Zona rossa: librerie aperte e negozi di dischi chiusi. ‘Beethoven e Dylan non sono cultura?’

L’appello al Ministro della Cultura Dario Franceschini dei gestori del Discomane, storico negozi di dischi indipendente di Milano
Zona rossa: librerie aperte e negozi di dischi chiusi. ‘Beethoven e Dylan non sono cultura?’

Stando alle disposizione attualmente vigenti in Italia in materia di contrasto alla diffusione del Covid-19, nelle regioni considerate zona rossa in base ai parametri stabiliti dal comitato tecnico scientifico diretto da Agostino Miozzo le librerie e le edicole possono rimanere aperte, data la catalogazione di libri, giornali, riviste e periodici - da parte del governo - tra i generi di prima necessità. I negozi di dischi e di home video, al contrario, sono obbligati a cessare le attività.

Contro il distinguo normativo si sono pronunciati - con una lettera aperta indirizzato al Ministro della Cultura Dario Franceschini - Valeria e Flavio, gestori del Discomane, storico negozio di dischi indipendente di Milano con sede presso l’Alzaia del Naviglio Grande.

“Egregio Ministro Franceschini, ci rivolgiamo a Lei per chiederLe i motivi per i quali i negozi di dischi non possono stare aperti come tante altre categorie e quali motivi non fanno considerare la musica cultura equiparando i dischi ai libri, come avviene in tanti altri paesi del mondo”, si legge nel messaggio: “La musica è cibo per la mente e la musica aiuta quanto un libro: in molte librerie esiste un reparto musica e noi stessi vendiamo libri a sfondo musicale o per didattica musicisti. La musica aiuta a svagarsi soprattutto in un periodo buio come questo. Sicuramente nei negozi di dischi non si creano assembramenti, e allora perché siamo stati sempre penalizzati con la chiusura? Un disco di Beethoven o di Bob Dylan o dei Rolling Stones non è cultura? Eppure Dylan ha vinto un Nobel!”.

“C'è stato il festival di Sanremo, durato ben cinque giorni, con altissime spese proprio perché la musica è ritenuta importante. Eppure, a distanza di una settimana, non possiamo stare aperti per poterli vendere (i dischi dei cantanti in gara al Festival)”, proseguono Valeria e Flavio: “Noi non abbiamo piattaforme digitali come i colossi del Web, noi siamo negozi reali, non virtuali. Da noi si sceglie, si ascolta, si discute di musica e ci si arricchisce l'uno con l'altro. Esiste 18app, il Bonus Cultura dedicato ai giovani che possono acquistare libri, biglietti per concerti e dischi, ma ora ci avete dimenticato”.

“Si ricordi che sui balconi si cantava e non si declamavano libri”, concludono i gestori del Discomane: “Abbiamo bisogno che voi rivediate i motivi che ci hanno imposto e che ancora a tutt'oggi ci impongono di non aprire. Abbiamo bisogno che la nostra protesta arrivi alle sorde orecchie di chi ci impone la chiusura. Siamo pochi, ma determinati a difendere la nostra attività e perciò prendeteci in considerazione. La ringraziamo per l'attenzione che speriamo vorrà darci e confidiamo in una sua solerte e cortese risposta”.

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