bruciante e il ritorno dell’amato/a che conforta. È una canzone di emozioni assolute e totalizzanti, con il tutto del titolo che evoca abbandono senza razionalità, di malinconie così laceranti da lasciare sospeso lo sguardo, addii inaccettabili anche se temporanei, desiderio impetuoso di rivivere un’istante.

Il soffiare e aspirare, il comprimere e diradare di cui parlavo rispetto all’interpretazione vocale trova un completo riscontro nei versi, costruiti sulla pressione dell’assenza e sul rilascio per l’amore che si riavvicina:
Con te ho riscritto l’alfabeto
Di ogni parola stanca il significato
Perfettamente inutile cercare di fermare l’onda che
Ci annega e ci lascia senza fiato
Ed è una musica che va
In un istante è primavera
Che ritorna

I versi ricorrono con generosità a similitudini evocative, pregnanti nelle immagini ma posate nello sviluppo melodico con una grazia tale che non sembrano mai gratuite:
“E come un pesce che non può più respirare
Come un palazzo intero che sta per cadere
Tu sei l’unica messa a cui io sono andata
Un treno che è partito
Sparito in mezzo al blu”.

È proprio grazie a questo linguaggio sbilanciato sul piano metaforico e disinteressato al realismo spiccio che l’assenza cantata da Tosca può assumere molteplici interpretazioni: il lutto mai placato, l’amore finito in miseria, l’amato reso distante da una routine professionale che tiene lontani (e chi vuole ci legga pure in filigrana il richiamo alla vita di teatrante, quale quella di Tosca e del compagno Massimo Venturiello è). Tutto questo resta sospeso da terra, appoggiato su una superficie ovattata, intima e personale, come se ogni verso Tosca lo sentisse, dal primo vocabolo all’ultima inclinazione della melodia. È l’artificio dell’attore-cantante di navigata esperienza, certo, ma quanto suona eccezionale in un mare di interpretazioni tutte uguali, urlate e prive di vuoti?

Complici le soffuse sfumature armoniche di colore jazz e brasiliano, ma anche un inevitabile quanto vago richiamo al memorabile soundtrack italiano del cartoon Anastasia, registrata da Tosca all’indomani del suo successo sanremese con Ron (e, ironia della sorte, in duetto con Fiorello, e non penso che Tosca se avrà a male per questo riferimento), Ho amato tutto ha suggestionato un pubblico davvero trasversale, incluse le fasce più giovani del Festival, almeno a basarsi sui commenti di generosa riconoscenza spuntati in rete.

L’ultima partecipazione sanremese di Tosca, nel 2007, fu ancora una volta una di quelle che lasciò più il segno nella sua edizione, eppure segnò anche un punto di svolta. La suggestiva ed euforica Il terzo fuochista diventò un simbolico congedo dalla “strada pop”; nella fusione tra motivi circensi para-felliniani e omaggio a Gabriella Ferri, Tosca sembrò perfettamente trasfigurata in una nuova e appassionata strada, legata al teatro e alla canzone di estrazione folk-world. Se il fuochista celebrò l’allontanamento di Tosca dal pop (ma non dai teatri, mai abbandonati), questo ritorno all’Ariston diventa una simbolica restituzione alla via maestra della canzone più melodica di tutto l’enorme bagaglio di esperienze acquisito in questi anni: l’attività per l’Officina Pasolini, il vivacissimo processo di ricerca e contaminazione con altre culture musicali, raccontato nel documentario Il suono della voce, la sua sintesi nell’ultimo Morabeza, prodotto dal grande Joe Barbieri.  Senza rinunce in termini di stile ma con colori così brillanti che da soli hanno illuminato un’edizione in fondo non troppo interessata alla canzone d’autore tradizionalmente intesa. Da Sanremo al zumpapà, dal teatro al Teatro (Ariston): un cerchio che si chiude, aprendosi di nuovo.

(di Pietro Cantarelli / (C) I Mean Music/Josephine Sas/L'andatura/Leave/The Saifam Group)

Vincenzo Rossini

 

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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