Caparezza è tornato, fuggendo dalla prigionia dei tempi

L’artista di Molfetta pubblica il suo nuovo singolo “Exuvia” e annuncia l’omonimo album in uscita il 7 maggio.
Caparezza è tornato, fuggendo dalla prigionia dei tempi

Un uomo intrappolato nella routine cittadina, fra sguardi persi, cibo spazzatura e insonnia, si libera abbracciando la natura, perdendosi nella selva e iniziando un percorso di rinascita. Esce metaforicamente dal suo bozzolo proprio come un insetto. Un rito capace di tagliare i ponti con il passato: “Chi ti spinge dopo quella soglia? Se non è la noia, sarà il tuo dolore. L'occasione buona per andare altrove, tipo fuori”, canta Caparezza nel suo nuovo singolo “Exuvia” accompagnato da un video. Un pezzo dall’elettronica scalpitante e mistica su cui il rapper-cantautore costruisce la narrazione di questo “passaggio”: “Sto scavando dentro di me così tanto che schizzo petrolio. È il mio rito iniziatico ma non ho aculei nel corpo”. Caparezza, sin dagli esordi, nei suoi album, ha affrontato i cambiamenti, i fantasmi e i traumi che la vita gli ha messo davanti. Nel suo ultimo disco, “Prisoner 709”, risalente al 2017, sono tanti i riferimenti all'acufene, disturbo che ha colpito il cantante nel 2015 e che lo ha sensibilmente influenzato nella realizzazione dell'album. In “Exuvia” il tema invece è una trasformazione umana e spirituale.  

Il singolo è il primo tassello del nuovo disco, in uscita il 7 maggio, scritto e prodotto dallo stesso Caparezza, che ha affidato il mixaggio a Chris Lord-Alge, con cui aveva già collaborato per i precedenti “Museica” e “Prisoner 709”. “L’Exuvia, in sintesi, è ciò che rimane del corpo di alcuni insetti dopo aver sviluppato un cambiamento formale – scrive Caparezza sui social - un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata. Sulla copertina c’è un simbolo che rappresenta il passaggio da una condizione attuale (cerchio grande) a una futura (cerchio piccolo) attraverso una serie di spirali (simbolo di morte e rinascita in gran parte delle culture). La mia Exuvia è dunque un personale rito di passaggio in 14 brani, il percorso di un fuggiasco che evade dalla prigionia dei tempi andati per lasciarsi inghiottire da una selva in cui far perdere le proprie tracce. Ho speso davvero tutte le mie energie per poter uscire dalla mia Exuvia, ma di questo parlerò a tempo debito”.

A gennaio, Caparezza si era messo al lavoro alla Cittadella degli Artisti di Molfetta per registrare parte dell’album. Il rapper pugliese, nato e residente a Molfetta, ha approfittato del lockdown che ha chiuso teatri e cinema per lavorare “giocando in casa”, avendo a disposizione tutti gli spazi e le professionalità dell'intera Cittadella. Una scelta di vita. "Sono contento di aver potuto registrare nella mia città e soprattutto di aver abitato con la mia musica uno spazio culturale 'dimenticato' in questo momento", aveva sottolineato Caparezza in una nota diffusa dagli organizzatori della Cittadella, Laboratorio Urbano comunale. "Questo luogo – ha concluso - ci ha permesso di fare registrazioni di ensemble e anche delle batterie in tutta sicurezza, mantenendo il giusto distanziamento. Io amo e sono molto legato alla mia città, non ho mai sentito la necessità di spostarmi per via del mio mestiere. I dischi si possono fare benissimo anche in Puglia".

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