"Ricatti" agli autori di canzoni: parla Franco Fasano

Dopo la nascita negli USA di "The Pact"
"Ricatti" agli autori di canzoni: parla Franco Fasano

Nei giorni scorsi abbiamo riferito qui della nascita, negli Stati Uniti, di The Pact, un'alleanza di autori di canzoni che è scesa in campo contro l'abitudine degli interpreti di chiedere quote autoriali (punti di edizioni) in cambio dell'inclusione delle canzoni nei loro dischi. 
Chiudevamo la notizia con queste righe:

"Caso mai pensaste che questa prassi riguardi solo gli autori di canzoni statunitensi, ebbene - vi sbagliate. E' una (brutta) abitudine diffusa anche nel mondo della canzone italiana. Se ne parla molto liberamente "off the record", ma temo che non troveremmo neanche a cercarlo un autore o un editore italiano che sia disposto a confermarla (men che meno a denunciarla), nel timore di ritorsioni o di mancate occasioni".

Beh, uno l'abbiamo trovato. E' Franco Fasano, sessant'anni il prossimo 30 giugno, 40 dei quali trascorsi nel mondo della musica professionale; salì sul palco del suo primo Festival di Sanremo quarant'anni fa (con "Un'isola alle Hawaii", nel 1981) e dopo un periodo in cui ha alternato l'attività di interprete a quella di autore, da tempo si dedica quasi esclusivamente alla seconda (anche se nel 2012 ha pubblicato il doppio album raccolta-autotributo-con ospiti "fff - Fortissimissimo").

Ecco le domande che gli abbiamo rivolto e le risposte che ci ha dato.

 
Questa cattiva abitudine degli interpreti di chiedere punti di edizioni agli autori per accettare di registrare le loro canzoni è diffusa anche in Italia?

Ho cominciato a scrivere canzoni da solo, parole e musica, ancora ragazzo, alla fine degli anni Settanta, con l'intento di cantarmele io.

Dopo un paio d'anni, grazie alla mia determinazione, alimentata da mio papà fotografo, entrai nel giro più grosso e iniziai così a rendermi conto che, per fare sul serio, avrei avuto bisogno di qualcuno più esperto di me. La mia fortuna è stata incontrare, nel mio percorso di crescita, musicisti e autori che già conoscevano bene il “mestiere dell'autore” e che, lavorando insieme a me su quelle canzoni, le hanno sapute migliorare ma soprattutto fare ascoltare alle persone giuste. Un po' per volta ho anch'io imparato a maturare un senso autocritico, prima di considerare le mie canzoni pronte per essere proposte agli editori o ad artisti considerati “pietre miliari” della storia della musica italiana. Fino alla metà degli anni '80, a onor del vero, non sono quasi mai stato "ricattato", anche perché le canzoni firmate con Italo Ianne, Depsa, Adelio Cogliati e Pinuccio Pirazzoli le scrivevo “guidato” come fossero compiti da svolgere. E anche quelle che volevo cantare io evidentemente erano più adatte ad artisti più grandi di me, soprattutto per quanto riguarda i testi.


A te è capitato di essere "ricattato"? Senza dettagliare in quali occasioni, se preferisci, dicci solo quando ti è successo la prima volta e quante volte ti è successo in seguito.

Non entrare nei dettagli mi risulta difficile.

La prima volta mi capitò nel 1984 con "Regalami un sorriso", che interpretò Drupi. La produzione e lui decisero di modificare alcune frasi del testo, per farle girare meglio sulla nuova ritmica il cui arrangiamento finale fu affidato a Tony Hymas dei PH.D. Quando ci comunicarono che la canzone l'avrebbe firmata anche Drupi io e Adelio Cogliati accettammo senza batter ciglio, perché in effetti, soprattutto nella parte finale, quei versi diventarono perfetti per il "mood" del suo interprete e tutti si convinsero che quello fosse il pezzo giusto da candidare al Festival di Sanremo. E così fu.  .
Successivamente mi è capitato ancora un paio di volte, ma sarebbe difficile riassumere in poche righe com'è andata.   "Ti lascerò", per esempio, fu un'Odissea a lieto fine, ma la musica che scrissi su una lettera di Fabrizio Berlincioni finì per avere altre tre firme in più per poter approdare sul palco dell'Ariston cantata da Anna Oxa e Fausto Leali. Fortunatamente poi la canzone vinse.

Naturalmente sapere che una tua canzone può essere cantata da un interprete famoso migliora la potenzialità di generare reddito di quella canzone. Ma cedere al "ricatto" - o accettare questa condizione-capestro - conviene davvero, all'autore?

La convenienza non è quantificabile a priori. Prima puoi decidere se accontentarti o no. Credo che il mondo sia pieno di storie in cui gli autori, soprattutto quelli alle prime armi, vengano subissati di promesse che poi difficilmente vengono mantenute. Addirittura ho sentito parlare di autori "ghost" che lavoravano per "artisti vincenti", pagati per non apparire, ma credo che questa sia veramente la cosa peggiore da farsi, perché si diventa complici della clandestinità circa il proprio talento.

Diciamo che lo "scambio" possa essere accettabile, magari per un giovane autore agli inizi. Entro quali limiti lo scambio è accettabile? Quanti punti di edizioni può cedere un autore senza che la rinuncia sia troppo gravosa?

Non esiste una regola: 2 o 4 ventiquattresimi di un evergreen possono diventare una piccola pensione, per un autore. 24/24, cioè il 100% dei diritti di una canzone che non funziona anche se cantata dal più grande di tutti (o di tutte), equivalgono a un titolo inutile depositato alla SIAE.

Cosa consigli a un giovane autore che si senta rivolgere questa richiesta?

Prima di tutto di depositare le sue canzoni, come proprietà degli autori, alla SIAE. Tutto il resto dipende da caso a caso.
Personalmente ho un comportamento legato al modo con cui nascono e si sviluppano i pezzi.

Se, per esempio, si musica un testo, allora la ripartizione consigliata (8/24 ai compositori della musica e 4/24 agli autori del testo) la si può ritoccare a favore di chi con le parole ha ispirato la musica. Ma non è una regola. Una cosa è certa: tutti, compresi gli editori, ai quali rimangono gli altri 12/24 da suddividersi  – generalmente sono le edizioni connesse alle etichette discografiche che poi producono il master e il video - fanno veramente fatica a rientrare delle spese, a meno che non abbiano un rientro come management. Ma gli aventi diritto che hanno scritto l'ipotetico pezzo di successo, grazie al quale l'artista aumenterà il numero di concerti live, saranno coinvolti in una percentuale sul lievitare del cachet di chi lo canterà? Naturalmente no. Ecco perché sarebbe opportuno che, per una forma di rispetto creativo durante la produzione, ci fossero dei parametri che rispettino il lavoro di tutti. Vaglielo a dire a chi pretende per anni l'esclusiva editoriale o di management per farti partecipare a un talent! A mio figlio Emanuele, per esempio, è successo che due anni, fa nel periodo in cui si era trasferito a Barcellona, aveva sostenuto il provino per "Espana Got Talent" suonando delle sue composizioni al piano. Dopo averlo scelto gli avrebbero imposto di firmare, in caso fosse arrivato in finale, un contratto di cinque anni! Naturalmente il tutto a sue spese. Rinunciò alla proposta, e ora è tornato e si sta dando da fare, tra mille difficoltà, a cercare un modo per far conoscere la sua musica.

L'iniziativa avviata negli Stati Uniti potrebbe essere "copiata" anche in Italia? e a chi dovrebbe toccare il compito di lanciarla?

Qualche settimana fa mi hanno chiamato Giovanni Donzelli e Vincenzo Leomporro degli "Audio 2" perché contribuissi con la mia voce a un loro canzone alla quale hanno accettato di partecipare altri cantautori. Il progetto vuole sottolineare quanto noi "autori puri" stiamo vivendo un periodo di totale crisi per le restrizioni dovute alla pandemia. Mi hanno detto che avevano cercato di coinvolgere tanti artisti, ma molti hanno rinunciato perchè legati da esclusive con altre realtà. 

Io ho quasi sessant'anni, e sono un illuso e speranzoso sostenitore della mia categoria, ma temo che l'unico modo per "copiare" gli americani sia quello di fare come Tony Renis: bisognerebbe andare là e giocarsela. Anche se i tempi da allora sono cambiati: il successo oggi tende ad essere figlio sempre più delle visualizzazioni su Instagram o di TikTok che di un mestiere "autorale" maturato nel tempo.


Fin qui l'intervista a Franco Fasano. Se qualche altro autore vuole raccontarci la sua esperienza in merito al tema dell'appropriazione forzata di quote autoriali delle canzoni, siamo a disposizione... (Franco Zanetti)

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