Motta è tornato per far sentire la sua voce

Il cantautore, a tre anni di distanza da “Vivere o morire”, pubblica “E poi finisco per amarti”, il primo estratto del suo nuovo album.
Motta è tornato per far sentire la sua voce
Credits: Claudia Pajewski

“Non sono riuscito mai a cambiare niente, figuriamoci a cambiare me”. Francesco Motta è tornato con “E poi finisco per amarti”. Si tratta del primo e nuovo singolo che anticipa l'uscita del terzo album del cantautore toscano. Un lavoro che arriva a distanza di tre anni da “Vivere o morire”, il successore di “La fine dei vent'anni”, il disco di debutto del 2016. Al centro della canzone c’è l’incontro fra due fragilità, si percepiscono le luci e le ombre di un amore che oscilla fra conoscenza e incomprensione: sono le diverse facce dei sentimenti, quelle su cui Motta ha sempre voluto scavare, cercandone la rappresentazione più vera.

Il sound è elaborato e multistrato, in linea con quegli che sono gli obiettivi di Motta, che su questo brano mostra una nuova maturità sul fronte vocale, raggiungendo alcuni punti diversi dal suo consueto. Soprattutto nel ritornello, “ma poi finisco per amarti e poi finisco per odiarti, e poi finisco per amarti”, c’è un abbraccio fra apertura vocale e sonora che oltre a dare l’impronta alla canzone, emoziona. Un aspetto, quello del lavoro sull'estensione della voce, che colpisce, anche a fronte di una produzione assolutamente personale: il primo disco portava la firma di Riccardo Sinigallia mentre il secondo di Taketo Gohara, qui invece Motta riparte da se stesso. I prodomi di questa scelta, oltre all’impegno meticoloso in studio in quest’anno di pandemia, possono forse ritrovarsi anche in “Dov'è l'Italia”, con cui si è presentato all’edizione 2019 del Festival di Sanremo: un brano scritto e arrangiato completamente dallo stesso ex Criminal Jokers.

È sempre stato questo lo spirito della voce de “La nostra ultima canzone”: mai ripetersi. Lo dimostrano i primi due capitoli del suo percorso: il primo più potente e rock, il secondo più orientato verso atmosfere “magiche”, pur sempre viscerali, anche grazie alla volontà di approfondire ulteriormente il mondo delle percussioni. Un amore antico, legato anche all'Africa, che lo ha poi portato a collaborare, per alcuni live speciali, con le Les Filles des Illighadad, gruppo femminile proveniente da un piccolo villaggio del Niger. È quindi d’obbligo in questo terzo album aspettarsi dei cambiamenti sul fronte sonoro e, a giudicare da questo primo singolo “d’antipasto”, anche vocale.

L’anno scorso ha pubblicato il libro “Vivere la musica. Affrontare gli ostacoli, i cattivi maestri e le folli regole del gioco”, a metà fra l’autobiografia e la raccolta di riflessioni sulla vita e sul mondo. Un libro piacevole, che aiuta a comprendere il suo percorso. “C'è un solo modo per trovare la propria strada nella musica: sbagliare. Poi, sbagliare ancora. Sbagliare di nuovo, sbagliare per sempre. Sbagliare e sfilarci di dosso tutte le nostre convinzioni. Fino ad arrivare al cuore di ciò che stiamo cercando. Fino a trovare noi stessi”, scrive Motta, sempre in viaggio, come conferma questo singolo, alla scoperta di una parte nuova di quello che porta dentro e che lo fa ardere.

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