Federico Poggipollini, il nuovo album ‘Canzoni rubate’: ‘Un disco nato due volte ‘grazie’ al lockdown. E su Sanremo…’ (video, parte 1)

Tra cover e strumentali, il cantautore e chitarrista bolognese racconta la sua ultima prova in studio. E sulla musica dal vivo: ‘Amici e colleghi americani pronti a ripartire. Noi? Aspettiamo…’
Federico Poggipollini, il nuovo album ‘Canzoni rubate’: ‘Un disco nato due volte ‘grazie’ al lockdown. E su Sanremo…’ (video, parte 1)
Credits: Daniela Tudisca

E’ uscito in questi giorni “Canzoni rubate”, il nuovo album in studio di Federico Poggipollini, la quinta prova in sala di ripresa del cantautore e chitarrista bolognese ideale seguito di “Nero” del 2015.

“Il blocco del marzo 2020 credo sia servito anche al disco”, ha raccontato lui: “Ho aggiunto delle cose, ne ho migliorate altre, e ho preso delle decisioni diverse. Lasciando decantare le cose ci si accorge come certi aspetti non siano del tutto a fuoco: dopo questo trattamente sento che in ‘Canzoni rubate’, adesso, sia tutto a posto”.

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“Il mondo dei concerti è ancora molto penalizzato, mentre altre attività stanno già pensando alla ripartenza”, prosegue Poggipollini: “Qualche giorno fa ho sentito i due musicisti americani che hanno suonato con Ligabue, che hanno rispettivamente sessanta e quarant’anni. Lì stanno già riprendendo, sono già stati vaccinati, e le attività stanno riprendendo. Se l’Italia arriverà in ritardo posso attendere, ma non vedo l’ora che questa emergenza finisca”.

“La mancanza di pubblico a Sanremo non l’ho sentita troppo, perché l'intuizione di mettere l’orchestra davanti al palco è stata ottima: comunque sembrava di suonare davanti a delle persone”, ha raccontato l’artista, che in occasione dell’ultima edizione del popolare concorso canoro ha presentato con Annalisa una nuova versione del classico reso celebre da Ornella Vanoni “La musica è finita”: “Poi il Festival è soprattutto un evento televisivo, e negli studi televisivi il pubblico non c’è. E’ stato il contorno a essere molto strano: in genere l’atmosfera è magica, perché si incontrano i colleghi, i giornalisti, sempre parlando di musica. E’ un momento importante. Questa volta, con un protocollo RAI molto serio e rigido, non ho visto praticamente nessuno: all’Ariston ho incontrato pochissimi artisti. Il Festival era una specie di ‘reunion’”.

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