Mario Biondi: "Sovranista? Mi spiego meglio". L'intervista di Rockol.

"Vorrei solo che le radio sostenessero il prodotto nazionale", chiarisce il cantante, dopo l'appello social a boicottare le radio che non passano musica italiana.
Mario Biondi: "Sovranista? Mi spiego meglio". L'intervista di Rockol.

"Io sovranista? Ma di cosa stiamo parlando? Le persone frustrate devono necessariamente vedere il peggio negli altri per sentirsi migliori", dice Mario Biondi. Il soulman siciliano risponde alle critiche ricevute per aver lanciato sui suoi canali social ufficiali un appello al pubblico a boicottare le radio che non passano musica italiana: ""Sono stato frainteso - spiega - la mia intenzione era quella di invitare le persone a prestare più attenzione alla musica nazionale, chiedendo alle radio di darle più spazio, di programmarla in maniera più massiccia.

E quando parlo di musica italiana non mi riferisco solamente alle canzoni cantate in italiano, ma anche ai dischi di chi canta in altre lingue, nel mio caso l'inglese, ma fa comunque parte della filiera nazionale. Perché nel Regno Unito, in Francia o negli Stati Uniti il prodotto interno viene sostenuto e da noi no?".

Le riflessioni della voce di "This is what you are" sono in parte legate all'attualità: "La musica sta patendo a causa della pandemia. Abbiamo visto i Bauli in Piazza questo fine settimana a Roma: i live sono fermi da più di un anno e mezzo. Per le radio questo sarebbe un buon momento per sostenere la musica nazionale e tutta la filiera. Invece continuano imperterrite a trasmettere hit internazionali", è il punto di vista di Biondi. Ma cosa dicono i numeri? I dati di Radio Monitor dicono che il 56% delle 50 canzoni più passate dalle radio italiane nell'ultima settimana è composto da canzoni interpretate da cantanti internazionali, mentre il restante 44% è composto da brani italiani: "Molti colleghi mi hanno scritto per ringraziarmi. Ma preferisco non fare nomi. Se parli con l'80-90% degli artisti italiani, ad eccezione di quelli che oggi sono straprogrammati in radio, ti diranno che i radiofonici sono poco accoglienti, che non danno spazio. Non voglio parlare con la voce degli altri, però: vorrei che i network si impegnassero per sostenere di più la nostra musica".

Appelli come quello di Mario Biondi sono stati lanciati negli ultimi anni da colleghi come Sergio Caputo e Renato Zero. Il tema delle cosiddette "quote tricolori" nella programmazione radifonica fu anche oggetto nel 2019 di una proposta di legge: "Ma non ha avuto molta fortuna. Quello che mi domando è: c'è davvero bisogno di mettere le manette alla gente per fargli capire che possono fare del bene alla nazione?".

Biondi, che a gennaio ha pubblicato il suo ultimo album "Dare", non teme ritorsioni dopo il suo appello: "Se smetteranno di passarmi me ne farò una ragione. Il mio lavoro è la musica dal vivo".

 

Sarebbe troppo lungo spiegare qui come effettivamente funzionino le cosiddette "classifiche delle canzoni più trasmesse dalle radio italiane": è una definizione che non corrisponde all'effettiva realtà. In effetti si tratta delle graduatorie delle canzoni più programmate dalle radio, classificate con un punteggio calcolato parametrando l'audience delle singole radio e la fascia oraria in cui una canzone viene trasmessa, ma limitatamente alle canzoni per le quali le etichette discografiche hanno deciso di pagare il monitoraggio, il che esclude la maggior parte dei brani programmati da tutto il sistema radiofonico italiano, soprattutto quelli del repertorio passato.

L'idiozia di considerare "sovranista" chi propone una maggiore presenza della musica prodotta in Italia non merita commento; in Francia, dove le "quote" sono operative da molti anni, senza che nessuno gridi allo scandalo, il sistema funziona perché genera redditi di diritti (d'autore e fonografici) per le etichette discografiche francesi, anche quando stampano e distribuiscono canzoni non in lingua francese. 

Rispetto al 2014, quando Rockol ha intervistato in due puntate - qui e qui - i promoter radiofonici, la situazione è molto cambiata, e forse sarebbe il momento di rifarla, quella tavola rotonda, oggi che il peso promozionale delle radio è di molto diminuito a favore delle piattaforme di streaming.

Se Mario Biondi - che non è un mio amico personale, non me ne sto facendo paladino per ragioni extraprofessionali - ha commesso un errore, è quello di aver scelto un social per esprimere il suo parere, che trovo ampiamente condivisibile. Avrebbe fatto meglio a farsi intervistare da un giornale - magari da Rockol, ma non necessariamente - per poter articolare più compiutamente il suo pensiero. Che è, comunque, rispettabile e andrebbe rispettato: ma chi scrive commenti via social il rispetto non sa nemmeno dove stia di casa. Come non sanno dove stia di casa il coraggio quelli che fanno lo stesso mestiere di Biondi, e ne condividono il pensiero, ma non si espongono. 

Rockol, comunque, è sempre a disposizione per raccogliere dichiarazioni e pareri, qualsiasi posizione intendano sostenere. Purché lo si faccia con buona educazione e - ripeto - con il rispetto che è sempre dovuto anche a chi non la pensa come noi.

Franco Zanetti

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