IMPALA, il decalogo per uno streaming più equo

L’associazione di categoria delle etichette indipendenti europee interviene nel dibattito su come rendere più sostenibile l’ecosistema musicale digitale
IMPALA, il decalogo per uno streaming più equo

A poche ore dal rapporto IFPI 2020, che ha certificato come l’industria discografica mondiale sia stata salvata dallo streaming nell’anno della pandemia, IMPALA, l’associazione di categoria che raggruppa le etichette indipendenti europee, ha pubblicato un decalogo perché la ricchezza generata dalla fruizione di musica registrata in digitale venga distribuita equamente a tutta la filiera.

Il documento, organizzato in dieci punti chiave, prevede l’abolizione totale dello status di safe harbor, la corrispondenza di roylties “eque e attuali” agli artisti, la differenziazione delle modalità di retribuzione da parte delle piattaforme (pro-rata, UCPS e altre forme, come - per esempio - modelli ibridi che incoraggino gli artisti emergenti con tassi di retribuzione più alti), la cancellazione di formule come Discovery Mode di Spotify, che prevedono limitazioni sulle retribuzioni in cambio di visibilità, una vigilanza rinforzata contro pratiche anticoncorrenziali e scorrette come la manipolazione degli stream e il ripping, l’introduzione di modalità di ricerca anche per autori, produttori, esecutori, etichette ed editori, il potenziamento dell’esposizione dei repertori locali e una stretta collaborazione con l’industria discografica per una svolta green dell’intero comparto.

“Abbiamo parlato con i nostri associati per avere un'idea di ciò che lo streaming può e dovrebbe offrire e di come ci si possa arrivare”, ha dichiarato il chair di IMPALA Mark Kitcatt: “Proponiamo questa serie di spunti per offrire maggiori entrate e opportunità ai creativi e maggiore valore ai fan. L'esperimento safe harbor ha fallito su tutti i fronti: deve essere accantonato per sempre. Le etichette devono pagare diritti equi a tutti gli artisti. E poi possiamo mettere fan e artisti al centro di un piano per sbloccare il vero potenziale dello streaming per questo settore”.

“Dobbiamo cambiare lo status quo dello streaming”, ha aggiunto Helen Smith, la presidente esecutiva dell’associazione: “La nostra conclusione dice tutto. La comunità musicale indipendente è al fianco degli artisti, pronta ad aiutare a costruire modelli migliori per i creativi, i consumatori, i servizi e l'intero comparto per ottenere il massimo delle prerogative dello streaming. Le nostre proposte saranno utili anche per i paesi dell'UE che attuano la direttiva sul diritto d'autore”.

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