NFT e copyright

Token digitali e diritti di proprietà sottostanti sono due mondi molto distanti.
NFT e copyright

Della mancanza di correlazione tra NFT e copyright abbiamo fatto cenno in un articolo panoramico su NFT e musica. La materia, tuttavia, è complessa, profonda e importante per il potenziale che potrebbe dispiegare nell’industria musicale. Approfondiamo.

Premessa

La prima ondata di NFT collegati all’industria musicale è stata caratterizzata da offerte artistiche in cui venivano immessi sul mercato beni digitali rari, quando non addirittura unici. Le caratteristiche salienti, quindi, sono state la condizione (o la sensazione) di scarsità degli asset, un meccanismo d’asta, una fan base molto ampia e, in prevalenza, la monetizzazione di ciò che fino a poco prima monetizzabile non era (ad esempio un breve video realizzato al momento, venduto a caro prezzo a un superfan in un esemplare unico e non replicabile). Pertanto i fans hanno acquistato articoli da collezione, senza per questo acquisire i diritti sottostanti ai beni acquisiti. Perché senza diritti sottostanti?

La normativa

Un NFT, in quanto digital token, è un insieme di dati. E i dati, nella loro essenza, sono informazioni. Il che comincia a rendere il terreno scivoloso, perché la normativa vigente non prevede che l’iscrizione in un registro (la blockchain) faccia scattare un diritto di proprietà su quelle informazioni (che, è noto, nelle società democratiche fluttuano libere). “Ma non si tratta di proprietà intellettuale?”, è l’obiezione naturale.

Proprietà Intellettuale

La legge dice, in un modo ben più forbito di questo, che la proprietà coincide con il diritto di fruire e disporre di un bene in maniera assoluta. E definisce proprietà intellettuale quell’insieme di regole sulla proprietà che sono applicabili alle creazioni immateriali, o intellettuali, che ricadono sotto l’egida della proprietà intangibile. Si applica, quindi, il concetto di proprietà intellettuale alle opere intangibili previste dalla legge nello stesso modo in cui il concetto di proprietà è applicato ai beni fisici. Tra le opere intangibili, ad oggi la legge non include i dati, né tanto meno la loro annotazione ufficiale in un pubblico registro; la IP si applica a brevetti, contenuti creativi, trademark...

Qual è la conseguenza dell’assenza attuale di una legislazione europea in materia per il mondo degli NFT?

La tela e il file

Essere proprietari di un’opera d’arte fisica è possibile. Se si tratta di un quadro, ad esempio, si è proprietari della tela: quella cosa che incorpora l’opera. Anche essere proprietari di un’opera d’arte digitale è possibile, posto che le caratteristiche dell’opera ricadano tra quelle che la normativa sulla proprietà intellettuale prevede di proteggere (se si può proteggere, l’opera è appropriabile).

Se si è proprietari di un’opera d’arte fisica, se ne possiede automaticamente anche la proprietà intellettuale? No, quello è un diritto separato che deve essere assegnato al proprietario dell’opera dal suo creatore e per contratto. Analogamente, un NFT non assegna alcun diritto al proprietario del token.

Conclusione

L’NFT, in quanto collezione di dati, non dà diritti di proprietà su un’opera. Assemblare dei dati non è molto diverso da fornire un set di istruzioni, mettere insieme una tecnica, elaborare una ricetta.

L’NFT, invece, è un mezzo di autenticazione molto efficace del proprietario di un bene, sia tangibile (il possessore dell’opera fisica) sia intangibile (il creatore dell’opera). Se questo è vero, la loro applicazione al mondo dei copyright, delle royalties, del loro tracciamento e della loro distribuzione ha un potenziale elevato.

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