Eurovision 2021, Il trionfo dei Maneskin

La band stravince al televoto e riporta in Italia la manifestazione dopo 31 anni, non con il pop o con il bel canto, ma con il rock. Ne vedremo delle belle… il commento.
Eurovision 2021, Il trionfo dei Maneskin

“It is what it is”, dicono gli americani: l’Eurovision è uno di quegli eventi che vanno presi per quello che sono. È polarizzante, genera fanatismi e fastidio in quasi ugual misura. Viene amato e odiato per gli stessi motivi: uno spettacolo a tratti folle, sopra le righe, dove le canzoni più sono brutte più funzionano. Un luogo dove la qualità è soprattutto nella produzione, negli effetti speciali, non nella musica.
Quasi sempre.
I Maneskin hanno vinto con un brano rock e con la semplicità e la loro capacità di tenere il palco senza troppi effetti speciali.


In generale, quest'anno la percezione è stata diversa: vedere l'Eurovision è stato quasi liberatorio,  non solo perché l'abbiamo vinto. È stato il primo grande evento musicale internazionale che è sembrato normale, una boccata d’aria fresca. Ed è stato liberatorio vedere i Maneskin trionfare: per l'ennesima volta l'Italia era data per favorita, ma dopo il voto delle giurie sembrava che anche questa volta saremmi finiti secondi o terzi, di nuovo. Invece...

I Maneskin

"Non succede, ma se succede...", avevano detto in conferenza stampa il giorno prima. È successo. 
Sono arrivati da favoriti, ma con meno enfasi di Gabbani che nel 2017 venne dato per vincitore certo nelle settimane precedenti, salvo poi arrivare 5°.  Hanno vinto con una proposta inusuale: una band rock italiana, un ossimoro per il pubblico europeo. Si sono fatti valere, presentandosi in maniera impeccabile alle interviste, e tenendo il palco alla loro maniera: una messa in scena diretta ed efficace. Un voto così così dalle giurie (4°- a tratti la delusione della band, spesso inquadrata, era evidente), e un trionfo al televoto (ben 318 punti). Sono riusciti dove Gabbani, Il Volo, Mahmood hanno fallito: l'Eurovision torna in Italia non con il pop o con il bel canto, ma con il rock.

Le canzoni

"Zitti e buoni" era una delle migliori canzoni, nettamente meglio delle noiose performance francesi e svizzere, che ci hanno conteso la vittoria. 
Le altre? Come al solito, non contano davvero: alcune sembrano scritte da un generatore automatico o da un'intelligenza artificiale un po' scema (Cipro, Albania & co, che replicano Kylie Minogue, Lady Gaga o Beyoncé in salsa latina).

Nel migliore dei casi è un pop che ha un senso - se ce l’ha - per una performance iperspettacolorizzata, come l'"Adrenalina" di Senhit e Flo Rida, per citarne una a noi vicina (opera di Luca Tommassini, per anni direttore artistico di X Factor, oltre che regista e coreografo di fama).
Poi c'è qualcosa di piacevolmente folle come la discoteca della Lituania o il tecno-folk-punk dell'Ucraina. Qualche canzone-canzone è saltata fuori: i portoghesi Black Mamba, molto americani nell’approccio vintage. Gli impronunciabili islandesi, stile Pharrell. E soprattutto gli Hooverphonic, l’unico nome noto fuori dal cast di quest’anno (ricordate “Mad about you?), con un bel brano, talmente raffinato che ha preso 5 punti al televoto. Ma non si va molto oltre queste poche canzoni. 

Lo spettacolo

Dopo “Europe shine a light” - l’evento non competitivo del 2020, causa pandemia - siamo tornati alla competizione, al solito format curatissimo ed eccessivo: 26 esibizioni in poco più di un’ora, molto trash, molte pailettes. Grande enfasi sul light design e sui fuochi d’artificio, spesso con messe in scena improbabili, tra angeli incatenati (la Norvegia), repliche nordiche dei Linkin Park (Finlandia), repliche balcaniche/mediterranee di modelli anglosassoni. 
L’Eurovision pre-pandemia suonava più “falso” e forzato.

Dopo questi 15 mesi cupi è più facile prenderlo per quello che è: puro e necessario intrattenimento. Il commento di Gabriele Corsi e Cristiano Malgioglio per la Rai è funzionato solo nelle parti con la voce fuori campo, in cui spiegavano le canzoni. Decisamente più deboli se non imbarazzanti le parti in studio: come è successo in passato, spesso si finiva nel trash. Mentre si celebrava la vittoria  Malgioglio ha pure mandato a quel paese Corsi perché non lo lasciava parlare, .e alla fine si sono spogliati, come avevano promesso in caso di vittoria. Ma tutto è perdonato: abbiamo vinto, tutto il resto conta poco.

Detto questo: l'anno prossimo, l'Eurovision torna finalmente in Italia, dopo 31 anni: ne vedremo delle belle, questo è certo.

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