Francesco De Gregori, "Titanic" ha 39 anni. La storia di "I muscoli del capitano"

Canzone per canzone, rileggiamo l'album del 1982
Francesco De Gregori, "Titanic" ha 39 anni. La storia di "I muscoli del capitano"

Lo hanno ribattezzato "il Titanic dei poveri".

Il 4 agosto 1906 la nave Sirio, piena di emigranti partiti da Genova e destinati in Argentina, si inabissa davanti a Cartagena, al largo della Colombia. Cinquecento italiani muoiono annegati. Al naufragio viene dedicata la canzone popolare "Il tragico naufragio della nave Sirio", cantata dallo stesso De Gregori con Giovanna Marini in "Il fischio del vapore". Terzo atto quasi recitato del Titanic (il quarto e ultimo è "Tutti salvi" inserito nel successivo "Scacchi e tarocchi"). Dietro l'immagine romantica e perfino epica del capitano che “non tiene mai paura, dritto sul cassero fuma la pipa in questa alba fresca e scura che rassomiglia un po' alla vita” si staglia grottesca la sagoma della nuova tecnologia, la velocità esaltata dal futurismo, movimento destinato letteralmente al naufragio: “Questa nave fa duemila nodi in mezzo ai ghiacci tropicali ed ha un motore di un milione di cavalli che al posto degli zoccoli hanno le ali”.

Nel Manifesto del Futurismo del 1909 (tre anni dopo la tragedia Sirio) Marinetti si bea delle nuove potenze tecnologiche a qualunque costo: "Un immenso orgoglio gonfiava i nostri petti, poiché ci sentivamo soli, in quell'ora, a esser desti e ritti, come fari superbi o come sentinelle avanzate, di fronte all'esercito delle stelle nemiche, occhieggianti dai loro celesti accampamenti. Soli coi fuochisti che s'agitano davanti ai forni infernali delle grandi navi, soli coi neri fantasmi che frugano nelle panche arroventate delle locomotive lanciate a pazza corsa, soli cogli ubriachi annaspanti, con un incerto batter d'ali, lungo i muri della città".

De Gregori prova a parlare lo stesso linguaggio arrogante: “La nave è fulmine, torpedine, miccia, scintillante bellezza, fosforo e fantasia, molecole d'acciaio, pistone, rabbia, guerra lampo e poesia”. Per una conclusione tragica e beffarda: “Il capitano disse al mozzo di bordo: giovanotto io non vedo niente, c'è solo un po' di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente”. Quel futuro «tranquillo» ci parla di naufragio, di guerre e di morte.


Questo testo è tratto da "Tutto De Gregori" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s. 

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