Come la pubblicità di un aspirapolvere fece diventare Brian Johnson il cantante degli AC/DC

Marzo 1980, al frontman di Newcastle viene chiesto di recarsi a Londra per un’audizione. Ma il costo del biglietto del treno è un problema…
Come la pubblicità di un aspirapolvere fece diventare Brian Johnson il cantante degli AC/DC

Nel febbraio del 1980 la morte di Bon Scott lascia vacante il posto al microfono degli AC/DC. I giganti australiani dell’hard rock, superato lo shock per la tragica scomparsa, non perdono tempo e si mettono in cerca di un sostituto. Dopo aver preso in considerazione le ipotesi di coinvolgere Terry Slesser dei Back Street Crawler e Noddy Holder degli Slade, che rifiutò l’offerta, ad Angus Young tornano in mente le parole dello scomparso amico e cantante, che tempo prima, parlando del suo primo tour nel Regno Unito con un altro gruppo, menzionò tale Brian Johnson dei Geordie, “un grande cantante rock sullo stile di Little Richard, un tizio che sa cosa vuol dire rock’n’roll”.

Il gruppo non perde tempo, si attacca al telefono e lo chiama per convocarlo a un’audizione a Londra. Johnson è lusingato per la proposta ma tentenna: il biglietto del treno per andare e tornare da Newcastle alla capitale britannica è molto costoso, decisamente fuori dalla portata delle sue finanze da frontman dei Georgie. Quando l’appuntamento con la leggenda pare sfumare per colpa di qualche decina di sterline subentra, provvidenziale, il tecnico del suono - e amico di Johnson - Andre Jacquemin. Il professionista informa la futura voce di “Back in Black” che la nota marca di elettrodomestici Hoover sta cercando una voce fuori campo per uno spot televisivo di una nuova linea di aspirapolveri. La paga non è eccezionale, ma sufficiente per comprare un biglietto del treno e - cosa più importante - la registrazione della traccia verrebbe effettuata a Londra proprio negli stessi giorni dell’audizione. Johnson si convince, compra il biglietto, salta su un treno e si sposta a Londra per registrare lo spot, questo:

E, già che c’era, per tentare di diventare il nuovo cantante degli AC/DC. Il resto, come si dice, è storia: nemmeno un mese dopo al frontman viene recapitato un biglietto aereo per le Bahamas, dove si sarebbero tenute le session di registrazione di “Back in Black”. “Mai avrei pensato di trovare un nuovo lavoro a più di trent’anni”, spiegò lui riguardo l’ingaggio nel corso di un’intervista alla WMMR: “Del resto cosa avevo da perdere? Al massimo mi sarei fatto una settimana di vacanza gratis alle Bahamas”.

Rispedito nel Regno Unito senza nemmeno un rough mix delle tracce registrate, Johnson ricevette una copia di “Hells Bells” due mesi dopo le sedute di lavorazione. Ma non essendo ancora una star non navigava nell’oro, e non aveva - a casa - un giradischi per ascoltare il frutto del suo lavoro. Così - per il primo ascolto - si fece ospitare dal chitarrista dei Geordie, che ne aveva uno. Dopo appena qualche secondo di ascolto, l’amico musicista si rivolse al cantante con parole poco lusinghiere: “No, questa cosa non funzionerà mai. Canti troppo alto, non sei tu. Dai, andiamo a farci una birra”.

“Mi spezzò il cuore”, ricordò Johnson: “Lo seguii al pub, dove affogai il mio dolore nell’alcol. Lui mi disse: ‘Non pensarci’. Ma alla fine funzionò, eccome”. A oggi, infatti, “Back in Black” ha venduto oltre cinquanta milioni di copie in tutto il mondo, diventando uno degli album di maggior successo nella storia della musica popolare contemporanea internazionale.

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