Le tre cose che Alice Cooper promette ai suoi musicisti

Il Re dell’horror rock è molto chiaro con i suoi collaboratori: ‘Chi suona con me sappia che…’
Le tre cose che Alice Cooper promette ai suoi musicisti

Sulle scene dai primissimi anni Settanta - il suo primo album, “Pretties for You”, risale addirittura al 1969 - Alice Cooper di musicisti di grande valore ne ha conosciuti parecchi, nel corso della sua carriera: tra i tanti che si sono alternati, dal 1974 in poi, alla sua corte, figurano infatti nomi come quelli di Tony Levin (bassista conosciuto per i propri lavori con Peter Gabriel e King Crimson), Jim Gordon (già batterista per i Derek and the Dominos), i virtuosi delle sei corde Joe Satriani e Steve Vai, Phil X (che nel 2016 sarebbe finito a rimpiazzare Richie Sambora nei Bon Jovi), Tommy Clufetos (poi cooptato dai Black Sabbath per i propri ultimi due tour) e - ultimo ma non meno importante - Stef Burns, dal 1995 fidatissimo chitarrista di Vasco Rossi. Per permettersi un parco collaboratori di tale livello - e per così tanto tempo - il frontman e performer di Detroit non ha potuto fare a meno di tenere una condotta più che specchiata nei confronti degli artisti coi quali ha diviso i palchi in occasione delle innumerevoli tournée mondiali.

A spiegarlo è stato lo stesso Vincent Damon Furnier - questo il nome all’anagrafe dell’artista - nel corso di una recente puntata del podcast di Sydney Taylor Metal From the Inside. “Lo dico sempre alla mia band: posso garantirvi tre cose”, ha spiegato lui: “La prima: verrete pagati. La seconda: vedrete il mondo. La terza: vi metteranno dei punti di sutura. Tutti nella mia band ne hanno avuti”.

La procedura medica paventata da Cooper non sarebbe altro che una conseguenza diretta, a suo dire, dell’”ambiente di lavoro”, più precisamente della macchina scenica che caratterizza il suo palco: “Ho un po’ di tutto sul palco. Coltelli a serramanico, spade, roba del genere. E in concerto vado un po’ a ruota libera”, ha precisato, “Non sto sempre a guardare dove sono tutti. Ogni tanto passo un po’ troppo vicino agli altri e qualcuno si fa male. Perché quello che uso nei live non sono spade di gomma”.

“Quando si lavoro a un mio show è meglio avere la situazione sotto controllo”, ha concluso Cooper scherzando: “Conviene essere al posto giusto nel momento giusto, a meno che non si voglia essere uccisi”.

Non che lo stesso frontman sia mai rimasto indenne da infortuni con corpi contundenti: tre anni fa l’artista, durante un’intervista all’emittente radiofonica digitale SiriusXM, racconto di essersi ferito a una gamba con una spada - assolutamente reale - un tempo appartenuta alla star di Hollywood Errol Flynn. Mentre, per sua fortuna, non si sono mai segnalati incidenti con la ghigliottina che da anni caratterizza i suoi show da headliner:

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