Margherita Vicario: “Beyoncé è anche meglio di Gesù”. L’intervista.

Esce oggi “Bingo", il nuovo album della cantautrice, fra provocazioni, flow e ritmo: “Non sono una rapper, ma amo il rap. Non quello di plastica che chiama le ragazze ‘cagne’ senza motivo”.
Margherita Vicario: “Beyoncé è anche meglio di Gesù”. L’intervista.
Credits: Mattia Guolo

Intervistare Margherita Vicario è interessante quanto spassoso. Perché nelle sue risposte ci sono l’ironia, la verità e l’energia della performance teatrale che non solo caratterizzano la sua persona, ma anche la sua musica. Un mix in cui perdersi, trovando diversi livelli di interpretazione. I tuoi punti di riferimento? “Amo Beyoncé, è anche meglio di Gesù. No, dai qui scherzo”. Come vorresti ti vedessero gli altri? “Amo la spontaneità come ci insegna la maestra Chiara Ferragni”. Se ti puntassero una pistola alla testa e ti chiedessero di scegliere fra teatro e musica, cosa risponderesti? Le ha domandato un giornalista. “Guarda, a me nessuno riesce a puntare una pistola alla testa. Stai pure tranquillo”. Risposta da queen.

Oggi esce “Bingo”, un disco dove si alternano frasi come “Per cinquemila milioni mi tatuo Giorgia Meloni. Faccio un bel family day, ma senza preti e massoni” a “Io il senso di colpa ancora non ce l’ho. Quindi vafammuoc’, dove non lo so”. Scritto tra Roma e Torino dalla stessa cantautrice e attrice, “Bingo” vede alla produzione dell’intero progetto ancora una volta Davide ‘Dade’ Pavanello. “Sì, lui è un padre, mi ha permesso di passare da essere una cantautrice chitarra e voce a un’artista più completa, che fa molto altro, il primo passo è stata la pubblicazione di ‘Abauè (Morte di un Trap Boy)’ – dice Vicario – mi ha sempre riconosciuto un’anima hip hop. La chitarra me l’ha fatta lanciare via dalla finestra. Mi ha detto: ‘tu parli e canti veloce, affronti temi importanti. Sei una rapper’. Io non mi sento una rapper in realtà. Nel disco, infatti, ci sono anche pezzi molto più classici come ‘Come noi’, con pianoforte e archi. Bello fare rime e incastri, ma per fare musica occorre anche saper cantare”.

Il disco riassume il percorso della cantautrice, all’interno si possono trovare brani già noti come “Mandela” e “Giubbottino”, oltre ad altri completamente nuovi. “Il bingo è un luogo multiculturale - prosegue - mi piace pensare che persone di luoghi e tradizioni completamente diverse si ritrovino in uno stesso posto. Al bingo puoi trovare tante storie, anche tragiche. L’album ha alle spalle un lavoro di due anni. Sono passata dal cantare storie personali e amori da ventenni, come succedeva nel 2014, a trattare anche temi più forti, sociali, esterni alla mia persona. Non è un processo studiato a tavolino, è arrivato spontaneamente”.

E quali sono, nel concreto, questi temi? “Mi sono accorta che nell’album ricorre spesso il desiderio di progresso e liberazione, non so se chiamarlo femminismo – sottolinea Vicario – affronto le istituzioni secolari come la chiesa che con i suoi dogmi condiziona le nostre vite e i riflessi che tutto questo può avere anche sulle donne. Non ho mai sopportato l’ingerenza morale. In ‘Troppi preti troppe suore’ faccio cantare un coro di bambini di Battipaglia, la voce dell’innocenza, che rifiuta il senso di colpa secolare delle madri e determinati schemi culturali. Questi temi riguardano tutti. In Italia ci sono ragazzine che a 16 anni devono fare il giro delle farmacie per trovare la pillola del giorno dopo…”.  

I feat sono con Elodie, Speranza e Izi. Lo scorso autunno la cantautrice fece delle storie Instagram stigmatizzando i contenuti di alcune canzoni di Emis Killa e Jake La Furia, tratte dall’album “17”. “I rapper per me sono gli eredi dei poeti – confida – so ben distinguere però quando c’è davvero la necessità di raccontare qualche cosa di crudo rispetto a chi si atteggia con dinamiche di importazione, come lo sfoggio di macchine e collane, dando delle ‘cagne’ alle donne. Anche Massimo Pericolo lo fa, ma sotto quelle parole sento della sofferenza, della verità, non vedo plastica. La plastica inquina. So riconoscere quando un artista, al di là del genere, è sincero. Elodie lo è (il brano ‘XY’ è stato scritto anche con Davide Petrella, ndr), Izi ha un cervello sempre in movimento, Speranza quando canta ti fa venire voglia di vivere”. I punti di riferimento sono diversi. “Quando mi sono vista per la prima volta in studio con Dade parlammo di Macklemore – conclude – è melodico, ma anche diretto. Ho ascoltato tantissimo anche Fiona Apple. In questo disco quello che volevo fare l’ho fatto, credo di aver creato davvero il primo passo per la costruzione del mio mondo”.

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