I Fast Animals and Slow Kids e il nuovo singolo con Willie Peyote: ‘Un amico e un artista che stimiamo’

La band perugina racconta il brano ‘Cosa ci direbbe’ in collaborazione con il rapper torinese, in uscita il 23 aprile. Aimone Romizi e soci parlano anche della la loro decisione di non fare livestream e degli artisti che hanno ascoltato di recente.
I Fast Animals and Slow Kids e il nuovo singolo con Willie Peyote: ‘Un amico e un artista che stimiamo’
Credits: Alessio Albi

Solo un evento come la pandemia da Coronavirus poteva tenere lontani dai palchi i Fast Animals and Slow Kids, che nella dimensione live hanno sempre trovato il loro punto di forza. Costretta a interrompere la sua attività dal vivo e a dover rinunciare a presentare il suo ultimo album, “Animali notturni” uscito nel 2019 per Warner Music Italia, la band perugina però non è riuscita a restare con le mani in mano. Dopo il brano pubblicato durante il primo lockdown, “Come conchiglie”, Aimone Romizi e soci si sono ritrovati in studio di registrazione per lavorare su un nuovo disco. Come prima anticipazione del loro nuovo progetto discografico la formazione di Perugia ha pubblicato il singolo “Come un animale” e

il prossimo 23 aprile presenterà il suo nuovo brano “Cosa ci direbbe” con Willie Peyote, in uscita per l’etichetta Woodworm in licenza esclusiva per Believe.

Per i Fast Animals and Slow Kids la prossima pubblicazione con il rapper torinese, vincitore del premio della critica alla settantunesima edizione del Festival di Sanremo con “Mai dire mai (La locura)”, si tratta della prima collaborazione con un altro artista. A margine di un incontro virtuale su Zoom con i quattro componenti della band - Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti - per spiegare come mai lui e il gruppo abbiano scelto proprio Willie Peyote per realizzare il loro primo brano collaborativo, dopo aver dato alle stampe cinque album in studio tra il 2011 e il 2019, il frontman ha detto:

“La collaborazione è nata principalmente dalla nostra voglia di trovare un artista che capisse il senso del nostro testo e ci aiutasse a renderlo meno criptico. Andando ad analizzare le modalità di scrittura: Willie Peyote è una persona che riesce tranquillamente a spiegarti un concetto con poche frasi. Noi, invece, siamo proprio quelli che vanno verso l’astrattismo puro, anche se pensiamo di essere chiari”.

Ha aggiunto: “Sotto questo punto di vista, quindi, avevamo bisogno di Willie. Tanto che la canzone è partita dal fatto che l’ho chiamato e gli ho detto: ‘Io ho un problema, ho un pezzo che secondo me è una bomba, però ho bisogno di qualcuno che lo spieghi agli altri, perché qui non lo capisce nessuno’. E lui mi ha risposto: ‘Dai socio, mandami questo pezzo’. Quindi è nata così la collaborazione, semplicemente da una telefonata e da una chiacchierata tra amici. Noi ci sentiamo, a prescindere da tutto, durante l’anno perché siamo amici per davvero. Anche per questo, essendo la nostra prima collaborazione, abbiamo deciso di atterrare un po’ sul morbido, quindi l’abbiamo fatta con una persona che sapevamo ci avrebbe messo a nostro agio. Willie è una persona che stimiamo prima di tutto dal punto di vista musicale - perché chiunque è andato a vedere un concerto di Willie si rende conto che fra tutti i rapper è quello che ha più suonato sul proprio palco.

.Oltre a essere un artista che stimiamo è un amico che sa metterti a tuo agio”.

Sul perché la band di “A cosa ci serve” non avesse mai collaborato con un altro artista in precedenza, oltre a svelare in tono scherzoso di aver sempre sognato un duetto con Bruce Springsteen dicendo “un pezzo con il Boss sarebbe il coronamento dei nostri sogni”, Aimone Romizi ha dichiarato: “Probabilmente, per iniziare a confrontarti con un altro artista devi prima di tutto essere sicuro di fare qualcosa che ti definisca molto bene”.

Ha continuato: “Magari, precedentemente, non ce la sentivamo. Siamo una band di persone che hanno fatto tutti i propri dischi, a parte l’ultimo, sempre da soli, chiusi in una casa per un mese, solo noi quattro, registrandoci da soli con uno che cucinava, uno che cantava e l’altro che suonava. .Forse c’era anche questo bisogno in noi di fare degli step e di arrivare a un momento, in termini di composizione, per cui il confronto con qualcun altro era possibile e si poteva dialogare sullo stesso piano”. A lui ha fatto eco il batterista Alessio Mingoli: “Forse è bello anche pensare come nel momento di maggior chiusura mondiale, noi ci siamo aperti al mondo musicale”.

La canzone “Cosa ci direbbe” è stata scritta dai Fast Animals and Slow Kids, prima che venisse proposta a Willie Peyote, con il quale la band è andata “ad analizzare” la struttura del pezzo per capire come inserire la parte del rapper. A questo proposito Aimone Romizi ha narrato che il singolo è “nato nei primi mesi di lockdown, un periodo in cui noi ci siamo domandati cosa facessimo per gli altri”. Spiegando poi quali sensazioni e riflessioni hanno ispirato le argomentazioni trattate in “Cosa ci direbbe”, Romizi ha fatto sapere: “Quando è iniziato tutto questo casino, la prima cosa che a noi è venuta da pensare è stata: ‘E adesso cosa succederà a noi stessi? E io?’.

Intanto intorno a noi stava esplodendo il mondo, le persone morivano e c’era chi stava molto peggio di noi. Ma si era concentrati dentro la propria piccola bolla”. E ancora: “Le immagini che ho pensato per la canzone sono stupide ma reali, come quando vedi una coppia al ristorante e pensi: ‘Guarda quei due, non stanno parlando’. Ma tu non sai niente di loro, magari si stanno godendo il loro silenzio”. Ha aggiunto: “Si basa su questo slancio stupido di guardare sempre il fuori senza analizzare quello che sta succedendo dentro di sé. I propri problemi, errori e atteggiamenti non li si analizza mai, perché fa schifo rendersi conto di far schifo. È stato un pensiero che è maturato molto durante il lockdown perché si è andata a perdere la possibilità di non pensare. Si doveva fare i conti con se stessi”.

Il nuovo singolo dei Fast Animals and Slow Kids, prodotto come il loro ultimo album e il brano “Come un animale” da Matteo Cantaluppi, è un brano pop-rock che propone temi impegnati e sociali attraverso sonorità leggere, recuperando il sound di alcuni artisti dell’Inghilterra degli anni ’80. “Il suono del pezzo ricorda molto l’Inghilterra degli anni ’80. Tutto quel mondo lì è la musica che abbiamo ascoltato molto negli ultimi anni e che abbiamo cercato un po’ di riportare dentro il nostro modo di comporre”, ha spiegato il chitarrista Alessandro Guercini: “Fra tutti, gli Smiths e Johnny Marr che - essendo io un chitarrista - è uno dei miei punti di riferimento. E poi gli Housemartins, Stone Roses. Era un periodo musicale sicuramente florido, sia di idee sonore che di tematiche”. Aimone Romizi ha poi aggiunto: “Una bella cosa della musica è riuscire a cantare determinate tematiche mantenendo però una sorta di leggerezza. La cosa che mi piace di ‘Cosa ci direbbe’ è che è sia pesantissima che, al tempo stesso, leggera. Perché ti fa venire voglia di correre grazie al suo beat continuo. È come se contenesse il veleno e l’antidoto al suo stesso interno”.

I Fast Animals and Slow Kids, tra gli artisti che quest’anno si esibiranno all’edizione 2021 del Concerto del Primo Maggio, che sarà ospitata dal Parco della Musica di Roma e che come da tradizione andrà in onda su Rai3, sentono molto la mancanza di suonare dal vivo e tenere un concerto di fronte ai loro fan. Tuttavia, sono giunti alla conclusione di non voler fare live in streaming Questo perché, hanno detto: “Se sei Billie Eilish, che propone un livestream che è uno spettacolo, un’esperienza, il concerto in streaming diventa vero e sensato perché il prodotto è pensato per quella piattaforma e in quella modalità”.

E ancora: “Organizzare un live stream è molto dispendioso e complesso, perché il progetto che ci sta dietro diventa quasi una produzione televisiva. .Ci abbiamo pensato e abbiamo deciso di non fare livestream perché abbiamo realizzato di non voler trovarci in una situazione non soddisfacente. Un concerto dei FASK è molto energico: o siamo capace di sopperire la mancanza del pubblico con un’idea di produzione o artistica, o viene a mancare l’urlo delle persone, il sudore e tutte quelle cose che per noi sono l’80% di un concerto”. 

Oltre a definire la propria posizione “di pura solidarietà” nei confronti dell’iniziativa Bauli in Piazza, di cui si è tenuta una manifestazione a Roma lo scorso 17 aprile dopo quella dello scorso ottobre in Piazza Duomo a Milano, la band perugina ha sottolineato il proprio sostegno verso i lavoratori dello spettacolo, che per lei viene prima del suo desiderio di tornare in tour “Solo negli ultimi sette anni non è mai capitato che noi non fossimo in tour almeno una volta all’anno.

 Il che fa capire anche quello che si è creato intorno a noi: noi siamo una famiglia, abbiamo gente intorno a noi con cui lavoriamo da sempre. Questo disagio noi lo proviamo anche fisicamente, perché ci sono degli amici che non riusciamo più ad aiutare: non siamo più coloro che concorrevano nella loro stabilità familiare, che erano parte di un ingranaggio che dava da mangiare alle famiglie”, ha spiegato il frontman dei FASK: “.Il concetto è che non bisogna spingere per creare degli assembramenti e ritrovarsi ancora più nella merda in futuro. Il senso è: ’Dateci una regolamentazione, rispettiamo le normative - e questo lo dico anche da un punto di vista di promoter, perché mi occupo anche di organizzazione di eventi - e delle linee guida molto chiare su cui cercare di far ripartire il comparto’. Il modo giusto per ripartire è fare delle piccole cose che permettano di rimettere in sesto l’economia e che permettano ad alcune famiglie di ricominciare a guadagnare qualcosa. La nostra priorità è che il nostro tour manager, il nostro backliner e tutti gli altri tornino a lavorare con noi”. Ha concluso: “Il modo per campare, noi artisti, lo troviamo. È dietro le quinte il casino reale, ed è un casino professionale perché se le figure che lavorano con noi non ci saranno più in futuro, sarà un problema, noi non suoneremo più”.

Ecco la copertina del singolo “Cosa ci direbbe” con Willie Peyote:

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