Janis & l'amico immaginario: Massimo Cotto racconta la sua pièce teatrale

Janis & l'amico immaginario: Massimo Cotto racconta la sua pièce teatrale
Janis è ovunque, dopo anni – decenni, anzi – di strano, indecifrabile oblìo: Dvd (il “Festival Express” canadese del 1970 che la vide condividere il palco con Band e Grateful Dead a pochi mesi dalla morte), dischi (la ristampa doppia di “Pearl” in confezione deluxe), film annunciati, un discutibile reality show in cantiere per scovare una degna erede e metterle a fianco i musicisti di allora… Anche in Italia è tempo di celebrazioni, 35 anni dopo la scomparsa della leggendaria cantante texana (4 ottobre 1970): con uno spettacolo teatrale, “Cry baby – L’ultima notte di Janis Joplin”, scritto da Massimo Cotto e diretto da Riccardo De Torrebruna che debutta domani sera nell’àmbito della rassegna Asti Teatro per poi fare tappa il 7 luglio al Pistoia Blues Festival, l’8 al Neapolis e il 10 a Montale (Moon-Tale Festival, ancora in provincia di Pistoia). “E’ vero, per troppo tempo la Joplin è stata dimenticata, a differenza di Hendrix e di Jim Morrison” dice Cotto, astigiano e dunque doppiamente emozionato per l’imminente debutto casalingo. “Anche a San Francisco, della sua esistenza di allora non si trova praticamente traccia… ma ora per fortuna le cose stanno cambiando. Per me Janis è sempre stata un idolo perché rappresentava ciò che gli altri combattevano: in lei sentivo un urlo lacerante, una voce meravigliosa ma anche selvaggia e ineducata, una donna che pur avendo paura di tutto si comportava come se non avesse paura di niente, un’interprete che quando cantava metteva in scena la vita stessa”. Quanto di meglio, dunque, per una rappresentazione teatrale, come richiesto dagli ideatori del progetto Salvatore Leto, direttore organizzativo di Asti Teatro, e Giovanni Tafuro, organizzatore del Pistoia Blues: “Janis”, concorda Cotto, “ha drammatizzato, quasi teatralizzato la solitudine, il dolore, lo spaesamento rispetto a questo mondo, il bisogno d’amore e il desiderio di accettazione che sono di tutti noi. La sua è la storia di una persona convinta che il successo avrebbe risolto tutti i suoi problemi e che in realtà arrivata in cima si rese conto di essere più sola di prima”. Per evitare la pura biografia e l’effetto agiografico l’autore ha impiantato nella sceneggiatura elementi di finzione scenica: “Ne è venuto fuori una specie di metateatro, in cui la storia di Janis si sovrappone a quella di un’attrice che la deve impersonare (interpretata da Chiara Buratti), in un’alternanza di registri che mette in scena due diversi sentimenti di inadeguatezza. E la figura dell’amico immaginario Dave (interpretato da Andrea Gherpelli) serve ad uscire dalle secche del monologo come a rappresentare l’interlocutore che alla Joplin è sempre mancato, una persona che la capisse e la accettasse per quello che era. Non a caso, nella pièce, la tragedia si compie nel momento in cui Dave non è con lei”. Altro elemento originale sono le musiche eseguite in diretta dal cantautore Luca Nesti che, dice Cotto, “è stato bravo ad esprimere stati d’animo diversi e a mescolare citazioni d’epoca, anche se il blues è naturalmente la cifra stilistica fondamentale. C’è un pezzo che parte ricordando la chitarra lancinante di Hendrix a Monterey per poi citare Janis, i Genesis, i Pink Floyd e altri ancora: detto così sembra un Golem, invece funziona”. La voce, il corpo e il volto della vera Janis tornano negli spezzoni di canzoni e nei frammenti video d’epoca: “Ce n’è uno (dal citato “Festival Express”) in cui Janis si mette a improvvisare durante l’esecuzione di ‘Cry baby’: mi è sembrata la parabola perfetta della sua esistenza, di quel suo modo di cantare come se la vita potesse finire da lì a cinque minuti”. Così è stato, purtroppo: ma oggi Janis è tornata.
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