Paul Weller spiega perché suonare da sobri è meglio

L’ex leader dei Jam parla di come l’addio agli eccessi abbia influito - positivamente - sul suo lavoro: ‘Si è più consapevoli, e si ottiene di più dalla musica’
Paul Weller spiega perché suonare da sobri è meglio

Prossimo alla pubblicazione di una nuova fatica in studio - “Fat Pop (Volume 1)”, attesa nei negozi e online per il prossimo 14 maggio - Paul Weller ha concesso un’intervista alla testata britannica The Guardian: tra gli altri argomenti affrontati, il già leader di Jam e Style Council ha affrontato anche quello della sobrietà, conquistata dallo stesso artista dopo anni di abusi all’inizio del passato decennio.

“Quando si diventa sobri si scrivono testi più profondi e più ricchi di sfumature, e canzoni musicalmente diverse”, ha raccontato Weller: “E’ una cosa che fa completamente cambiare la prospettiva di vita: è come qualcuno che cerca di lasciarsi alle spalle le sbronze ma lotta per non ricascarci dopo qualche giorno. Da quando sono sobrio, e sono undici anni nel 2021, la musica mi dà di più. Non solo la mia: dico proprio tutta la musica. Mi dice molto di più, la sento più diretta, sia al mio cuore che al mio cervello. Anche suonare è meglio. Suonare da sobri è diverso, perché si diventa più consapevoli. Si è più sul pezzo, e questo cambia tutto”.

“E’ per questo che ho smesso”, ha proseguito l’artista: “Ho smesso perché sapevo di doverlo fare. Se non l’avessi fatto, avrei perso mia moglie. Non ho smesso per vanità, perché bere è una cosa più grande della vanità. Oggi, quando ripenso al periodo che ho passato prima di smettere, penso: ‘Cristo, in che stato ero’. Sembravo più vecchio, un po’ gonfio, paonazzo: era sbagliato”.

“Vi direi che andare dagli alcolisti anonimi, perché sono brava gente”, ha consigliato Weller a chi si sta trovando a combattere una dipendenza dalla bottiglia: “Ci sarei andato anch’io se ne avessi avuto bisogno. Una cosa del genere non è il tipo di roba che si può fare da soli, e non c’è niente da vergognarsi in questo. Mi è capitato solo poche altre volte di tornare a bere, perché mi sono arrabbiato. Allora ho chiamato il mio amico Johnny Harris [attore che ha curato la regia del video di Weller per “Gravity”] e lui mi ha spiegato come funziona in questi casi. Lui e Steve Cradock [chitarrista di Weller, già in Ocean Color Scene e Specials] sono gli amici con cui parlo di queste cose. Anche Steve ha smesso di bere”.

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