La musica contemporanea butta Cosmo giù

Gli artisti che si autocensurano, gli schemi criptofascisti delle canzoni pop usa e getta, ma anche Battisti e Battiato, fari che illuminano il suo cammino: il musicista racconta l'album "La terza estate dell'amore", musica politica per tempi difficili.
La musica contemporanea butta Cosmo giù
Credits: Chiara Lombardi

"In un momento come questo la cosa è non avere paura del futuro, comunque sia. E fare quelle operazioni che sono di grande coraggio, come mettere al mondo un figlio", rifletteva Lucio Dalla nel 1983 in un'intervista. Parlava di "Futura", uscita tre anni prima nell'album "Dalla", canzone d'amore con la guerra fredda sullo sfondo. Di operazioni di grande coraggio, in questi mesi di emergenza mondiale, Cosmo ne ha fatte due. Ma quell'intervista il 39enne musicista piemontese, vero nome Marco Jacopo Bianchi, dice di non averla mai letta. La prima: ha messo al mondo un figlio, appunto. Una bambina, per l'esattezza (dopo due maschietti), che ha chiamato - indovinate un po' - Linda Futura. L'altra: ha inciso un disco che celebra la voglia di socialità e di amore collettivo di questi tempi. E che al tempo stesso inneggia alla festa e all'aggregazione. Lo ha intitolato "La terza estate dell'amore" e lo ha anche fatto suonare in anteprima la scorsa settimana da casse installate fuori da due live club di Roma e Milano, il Monk e il Circolo Magnolia, trasmettendo tutto in streaming su YouTube: "Luoghi che hanno resistito al deserto in cui stiamo sprofondando", osserva lui. Esce oggi, a pochi giorni dalla nascita della bimba, senza singoli di lancio: 12 pezzi, più di un'ora di musica, che insieme suonano come un manifesto programmatico, artistico e politico. "Ho capito che in questa fase della mia carriera voglio trascinare le persone senza per forza seguire lo schemino criptofascista della canzone pop: 'Devi farla così, questa canzone'. Mi sono stufato, capito? Quella roba è una catena", spiega.

Quando l'hai maturata questa consapevolezza?
"Quando mi sono accorto che stavo rischiando di diventare vittima di quegli schemi.

Con 'L'ultima festa', nel 2016, mi ritrovai questo pezzo tra le mani e costruirlo mi piacque tantissimo: cercai di fare in modo che in ogni singolo secondo trasmettesse un'energia incontenibile e che al tempo stesso funzionasse il più possibile".



E poi?
"Quel giochino iniziò a costringermi. Mi sentivo come spinto a seguire dei binari: non mi andava più bene. È bello riuscire a esprimere una cosa interessante e originale nel solito schema strofa-ritornello. Ma non dev'essere una regola imprescindibile, per come la vedo io ora. Se all'interno di un pezzo voglio fare una divagazione musicale di due minuti, non posso dire a me stesso: 'No, non va bene'. Sarebbe terribile".

Una forma di autocensura?
"Sì. È una cosa che viene fatta in continuazione, nel pop. Le etichette, le major, non hanno nemmeno bisogno di dire ai loro artisti: 'Questo è troppo'. Sono gli stessi artisti ad autocensurarsi preventivamente per non avere problemi. Quando questa cosa ho iniziato a percepirla su di me, mi sono ribellato: sembra che ci siamo dimenticati completamente di 'Innuendo' dei Queen o di 'Come è profondo il mare' di Dalla, una canzone senza ritornello".

Però tra "L'ultima festa" e "La terza estate dell'amore" in mezzo c'è stato "Cosmotronic", nel 2018: un doppio disco con delle canzoni sul lato a e dei brani strumentali sul lato b. Che operazione fu, quella?
"Una sorta di antitesi, rispetto a 'L'ultima festa'. Pensai: 'Faccio un disco di canzoni, ma anche un disco di pezzi estremi'. Volevo lanciare un segnale, dimostrare che oltre le canzoni pop, se così vogliamo chiamarle, c'era anche qualcos'altro. Ora, per restare nella filosofia di Hegel, bisognava trovare una sintesi. È quello che ho fatto con il nuovo album: fare questi pezzi è stato come lavorare in contemporanea a due stili diversi, canzone pop e sperimentazione. Mi sono lasciato guidare da quello che succedeva nel mainstream degli Anni '90: Prodigy, Daft Punk, Chemical Brothers...".


Cose molto poco italiane.
"Però di fatto funzionarono anche qui da noi. Se venivano a suonare i Prodigy, la gente andava a sentirli. Nell'underground, nel clubbing, le strutture sono molto più dilatate: la musica è considerata un'esperienza immersiva, che richiede del tempo per permetterti di entrare e poi di uscire. Un'impostazione che non riesco a togliermi di dosso. C'è una cosa che mi fa soffrire molto del pop canonico".

Cosa?
"I cambi sono repentini, violenti, molto veloci: sai già cosa sta per cambiare e spesso indovini anche quando sta per cambiare. Io, invece, volevo che fossero i pezzi a suggerirmi come farli muovere, viaggiare".

"Antipop" è il titolo del secondo pezzo del disco, dopo l'apertura con "Dum Dum": ne è anche il manifesto?
"Doveva essere il titolo dell'album. Poi, però, ho capito che 'Antipop' era un titolo che si definiva in contrasto con qualcosa. E mi stava sulle palle, anche se riconosco di sentirmi sempre meno dentro questa cosa del pop: penso che il divertimento stia altrove, non nel cercare di accontentare determinati standard. Il sentimento che volevo far prevalere era un altro".

Quale?
"Quello di una proposta attiva, mi immaginavo un'esplosione collettiva: da qui 'La terza estate dell'amore'. I pezzi vanno oltre la durata della forma canzone pop classica".

La copertina de "La terza estate dell'amore":

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/N-HF1j7H8qVurpOFuIeSykhIIus=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/8hcn8vkh.jpeg


È in questo che quella de "La terza estate dell'amore" è "Musica illegale", per citare uno dei brani dell'album?
"Mi sono detto: 'Giù le mani'. Ho lasciato che fossero le canzoni stesse a guidarmi, facendomi fare giochi interni alla musica. Nel momento in cui faccio una canzone pop, se sento che ad un certo punto parte una roba strumentale che posso lasciare andare, la lascio andare. Mi sono sentito come un artigiano al servizio del pezzo, che dovevo aiutare a venir fuori, a svilupparsi in maniera naturale".


Non ti sei posto il problema di essere passato dalle radio?
"I miei pezzi in radio ci sono andati già. Ho fatto tour da migliaia di persone. Anche come guadagni posso dire di ritenermi molto soddisfatto".

C'è un successo ancora più grosso, a livello di numeri, che passa per i palazzetti: non ti attrae?
"Io sono già soddisfatto così. Ci metterei la firma a rimanere a questo livello. Anche se scendo un po' va bene, perché in fondo, quando sperimenti, il rischio che corri è quello di perdere pubblico. Ma quel pubblico che è interessato solo alla musica usa e getta, che non conosce un pezzo se non viene passato in radio, a me non interessa più: se lo intercetto e gli piace quello che faccio va bene, ma non è il referente per il quale faccio determinate scelte piuttosto che altre".

Hai citato Hegel, che era anche il titolo di uno degli album bianchi di Battisti (l'ultimo, peraltro), quelli frutto della collaborazione con Pasquale Panella: sono stati un riferimento per te, per questo disco?
"Sì. Dimostrò che di quel successo, molto più gigantesco di quello che ho conquistato io in questi anni, non gliene fregava assolutamente niente. Con Panella sperimentò in maniera pesante. Grazie a lui ho capito che questo tipo di percorso è possibile. In un passaggio di 'Fresca', quando dico 'torniamo a caso', mi è venuto in mente proprio Panella".
https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/pLtx6GXxBXNDatYaDOaNggbfcsU=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/h0nq8jgw.jpeg


Chi percepisci come un tuo simile, tra i colleghi?
"Iosonouncane, con tutte le differenze del caso. Con lui condivido un certo background culturale. Ci conosciamo da tempo, mi piace quello che fa. Sta scavando in terreni molto più profondi dei miei, sperimentando in maniera radicale".

E tu, invece?
"Cerco una sorta di delirio dionisiaco collettivo".
https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/NMsBi-OQJ0GGNJlRUcMPi__IwEw=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/m4i2cedg.jpeg


Hai l'ambizione, che è anche un po' presunzione, di ridefinire i canoni del pop?
"Sarebbe lo scenario migliore. Ma non ho molta fiducia che il mio messaggio sia recepito dai colleghi. Chi fa buoni numeri non credo sia intenzionato e interessato a sperimentare: continuerò a fare quello che ha sempre fatto. Punto sui ragazzini più giovani, che sono puri e senza sovrastrutture. Mi piacerebbe aprire la strada a cose più sfacciate, spregiudicate. Generic Animal ha le carte in regola. Come lui anche Venerus. Vorrei che si tornasse ad uno spirito più fricchettone e libero nella composizione".

Ossia?
"Sono legato al pensiero del post-punk. Non importa se suoni la chitarra male, se è scodata e se la produzione è un po' storta: secondo me si tratta solo di tirare fuori un pezzo con i controcoglioni, con uno slogan importante, prorompente. Siamo arrivati a standard di canzoni che durano due minuti e mezzo. Mi viene l'ansia. Io, con la musica, ho voglia di viaggiare. Di tutte le cose che stanno uscendo in questo periodo resterà solo chi sta davvero rompendo gli argini. Tipo me ( ride ). I trapper? Ora fanno numeroni, ma molti di loro scompariranno: una carriera musicale è una maratona, non i 100 metri".

Da Battisti a Battiato: cosa ti ha lasciato la sua musica?
"Incarna esattamente ciò di cui si è parlato finora: un artista che ha fatto del grandissimo pop, ma a modo suo. Con idee bizzarre che nessuno aveva mai proposto prima. Si è ficcato nell'immaginario collettivo. Una delle prime cose che ho fatto come Cosmo fu una cover di 'Gesualdo da Venosa'".


Hai già in mente cosa arriverà dopo "La terza estate dell'amore"?
"Vorrei portare ancora di più alla deriva il mio stile".

"Lontano dalle leggi degli uomini, senza mappe né padroni", come canti in "Vele al vento", alla fine del disco?
"Già. Sto lavorando su me stesso per liberarmi da automatismi, logiche e schemi di pensiero che ho in qualche modo assorbito in questi anni. Voglio deformare la logica strofa-ritornello. Però allo stesso tempo desidero essere compreso. Forse, in questo, sono un po' democristiano".
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.