Franco Battiato: un affettuoso e rispettoso "buon viaggio"

Al termine di una giornata molto particolare
Franco Battiato: un affettuoso e rispettoso "buon viaggio"

"Franco ci ha appena lasciati".


Erano passate da due minuti le sei di questa mattina, martedì, quando il telefono mi ha annunciato la notizia che sapevo prima o poi sarebbe arrivata.
Il mio primo pensiero è stato: "Finalmente Franco è libero".


Ho sperato più volte, negli ultimi due anni, che Franco Battiato non fosse del tutto consapevole della sua condizione - e quindi non ne soffrisse troppo. Mi sono arrabbiato con tutti quelli che cercavano di farci credere che stesse bene, anzi meglio - e non era vero - e che, addirittura, avesse ricominciato a scrivere canzoni (certi comunicati stampa volutamente ambigui). Mi sono vergognato per gli "amici" che postavano foto con lui sui social - a volta, vedi caso, proprio nei giorni in cui stavano per pubblicare dei loro dischi. Gli ho mandato, solo nel pensiero, un augurio per il suo compleanno, lo scorso 23 marzo.
E stamattina - prima del dolore, prima della tristezza - è arrivato il sollievo.

Chi fa il mio mestiere cerca sempre di arrivare prima degli altri a dare una notizia. Ma questa volta - pur essendo assolutamente certo della veridicità dell'accaduto - ho aspettato un'ora e mezza. Questa volta non volevo essere il primo, non a spese di Franco. E ho informato solo le due persone amiche che desideravo apprendessero la notizia da me, e non da un giornale o dalla radio o dalla TV o da un social qualsiasi.
Poi, da quando abbiamo pubblicato, alle 7.

50, il primo dei tanti articoli oggi dedicati da Rockol a Battiato, mi sono fatto distrarre dalle urgenze, dall'accavallarsi delle incombenze, dal lavoro, e dalle tante telefonate. .
Adesso, mentre scrivo, ed è quasi sera, posso riflettere un po'. 

Ma il pensiero predominante è sempre lo stesso, il primo di stamattina:
"Finalmente Franco è libero".


Ci sarà tempo nei prossimi giorni per assorbire la botta, e magari anche per lasciarsi andare al rimpianto e alle malinconie. Ci sarà tempo per riascoltare i dischi, per rileggere i libri, per rievocare gli incontri - "Maestro Zanetti!" mi salutava con finta deferenza, per prendermi in giro. 
Oggi siamo stati sommersi da celebrazioni, rievocazioni, rivendicazioni di amicizia o almeno di familiarità, da "coccodrilli" - come si dice in gergo giornalistico dei necrologi precotti. Non volevo unirmi a questo coro, a tratti francamente imbarazzante per quanto è stato agiografico.

Mentre fuori imbrunisce, mando a Franco un affettuoso, e rispettoso, "buon viaggio".

Franco Zanetti

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