L'album e la canzone che riportarono tra noi gli Aerosmith

Verso la fine degli anni Ottanta la band di Steven Tyler e Joe Perry era diventata la caricatura di se stessa.
L'album e la canzone che riportarono tra noi gli Aerosmith

Alla metà degli anni Ottanta gli Aerosmith non se la passavano gran che bene.

Giungevano da un decennio dove avevano fatto tutto di testa loro e ormai scrivevano canzoni che suonavano tutte allo stesso modo. E non era un bel modo. Si avviavano verso i quarant'anni e il loro stile di vita li stava portando vicino all'autodistruzione. Nel 1986 il loro manager di allora, Tim Collins, li costrinse a un rehab collettivo, particolarmente duro e straziante, e a una riunione, non meno dura e straziante, con la Geffen Records, la loro etichetta discografica, dove venne chiarito una volta per tutte che avrebbero dovuto fare ciò gli sarebbe stato detto di fare. La band accettò senza troppo entusiasmo. Come senza troppo entusiasmo accettò il supporto che gli veniva fornito per il loro nuovo album, "Permanent Vacation", forse l'ultimo tentativo di resuscitare una carriera che molti consideravano morta e sepolta.

L'aiuto al quale si fa cenno giunse sotto forma del produttore Bruce Fairbairn, che esattamente un anno prima aveva prodotto il campione di vendite "Slippery When Wet" dei Bon Jovi, e dell'autore Desmond Child, che aveva lavorato con Kiss, Joan Jett e, sempre per il disco dei Bon Jovi, aveva co-firmato le hit "You Give Love A Bad Name" e "Livin' On A Prayer". In "Permanent Vacation", pubblicato nell'agosto 1987, Child mise il suo zampino in "Dude (Looks Like A Lady)" e "Angel" (oltre a "Heart's Done Time"), i loro singoli di maggior successo dagli anni Settanta. Dulcis in fundo, venne imbarcato a bordo anche Jim Vallance - che era artefice di nove singoli da alta classifica negli ultimi tre anni con Bryan Adams – che partecipò all'album con quattro canzoni, compreso l'altro grande successo del disco, "Rag Doll".

"Permanent Vacation" ebbe un buon successo riportando gli Aerosmith sulle mappe della geografia del rock. Come si dice nel gergo sportivo, squadra che vince non si cambia. Così la band beneficiò anche per il successivo "Pump" dello stesso gruppo di lavoro. Ma questa volta i due maggiori successi dell'album, "Love In An Elevator" e "Janie's Got A Gun", sono frutto della creatività, nuovamente ispirata di Steven Tyler (che oggi compie 73 anni) e Joe Perry.

In origine "Janie's Got A Gun" si intitolava "Danny's Got A Gun", dal nome di un amico di Tyler.

Sulla canzone lo stesso Tyler disse: "Avevo il titolo e il tipo di atmosfera colma di sentimento molto tempo prima che potessi capire esattamente di cosa avrebbe parlato la canzone". Il testo venne in parte ispirato da un articolo che aveva letto sulla rivista Time che parlava di una ragazza che aveva ucciso il padre che la abusava sessualmente e in parte dalla sua determinazione a voler dire qualcosa ad alta voce sull'argomento, allora poco pubblicizzato, dell'incesto e degli abusi sessuali sui minori. Un tema di cui si era reso consapevole quando aveva partecipato alle sessioni di terapia di gruppo durante il suo periodo di riabilitazione. "Molti bambini hanno subito abusi dai loro genitori, mi ha fatto davvero infuriare il fatto che nessuno rendeva omaggio ai bimbi vittime di abusi sessuali da parte di mamma e papà. Quella canzone e "Dream On" (brano pubblicato nel 1973, ndr) hanno avuto il maggior numero di reazioni di qualsiasi altra nostra canzone.".

Il bassista degli Aerosmith, Tom Hamilton, ricordò in seguito: "Un giorno in sala prove Steven entrò e suonò "Janie's Got A Gun", rimanemmo tutti lì.

Fu come una visita degli dei. Stava accadendo qualcosa di veramente incredibile in quella stanza." Il testo in origine includeva la frase 'Ha violentato un bambino piccolo', ma poi Tyler venne convinto a modificarlo in 'Ha preso un bambino piccolo', in modo che la canzone, che considerava la più importante che avesse mai scritto, potesse essere suonata anche alla radio e in televisione. La canzone suscitò una certa dose di preoccupazione alla casa discografica per le polemiche che poteva generare un brano che trattava un tema di tale importanza. Nonostante tutto, il video venne molto programmato da MTV e la canzone raggiunse la posizione numero quattro della classifica dei singoli degli Stati Uniti, anche se in forma leggermente modificata, la frase 'e gli piantò un proiettile in testa' venne mutata in 'e lo lasciò sotto la pioggia battente'. Anche se dal vivo, in concerto, Tyler la cantava con i versi originali: col bambino violentato e il proiettile nella testa del padre.

"Janie's Got A Gun" e l'album "Pump" modificarono decisamente in meglio l'immagine degli Aerosmith.

Ora non venivano più considerati un lascito degli anni Settanta, ma si erano trasformati nei padri del rock di fine anni Ottanta. I Guns N'Roses gli rendevano omaggio, con Slash che continuava a raccontare la storia di come perse la verginità ascoltando gli Aerosmith e inserendo nella tracklist del loro secondo album del 1988, "Lies", la cover di "Mama Kin", singolo della band di Tyler e Perry del 1973. "Janie's Got A Gun" vinse un Grammy per la migliore performance rock di un duo o di un gruppo nel 1990 e "Pump" smerciò oltre dieci milioni di copie in tutto il mondo. Fu il loro più grande album, li portò per la prima volta in classifica nel Regno Unito (al terzo posto) e nel 1989 tornarono ad esibirsi in Europa a dodici anni di distanza dalla loro ultima visita.

Gli Aerosmith con "Pump", loro decimo album in studio pubblicato nel settembre 1989, sedici anni dopo l'esordio con "Aerosmith", avevano un successo mai raggiunto in precedenza.

Forse era un bene, come ebbe modo di commentare Steven Tyler: "Se avessimo avuto questo livello di successo negli anni Settanta ora non saremmo qui. Non saremmo mai sopravvissuti. In questo momento sembra più come i nostri inizi. "Pump" ha funzionato bene, ci ha davvero spinto giù per la gola delle persone in tutto il mondo per la prima volta. Ma dobbiamo ancora metterci alla prova ogni sera. Suoniamo! Tutto ciò che facciamo ora è solo suonare musica, per noi stessi, per le altre persone. Non importa se le persone ci vedono in un certo modo. Nella mia testa sono sempre stato una rock star. E "Pump" è solo l'inizio di dove andremo dopo. Siamo negli anni Novanta adesso, le regole stanno cambiando.".

E il dopo, nel 1993, si chiamò "Get a Grip": venti milioni di copie vendute e, per gli Aerosmith, un successo che è giunto fino ad oggi. Tutto ebbe inizio con "Pump".

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