Enrico Ruggeri: "In Rai non sono stato più voluto. Fedez? Ha teso una trappola mediatica"

Il cantautore dice di essere stato allontanato per questioni politiche. E commenta il "caso Fedez" al Primo Maggio e anche le polemiche su Pio e Amedeo: "Ora non si può più far ridere...".
Enrico Ruggeri: "In Rai non sono stato più voluto. Fedez? Ha teso una trappola mediatica"

Più volte sui social in questi ultimi mesi Enrico Ruggeri ha lasciato intendere di non essere gradito a viale Mazzini, nonostante il discreto successo di "Una storia da cantare", lo show di prima serata su Rai1 dedicato alla storia della canzone italiana e ai suoi protagonisti andato in onda tra il 2019 e il 2020 (media di 3,6 milioni di telespettatori e del 18,82% di share per la prima edizione e di 2,9 milioni di telespettatori e del 14,4% di share per la seconda). Ora il cantautore si toglie qualche sassolino dalla scarpa e in un'intervista concessa al quotidiano "Libero" in occasione della sua partecipazione alla "Partita del cuore", per la prima volta in onda su Canale 5 e non in Rai, in programma il 25 maggio, dice:

"[In Rai] non sono stato più voluto perché ero il manifesto di una cosa perfettamente riuscita appartenente alla gestione precedente di RaiUno, quella in odore di Salvini, e non allineata con la nuova gestione, più vicina al Pd. Io ho fatto qualità e quantità, ottenendo il 50% in più degli ascolti fatti da altri programmi analoghi, che spendono tuttavia il quintuplo. Ma la Rai, si sa, non premia le cose che vanno bene, segue altre dinamiche".

Enrico Ruggeri ha detto la sua anche sul "caso Fedez" al Concerto del Primo Maggio 2021:

"Credo che la Rai sia caduta in una trappola mediatica tesa da Fedez".

La voce di "Mistero", infine, sulle polemiche che hanno coinvolto Pio e Amedeo per il loro monologo contro il "politically correct" a "Felicissima sera", lo show del duo trasmesso su Canale 5, ha commentato:

"In questo momento non c'è più il senso dell'ironia, e l'ironia è cinica e scorretta da sempre. Certo, fino a che non è appurato che un gay, un nero, un ebreo, un ciccione non vanno discriminati, è pericoloso scherzarci su. Però è anche vero che ora non si può più far ridere. Da 'calciatore' direi: diamo un calcio contro il politicamente corretto".

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