Musica dal vivo in crisi, a Milano i locali contestano il Comune

I live club contro l’iniziativa ‘Milano che spettacolo’: ‘Progetto confuso che svilisce la nostra professionalità’
Musica dal vivo in crisi, a Milano i locali contestano il Comune

E’ polemica, nel capoluogo lombardo, tra i locali di musica dal vivo e l’amministrazione cittadina guidata da Beppe Sala. In un documento sottoscritto da - tra le altre venue - Alcatraz, Fabrique, Circolo Magnolia, Germi, Legend, Magazzini Generali e Santeria, i gestori degli spazi hanno contestato il programma varato la Comune lo scorso 14 marzo “Milano che spettacolo”.

Il progetto, come spiegato dalla stessa giunta, prevede - oltre che a una “campagna di comunicazione massiccia e coordinata” - la “messa a disposizione di uno spazio polifunzionale, attrezzato con service audio-luci e personale, per ospitare diversi eventi e tipologie di spettacolo dal vivo”, la “creazione di palinsesto cittadino con iniziative ed eventi proposti dalle istituzioni pubbliche e private della città” e l’”accesso agevolato alle sale attraverso sconti o gratuità dedicati a target specifici di pubblico, in modo da per incentivare il ritorno degli spettatori”.

L’iniziativa, tuttavia, non è piaciuta agli operatori del settore che gravitano intorno alla città lombarda.

“La città di Milano si merita di non avere più live club?”, si domandano, polemicamente, gli estensori della nota, che accusano: “Non sono stati messi in campo nessun vero impegno o idea concreta. Nel frattempo, a quasi un anno dalla pubblicazione dei risultati, i fondi di emergenza promessi e deliberati attraverso il Fondo di Mutuo Soccorso non sono ancora arrivati”.

“In questo scenario per noi drammatico, l'unica proposta, improvvisa e calata dall’alto, è quella di ‘Milano, Che Spettacolo!’”, prosegue la lettera: “Un progetto che prevede l'assegnazione di un hub, in cui tutte le realtà cittadine, di musica e non, possano accedere per produrre spettacoli, con tempistiche irreali e senza un indirizzo artistico chiaro. Un progetto confuso, che sminuisce la nostra professionalità, che taglia le gambe agli spazi esistenti e che, per di più, disperde economie vitali per la sopravvivenza dei luoghi della cultura e dell'intrattenimento”.

“Questa proposta, che potrebbe apparire ‘utile’ nelle sue intenzioni, in realtà non affronta, risolve e considera il sistema di produzione dei Live Club esistenti”, si legge: “Un sistema fatto di lavoratori, investimenti, strutture faticosamente create negli anni, che in parte abbiamo perso negli ultimi mesi a seguito delle chiusure (Circolo Ohibò, Spazio Ligera, Serraglio, Blues House e altri). Gli spazi che sono sopravvissuti finora, a maggior ragione essendo in numero limitato, andrebbero coinvolti e ascoltati: per comprenderne problematiche, esigenze e differenze, per trovare soluzioni che li possano sostenere tutti, con proposte coordinate, per un confronto, purtroppo a oggi inesistente”.

“Sentiamo ogni giorno il peso delle nostre attività ferme da oltre un anno, con strutture onerose da tenere in vita e lavoratori a casa, che non sanno quando e se riusciranno a tornare al loro mestiere”, si conclude la lettera aperta: “Queste risorse possono essere lo strumento per dare sostegno a tante realtà oggi in difficoltà, realizzando una progettualità che rimanga viva anche una volta superato questo periodo. Chiediamo al Sindaco Sala, all'Assessorato alla Cultura e all'Amministrazione della Città di fermare queste iniziative estemporanee: proponiamo loro un cambio di passo e di modalità per affrontare questa emergenza che sta mettendo a rischio gli spazi e tutti gli operatori culturali. Non meritiamo di perdere altri luoghi e altri spazi culturali, non possiamo permettercelo come comunità milanese. Chiediamo pertanto un appuntamento di confronto vero, verticale sul nostro settore e senza decisioni già prese, ma che serva ad identificare - col nostro supporto - soluzioni davvero efficaci”.

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