La "White Riot" dei Clash, la Londra del 1976

Quarantaquattro anni fa usciva il primo album della band di Joe Strummer, Mick Jones e Paul Simonon.
La "White Riot" dei Clash, la Londra del 1976

Il primo gennaio del 1977, anno di grazia per la nascita del punk rock britannico, un locale londinese non ancora famoso, il Roxy, tenne la sua festa ufficiale di inaugurazione.

Ci avevano già suonato i Generation X il 14 dicembre del 1976, serata di apertura, seguiti dagli Heartbreakers la sera successiva e da Siouxsie & the Banshees il 21 dicembre. Il primo giorno del 1977 in cartellone c'era un gruppo punk nato alla fine del maggio precedente: ne facevano parte un certo Joe Strummer, già fondatore degli 101'ers, Mick Jones e Keith Levene, già nei London SS, Paul Simonon, e - quella sera - il batterista Rob Harper, entrato nella band il mese prima e uscitone pochi giorni dopo, sostituito prima da Terry Chimes poi da Topper Headon. Il nome sul cartellone era The Clash.

Quel gruppo, l'8 aprile 1977, avrebbe pubblicato il suo primo album, "The Clash". Il primo singolo del disco, "White Riot", anticipò l'uscita del disco di un paio di settimane e pose sin da subito il quartetto londinese tra i gruppi più ispirati del movimento punk.

Joe Strummer e Paul Simonon nell'estate del 1976 vivevano nel quartiere di Notting Hill a Londra. Sebbene oggi venga considerata come una delle zone più desiderabili della capitale inglese, a quel tempo non era precisamente così. Da un lato del quartiere infatti vivevano i membri benestanti dell'alta società, dall'altro, invece, viveva un'alta percentuale di famiglie a basso reddito, il più delle volte, immigrati giamaicani. Questa situazione influenzò molto la visione sociale di Strummer e Simonon e, quindi, anche quella della band e delle sue canzoni.

La temperatura a Londra si stava alzando e le usanze giamaicane influenzavano quasi tutte le band punk che in quel periodo nascevano come funghi.

L'oppressione e le difficoltà che respirava e si trovava a dover affrontare la classe lavoratrice meno abbiente trascendeva razza e cultura. Strummer e Simonon esplosero il concetto di quanto osservavano quotidianamente in "White Riot". I due erano circondati dalla brutalità e dall'oppressione della polizia poiché vivevano in un quartiere a composizione prevalentemente nera. Il vedere membri della loro comunità fermati e molestati dalla polizia era un evento quasi quotidiano. La tensione tra i residenti di Notting Hill e la polizia saliva di giorno in giorno fino a quando non raggiunse il suo apice il 30 agosto 1976, ultimo giorno del Notting Hill Carnival, la parata annuale della comunità giamaicana che celebrava le proprie usanze e la propria cultura. La giornata fu segnata dalla violenza che vide contrapposte le forze di polizia e gli abitanti neri del quartiere che, stanchi dei continui soprusi, passarono alle vie di fatto. Alla fine degli scontri un centinaio di poliziotti e una sessantina di rivoltosi dovettero ricorrere alle cure mediche degli ospedali.

Strummer e Simonon erano presenti agli scontri e rifletterono sul motivo per cui i ragazzi bianchi non si schierassero e non stessero combattendo anche loro per quelli che a loro parevano ottimi motivi.

Ciò a cui avevano assistito gli ispirò la canzone "White Riot": “Black man gotta lot a problems/But they don’t mind throwing a brick/White people go to school/Where they teach you how to be thick.” I conti ai Clash non tornavano. Quelli erano stati anni difficili per la classe operaia. L'economia era in una fase di profonda recessione, l'inflazione superava il venti per cento e, nel 1975, la disoccupazione aveva raggiunto un numero astronomico. Se queste amare riflessioni venivano accostate alle sciocche canzonette pop che stavano in cima alle classifiche britanniche, l'energia del punk non poteva che esplodere in tutta la sua forza.

Strummer spiegò alla rivista britannica NME il testo della canzone che, a causa del suo titolo, venne spesso fraintesa: "L'unica cosa che diciamo dei neri è che hanno i loro problemi e sono pronti ad affrontarli.

Ma i bianchi, semplicemente non sono pronti a trattare con loro, tutto è troppo comodo. Hanno stereo, droghe, hi-fi, automobili. I poveri neri e i poveri bianchi sono sulla stessa barca." "White Riot" non era un invito a una guerra tra razze, era una chiamata a raccogliere insieme mattoni e pietre per un mondo nuovo e più libero. Il brano sarebbe risultato il manifesto del pensiero dei Clash nel tempo a venire. Purtroppo la canzone venne ripresa da persone che ne mistificavano e strumentalizzavano il contenuto e venne utilizzato in modo improprio nelle manifestazioni a sfondo razziale usandola per inneggiare alla supremazia dei bianchi. Alcuni locali chiesero alla band di non suonare "White Riot" per evitare il sorgere di tafferugli. La band ignorava sempre quella richiesta e, a maggior ragione, eseguiva la canzone. Il brano fu fonte di problemi anche all'interno del gruppo, il chitarrista Mick Jones, meno coinvolto politicamente, era dell'idea di accantonarla. Accadde anche, che a causa di "White Riot", durante un'accesa conversazione nel backstage a un concerto nel 1979, Strummer aggredì Jones.

Il cantautore britannico Billy Bragg una volta, saggiamente, disse dei Clash: "Se non fosse stato per i Clash, il punk sarebbe stato solo un ghigno, una spilla da balia e un paio di pantaloni bondage". O, come sentenziò il noto critico musicale statunitense Lester Bangs: "Sono l'unico gruppo che conti qualcosa". E tutto ebbe inizio con "White Riot".

Mick Jones e Joe Strummer suonarono insieme per l'ultima volta all'Acton Town Hall di Londra il 15 novembre 2002. Jones era tra il pubblico ad un concerto di beneficenza di Strummer e dei suoi Mescaleros a favore dei vigili del fuoco che erano in sciopero, finì per salire sul palco ed unirsi a lui. Strummer guardò il vecchio sodale e gli disse, "Questa è in 'La', lo sai." Joe Strummer morì di infarto un mese più tardi, il 22 dicembre 2002.

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