Musica sostenibile nel segno del re (del reggae): parla Dante Cesaro (House of Marley)

Come coniugare il settore del personal audio al rispetto per l'ambiente: il Marketing Director di FKA Brands Italy ci spiega la filosofia del marchio che vuole ridefinire il rapporto tra ascolto e sostenibilità. Ripartendo dal bambù...
Musica sostenibile nel segno del re (del reggae): parla Dante Cesaro (House of Marley)

Musica sostenibile, in tutti i sensi. Questa è la mission di House of Marley, marchio del gruppo FKA Brands, presente sul mercato italiano nel segmento del personal audio che ha iscritto nel proprio dna il rispetto e l'attenzione per le tematiche ambientali. Legata a doppio filo a una delle figuri più importanti sul panorama musicale - e non solo - di tutti i tempi, la leggenda del reggae Bob Marley, la società ha appena fatto debuttare un nuovo prodotto della gamma, Get Together Duo, ma è già proiettata al futuro, puntando su innovazione di design e funzionalità. Ne abbiamo parlato con il Marketing Director di FKA Brands Italy, Dante Cesaro.

Sul mercato dei prodotti tecnologici, specie in quello relativo all’elettronica di consumo, l’aspetto della sostenibilità fino a oggi è passato in secondo piano, rispetto altri ambiti, come - ad esempio - quello dell’automotive o dell’energia: in che senso The House of Marley, con la sua specifica mission, mira a differenziarsi dai competitor?

Per sua natura l’elettronica di consumo ha meno emissioni di altri settori, come quelli citati, ma più residui inquinanti. Nei distretti degli elettrodomestici in Cina capita di fare chilometri vedendo innumerevoli sacchi sui tir, davanti alle fabbriche o anche sul ciglio della strada. Contengono l’ABS, le palline che plasmate nei forni, compongono quasi tutti gli strumenti elettronici che ci accompagnano nelle nostre case. In più la vita media dei prodotti si è accorciata di molto, facendo finire nella spazzatura articoli che semplicemente non sono più adatti all’innovazione software che è rapidissima. The House of Marley nasce con una mission: fare prodotti che fanno pace con l’ambiente senza perdere in competitività e in innovazione. Fino ad oggi quella scommessa, fatta qualche anno fa, è vinta.

Qual è il legame tra The House of Marley e la famiglia Marley? Al di là della legacy, in che modo gli eredi del re del reggae hanno dato la propria impronta alla filosofia dell’azienda?

Il brand fu presentato al CES nel gennaio del 2012 da Rohan Marley, l’imprenditore figlio di Bob, già fondatore di un’azienda per la produzione di caffè organico e sostenibile. L’idea era proprio quella di portare la filosofia paterna di amore per gli altri e per il pianeta in una linea di prodotti che avesse molto a che fare con quel messaggio e la meravigliosa musica dentro la quale era contenuto: il personal audio.

Nell’ambito del personal audio, quali soluzioni ha adottato The House of Marley per coniugare validità e competitività dei prodotti alla sostenibilità?

I materiali di costruzione sono la parte principale del progetto. Facciamo una continua ricerca per garantire che l’impatto dei nostri prodotti sull’ambiente sia nullo, continuando a garantire qualità del suono, semplicità di utilizzo, design esclusivo e presenza di tutte le funzionalità richieste dal mercato. I materiali o sono altamente rinnovabili o sono riciclabili. Stesso dicasi per il packaging, da cui abbiamo totalmente eliminato la plastica. Quello che non riusciamo a fare con i materiali, lo facciamo con i nostri progetti di riforestazione e di sostegno alle attività di protezione degli oceani devolvendo un contributo in percentuale ad ogni prodotto che finisce nelle mani del consumatore

Sempre sul tema della sostenibilità, l’utilizzo di materiali naturali come il legno non è scevro da problematiche ambientali, come ha recentemente fatto sapere la nota manifattura di strumenti musicali Fender: perché The House of Marley ha scelto proprio il bambù?

Il bambù è una pianta altamente rinnovabile. Cresce dappertutto rapidamente e senza bisogno di pesticidi e di fertilizzanti. E’ molto plasmabile e, trattato con processi Carbon-Positivi, raggiunge una resistenza simile all’acciaio. In più, alla fine della lavorazione, ha un aspetto da materiale altamente qualitativo.

I prodotti di The House of Marley vengono sviluppati solo negli Stati Uniti o ci sono linee di progettazione europee? Se sì, l’Italia al momento ricopre un ruolo in questo processo?

La sede principale di progettazione è negli Stati Uniti, ma alcuni progetti, come Get Together Duo, nascono in Europa, dove abbiamo un nostro design center. Il gusto italiano non può mai restare inespresso, quindi sicuramente fa parte almeno dell’ispirazione. E per il futuro chissà che non lanceremo un progetto tutto nostro.

A proposito degli speaker Get Together Duo, che grazie alla tecnologia bluetooth si propongono come dispositivo true wireless, pur assomigliando - almeno nell’aspetto - alle tradizionali casse da stereo: è il superamento dello speaker come mero riproduttore di suoni in favore di un ritorno - se non altro filosofico - a una modalità più tradizionale e meditata nell’ascolto della musica?

Ci piacerebbe. Ma sappiamo anche che le modalità di fruizione della musica oggi sono molto cambiate. La si porta sempre con sé, la ricerca del brano dura istanti e la riproduzione deve avvenire molto ravvicinata al desiderio di ascolto. Get Together Duo nasce dall’esigenza di conciliare l’ascolto statico e contemplativo, un design da casse tradizionali, rapidità di collegamento con qualsiasi fonte, possibilità di posizionare le casse liberamente e infine anche l’opportunità di godere della musica in qualsiasi luogo senza la necessità di collegarsi alla rete elettrica.

Sia per quanto riguarda gli speaker che per ciò che concerne i giradischi e tutti gli altri prodotti, il comune denominatore della gamma - oltre che la sostenibilità - è la tecnologia wireless: quali prospettive sono, in questo senso, per le future produzioni?

La direzione è quella di applicare la tecnologia True Wireless a tutte le future uscite, sia personal che non-personal. Il formato è il BT 5.0 che permette una connettività rapida ed efficiente dal punto di vista della durata della batteria. Ad oggi non abbiamo progetti per lo sviluppo di soluzione wifi, né vocal assistant, perché la natura dei prodotti è di dare un’elevata qualità audio, puntando su design, sostenibilità e mobilità.

Nella gamma di prodotti proposta, in quanto a riproduttori, è presente solo il giradischi, che - tra l’altro, dato anche il nome, “Stir It Up”, mutuato da uno dei brani più noti di Marley - è il prodotto più iconico del brand: il legame con il mondo del vinile è una precisa scelta nella proposta di The House of Marley?

La scelta è dettata principalmente da un trend di mercato fortissimo, con l’utilizzo del vinile che ha recentemente superato quello degli altri supporti fisici negli Stati Uniti, e che ci aspettiamo avrà un andamento simile anche nel resto del mondo. Non si tratta pertanto di una scelta retrò, ma nell’aver riconosciuto che se proprio bisogna rinunciare alla comodità dello streaming, allora è meglio usufruire di un supporto che ha una fedeltà più alta e minore compressione.

Dal punto di vista della comunicazione, in Italia The House of Marley ha scelto ambassador non convenzionali per una società di personal audio come Alex Bellini, Francisco Porcella e Paolo Sartori: fa parte anche questo della vostra strategia di differenziazione rispetto alla concorrenza?

Le collaborazioni con gli ambassador mirano a personificare il nostro posizionamento, con tutte le sue componenti di sostenibilità, amore per la natura, per l’avventura, assenza di limiti e passione per un design unico, fatto da materiali innovativi e senza impatto.

Quali sono le particolarità del Project Marley? Che impatto sta avendo il programma a livello globale?

Il progetto si aggiunge a quanto già facciamo con la scelta di materiali di prodotto e confezionamento, per passare da un impatto zero ad un impatto positivo. La collaborazione con One Tree Planted consiste nel dare risorse per la riforestazione per ogni prodotto venduto. Per il 2021 abbiamo già programmato di piantare 85.600 alberi, che andranno ad aggiungersi ai 242.200 già piantati dall’inizio del progetto.

The House of Marley ha in programma di segnalarsi presso il pubblico live, quando l’emergenza sanitaria lo permetterà, magari con una partnership con uno o più club di musica dal vivo?

Siamo scaramantici e ancora non abbiamo fatto progetti per la fine dell’emergenza. Ma non vediamo l’ora di partecipare ad eventi che abbiano a che fare con la musica dal vivo e a collaborare con chi la promuove, con il doppio intento di fare ciò che ci piace e di supportare il mondo dello spettacolo che è stato uno dei settori più colpiti dalle restrizioni.

Quali saranno le prossime mosse del brand? La gamma di prodotti sarà ampliata da altre linee o continuerà a concentrarsi su cuffie, auricolari, speaker e giradischi?

La merceologia resterà la stessa, con grande innovazione su design e funzionalità. Il resto è top secret.

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