UK, editori e discografici litigano sulla spartizione della torta digitale

UK, editori e discografici litigano sulla spartizione della torta digitale
Un tipico conflitto d’interessi connaturato all’industria musicale, quello che vede autori ed editori litigare periodicamente con i discografici per il denaro dovuto in cambio dei diritti di sfruttamento commerciale delle loro canzoni, sta raggiungendo livelli di guardia in uno dei mercati più importanti del mondo, il Regno Unito, complice la posta in gioco legata allo sviluppo futuro della musica digitale.
Ad alzare il livello dello scontro è il combattivo capo della società degli autori MCPS-PRS, Adam Singer, fortemente critico nei confronti dei discografici connazionali che sulla vertenza hanno invocato l’intervento del tribunale del copyright. “Se il patriottismo è l’ultima spiaggia degli imbroglioni, il tribunale lo è per i pigri di intelletto”, ha detto provocatoriamente il rappresentante degli autori e editori, scagliandosi anche contro le azioni giudiziarie che hanno per bersaglio i consumatori. “Quando è la paura a governare”, ha aggiunto, “c’è sempre qualcosa che stride. Nel ‘600 superstizione e paura ci hanno spinti alla caccia alle streghe, sarà interessante vedere tra 50 anni se perseguire in giudizio dei quattordicenni colpevoli di downloading illegale è stato un passo necessario per tutelare il valore dell’industria o piuttosto la manifestazione di timori che sfociano nella ricerca di nuove streghe da bruciare”.
Singer ha anche respinto le tesi di chi accusa gli editori (inglesi, ma non solo) di avere raddoppiato le loro richieste di royalty sulle vendite di musica digitale. “Vi sembra che chiedere sei pence (0,09 euro) a canzone su un album che costa 8 sterline (11,8 euro di listino) sia irragionevole? Le nostre controparti fanno professione di povertà, ma intanto la loro capitalizzazione sul pubblico mercato vale 250 miliardi di dollari, una cifra rispetto alla quale noi (editori) sembriamo dei poveracci”.
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