Enzo Leomporro (Audio 2) e i diritti degli autori: ‘Siamo il fulcro, eppure oggi più invisibili che mai’

E su The Pact spiega: ‘Battaglia giustissima: spregevole che star milionarie cerchino di arricchirsi senza contribuire al processo artistico. A noi non è mai successo, perché…’
Enzo Leomporro (Audio 2) e i diritti degli autori: ‘Siamo il fulcro, eppure oggi più invisibili che mai’

“La dignità degli autori, eccezion fatta per il Festival di Sanremo, veniva già calpestata in una situazione normale: la pandemia ci ha reso ancora più invisibili”: Enzo Leomporro, con Giovanni Donzelli anima degli Audio 2, ribadisce a Rockol l’appello lanciato nella serata di mercoledì 7 aprile dal palco della trasmissione televisiva Name That Tune: “Gli autori sono l’essenza dell’intera filiera musicale, senza di loro non esisterebbe niente. Siamo il fulcro. Gli unici ad averlo capito pare siano stati i grandi artisti come Mina, che ci ha sempre ringraziato per le canzoni che le abbiamo ‘prestato’ - dico proprio ‘prestato’, perché le nostre canzoni possono essere cantate da altre, ma restano sempre figlie nostre”.

Leomporro, che con Donzelli è il promotore del progetto di sensibilizzazione “Autori uniti - E’ viva la musica” (i cui proventi verranno interamente devoluti all’associazione culturale INSOLISUONI di Polignano a Mare, in provincia di Bari, paese natìo di Domenico Modugno, che ogni anno con la rassegna “Autori - Rassegna di musica d’autore”), dice di essere “grato agli interpreti”: “Sono fondamentali per la riuscita di una canzone”, spiega, “Chiunque faccia il nostro mestiere desidera che una o più delle sue composizioni resti nella storia della canzone, e se non ci siamo riusciti grazie alle voci di Mina o Celentano non possiamo che essergliene grati”.

Sul discorso della cessione da parte degli autori di diritti agli interpreti - la pratica contro la quale il collettivo americano di artisti The Pact si sta battendo - Leomporro fa un importante distinguo: “Gli americani parlano di diritti d’autore, e su questo hanno tutte le ragioni del mondo. Cedere a un interprete che non ha contribuito alla composizione parte dei dodicesimi di diritti destinati agli autori la troviamo una cosa scorretta, che non ci piace, e che noi non accetteremmo mai. Quello della cessione dei dodicesimi editoriali è un discorso diverso, sul quale si può trovare un accordo. Innanzitutto perché gli autori puri non sempre sono titolari di una società di edizioni. In secondo luogo perché le etichette che investono in una produzione discografica è giusto che cerchino di rientrare, almeno in parte, per i loro investimenti. In quei casi non c’è niente di male nel trovare un compromesso che rappresenti una soluzione equa per ambo le parti”.

Sui diritti d’autore, tuttavia, Leomporro non transige. “Che un interprete, senza contribuire in nessun modo alla composizione, li esiga solo in quanto artista di successo, lo trovo deplorevole”, rimarca lui: “Specie sul mercato americano, che è storicamente il più ricco al mondo: le star, lì, sono già milionarie, e vendono dischi a livello globale. In un contesto del genere due dodicesimi, su una grande hit, possono tradursi in milioni di dollari”. Non che gli artisti con i quali abbiano collaborato gli Audio 2 siano da considerarsi minori, benché italiani: “La nostra fortuna è stata quella di lavorare con artisti grandissimi in tutti i sensi, come Mina: siamo stati svezzati alla PDU, la sua etichetta, dove siamo sempre stati trattati in modo più che corretto, anche quando eravamo poco più che ragazzini, e ingannarci sarebbe stato molto facile. Davvero, siamo stati molto fortunati: non so se i giovani che iniziano a fare questo mestiere oggi, magari uscendo da un talent, riescano a ottenere nei loro contratti le stesse condizioni che siamo riusciti a ottenere noi”.

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