Nasce ArDisc, ed è una bella notizia. Ma se non ci fossero i privati appassionati?

A fronte del disinteresse pressoché totale delle istituzioni e dello Stato
Nasce ArDisc, ed è una bella notizia. Ma se non ci fossero i privati appassionati?

Un'era geologica fa, quando lavoravo in discografia, a cavallo fra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, ogni produttore di dischi era tenuto ad inviare gratuitamente un numero fisso di copie sia alla discoteca della RAI sia alla Discoteca di Stato. Parlo di una decina, se non di più, di esemplari di ogni singolo disco prodotto, sia a 45 sia a 33 giri (ma la norma valeva già dai tempi dei 78 giri).


La mia fantasia da archivista favoleggiava su locali e locali ordinatamente riempiti di dischi accuratamente catalogati, a conservare e tramandare un patrimonio musicale gigantesco.
Poi mi sono giunte, da amici e colleghi residenti nella Capitale, notizie sconfortanti sia sulla catalogazione sia sulla conservazione di quel patrimonio; mi si diceva che buona parte del materiale che giungeva copioso alle due istituzioni venisse allegramente deviato verso amici e amici degli amici, e che, insomma, l'ipotesi di completezza archivistica che avevo vagheggiato era ben lontana dalla realtà.


Qualche anno fa, una dozzina circa, mi sono messo in testa di dedicare un po' di tempo e di pensieri a un progetto ambizioso e faticoso: quello di realizzare un archivio digitale della canzone italiana, che volevo chiamare ArCa - Archivio della Canzone.

E ho coinvolto nella mia idea alcuni impallinati (sia detto con affetto) come me, perché un'impresa del genere poteva essere realizzata solo da un gruppo di appassionati. Ci siamo incontrati, ne abbiamo parlato, mi ero messo in contatto anche con SCF Italia per chiedere la possibilità di far ascoltare dal sito le canzoni lì archiviate a fronte di una piccola "iscrizione" ad ArCa. Poi, un po' le difficoltà di mettere tutti d'accordo sulle modalità di realizzazione del sito, un po' la consapevolezza che ognuno avrebbe dovuto dedicare molto, ma molto tempo (e gratuitamente) alla realizzazione del progetto, e un po' la nascita di mio figlio, che mi ha - come si dice di solito - cambiato le priorità, il progetto ArCa è rimasto un wishful thinking, una di quelle cose alle quali ti riprometti di darti anima e corpo quando avrai smesso di lavorare (cosa che, con i tempi che corrono e senza una prospettiva di pensione, temo non mi succederà mai).

A febbraio del 2018, l'allora (e di nuovo oggi) ministro dei beni e delle attività culturali ha annunciato in pompa magna la nascita di un sito, www.

canzoneitaliana.it, che nelle magniloquenti dichiarazioni sarebbe dovuto diventare "una sorta di archivio centrale dello Stato, che durerà nel tempo. Un lavoro enorme, molto importante anche per l'immagine dell'Italia nel mondo". Per ragioni note solo a lui, il ministro coinvolse nel progetto Spotify - che con la canzone italiana, mi pare, ha poco a che spartire - nell'intento che ogni canzone catalogata la si potesse ascoltare. Ma a che serve, dal punto di vista storico, culturale, informativo, ascoltare un frammento di canzone di trenta secondi - come avviene ora? A parte ciò, e con tutto il rispetto per chi - almeno così è scritto sul sito - sta lavorandoci (cito l'amico Luciano Ceri e Paolo Prato), www.canzoneitaliana.it è un sito piuttosto inutile, tragicamente incompleto (per dire: di Mogol risultano 34 canzoni, delle migliaia che ha scritto), e drammaticamente sconosciuto ai più, tanto che non viene nemmeno rilevato da Similarweb ("traffico insufficiente" - e sono passati quattro anni!).
Insomma, un'altra delle iniziative autopromozionali lanciate con squilli di tromba e destinate a spegnersi nell'indifferenza generale (quando non nello scherno generale, tipo VeryBello).


Siccome non ho alcuna speranza che www.canzoneitaliana.it possa diventare quello che secondo me dovrebbe essere, saluto con grande entusiasmo un'iniziativa privata, che si deve al generoso impegno di Michele Neri e di alcuni suoi ottimi collaboratori: si chiama ArDisc (si pronuncia come Hardisk, ma sta per Archivio Discografico) e, nelle premesse, assomiglia abbastanza al mio progetto di tanti anni fa.


Lascio la parola a Michele Neri per raccontarlo:

La prima idea di realizzare un database che raccogliesse tutti i dati dei dischi italiani risale alla fine del 1987. Sono quindi passati 34 anni. Anni di speranze e delusioni, fino agli incontri giusti che sono stati determinanti per la realizzazione di quello che da subito è stato un sogno. E quando un sogno si realizza si è felici e orgogliosi di mostrarlo in pubblico, nonostante la strada da fare sia immensamente di più di quella percorsa.
Gli incontri, si diceva: quello con un programmatore abilissimo, Daniele Lagatta, che ha saputo tradurre in realtà quelle che erano mie suggestioni, sicuramente dettagliate da anni di tentativi ma pur sempre prive di esperienza tecnica. Il database ora gira pressoché perfettamente, proprio come lo volevo io. Poi c’è la cantautrice e produttrice Chiara Raggi: ha preso per mano il progetto e lo ha trasformato in qualcosa di più bello di quanto io immaginassi e, con la complicità di Francesco Mussoni e Veronica Cestari, il database è diventato un sito molto più ricco e “colorato”. Per me è stato un sogno nel sogno.
Certo l’archivio rimane il cuore del progetto: un database dove cercare con grande semplicità tutti i dati – quelli inseriti ovviamente – riguardanti i dischi della nostra musica. Queste sono le possibilità di ricerca immediate: Interpreti, Musicisti, Produttori, Arrangiatori, Tecnici del suono, fotografi e grafici, studi di registrazione, etichette, nazioni di stampa. Poi c’è una ricerca per categorie (tutti i dischi del 1970 oppure i dischi in dialetto o ancora di cantautrici, e così via. Attualmente le categorie sono 142. Infine c’è la ricerca per dischi completi di recensione (anche recuperata dal passato) e per recensore.
Entrando in queste viste, ci sarà l’elenco di tutti i nomi presenti per ciascun ruolo e per ciascuno si accederà all’elenco dei dischi in cui è presente. Per i musicisti, ma anche per i produttori e arrangiatori e tecnici, nella scheda di ciascun disco viene specificato che strumento suona e in che canzone, che tipo di produzione ha fatto o di arrangiamento e ancora se ha curato le registrazioni, i missaggi o la masterizzazione e/o il transfer.
Ovviamente proprio la ricerca di questa precisione nei dati fa sì che il popolamento del DB sia abbastanza lento: ma è una scelta precisa. La speranza è di fare altri incontri determinanti come quelli raccontati sopra, appassionati ed esperti che vogliano contribuire, sposando l’accuratezza degli inserimenti alla ricchezza di questo progetto che può davvero diventare sempre più utile e bello.
Parallelo all’archivio c’è il sito con otto rubriche e un disco della settimana. Le rubriche hanno il titolo di una canzone e spesso questo titolo illustra bene il contenuto: "La prima cosa bella", ovvero gli esordi dei nostri cantanti e complessi; "Sì, viaggiare": le avventure/disavventure dei nostri dischi all’estero; "Cercami", cioè l’analisi di un disco molto raro, costoso e ricercato; e "Bonus Track", cioè il rapporto delle grandi star internazionali con la nostra musica: dalle timide incisioni in italiano alle cover più o meno misteriose.
Anche se il traguardo di essere online è già di per se un avvenimento emozionante e grandioso, sono perfettamente conscio che è una partenza per un cammino molto lungo, anzi infinito; però ogni volta – ogni sera – che vedo modificarsi nella home page, l’elenco degli ultimi dieci dischi inseriti, mi emoziono e so che io, Chiara, Daniele, Francesco e gli altri, stiamo facendo una cosa bella e che la strada è quella giusta.
Riporto i crediti completi perché davvero è un lavoro di squadra cui tengo davvero molto, sono tra le persone più belle che abbia incontrato negli ultimi tempi e questa è forse la cosa più bella di tutta questa storia.
Progetto di Michele Neri
Direzione artistica: Michele Neri e Chiara Raggi
Programmazione: Daniele Lagatta
Realizzazione: Musica di Seta
– Veronica Cestari: content creator
– Francesco Mussoni: web designer e creatore logo ArDisc
– Chiara Raggi: supervisione
Ufficio Stampa: Chiara Giorgi
Redazione: Andrea Direnzo, Michela Moramarco, Giulia Pratelli

 

Questo è dunque (e speriamo cresca bene) ArDisc. C'è più di quello che ci avrei messo io (che sognavo solo un database "totale" di soli dati e informazioni); ma capisco la necessità di "invitare alla visita" con testi, rubriche e recensioni.


Il punto, però, è questo: Michele e il suo gruppo sono molto appassionati, ma lavorano gratis. Il primo suggerimento che mi sento di offrire loro è di seguire l’esempio di Discogs: diventare, anche, un sito di compravendita di dischi da collezione, che percepisca una percentuale su ogni mediazione (e di soldi ne serviranno, per mantenere vivo e vitale ArDisc). Il secondo è di parlare con SIAE per poter pubblicare, dietro autorizzazione, i testi delle canzoni (sì, lo so che ci sono tanti siti che già lo fanno, e molti senza autorizzazione; ma ci sarebbe bisogno di un sito "ufficiale", con i testi delle canzoni così come sono depositati editorialmente e verificati, e ArDisc potrebbe esserlo).


Il terzo suggerimento è del tutto campato in aria, sapendo come vanno le cose: e sarebbe quello di parlare con il citato Ministro per farsi finanziare l'attività (ma il Ministro ha già buttato via denaro - nostro - in www.canzoneitaliana.it).
In un mondo non dico perfetto, ma appena migliore, il sostegno economico a un archivio storico della discografia italiana dovrebbe arrivare dalle associazioni dei discografici e - per esempio - da TIM Music, azienda italiana che dovrebbe essere interessata alla conservazione della cultura italiana, e che con una frazione dei soldi che spende per essere sponsor del Festival di Sanremo e di Amici potrebbe sostenere ArDisc per vent'anni.


Intanto, buon lavoro a Michele Neri: a lui auguro - e lo spero davvero - che ArDisc abbia le gambe per camminare a lungo.

Franco Zanetti

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