"Concerto Grosso per i New Trolls", quando il rock incontrò la musica classica

Un caposaldo del prog italiano compie oggi 50 anni
"Concerto Grosso per i New Trolls", quando il rock incontrò la musica classica

Luis Enrique Bacalov

Luis Enríque Bacalov, originario dell'Argentina (era nato a San Martín il 30 agosto 1933), dopo aver iniziato lo studio del pianoforte all'età di cinque anni con il professor Enrique Barenboim (padre di Daniel), a vent'anni lascia l'Argentina e si trasferisce in Colombia, dove vive quattro anni, si trasferisce quindi in Europa e vive per quasi un anno in Spagna, si sposta poi a Parigi, dove compie degli studi di perfezionamento, e nel 1959 arriva in Italia, dove si afferma come brillante arrangiatore, prima per la casa discografica Fonit Cetra e poi per la RCA.

Passato alla RCA, nel 1960, Bacalov (che all'epoca si firma come Luis Enriquez) si mette subito in luce curando gli arrangiamenti delle canzoni di Nico Fidenco (memorabile quello per "Legata a un granello di sabbia"), Sergio Endrigo, Rita Pavone ("La partita di pallone", "Cuore", "Il ballo del mattone"), Umberto Bindi ("Il mio mondo"), Neil Sedaka ("La terza luna"). Con Sergio Endrigo Bacalov forma un sodalizio quasi ventennale, testimoniato da canzoni come "Io che amo solo te", "Canzone per te", "Lontano dagli occhi", "L'arca di Noè", "Ci vuole un fiore". e da album come "La vita, amico, è l'arte dell'incontro" (Cetra, 1969), il doppio dal vivo "L'Arca di Noè" (Cetra, 1970), "Nuove canzoni d'amore" (Cetra, 1971), "L'arca" (Cetra, 1972), "Ci vuole un fiore" (Ricordi, 1974); sodalizio che s'interromperà dando origine a una lunga diatriba giudiziaria relativa alla paternità della musica per la quale Bacalov ottenne il premio Oscar nel 1996 per la colonna sonora di "Il postino", riconosciuta debitrice di quella della canzone "Nelle mie notti" di Sergio Endrigo, Riccardo Del Turco e Paolo Margheri.

New Trolls

Nati come Trolls a Genova nel 1966 (Pino Scarpettini, tastiera; Vittorio De Scalzi, voce e chitarra; Ugo Guido, voce e basso; Giulio Menin, batteria e Piero Darini, chitarra e voce) già nello stesso anno affrontano un primo cambio di formazione, per poi nel 1967 cambiare anche nome - è il primo di una serie di diversi nomi e incarnazioni che ancora oggi vede i New Trolls in qualche modo attivi sulla scena discografica e dei concerti - diventando New Trolls (Vittorio De Scalzi, voce e chitarra; Nico Di Palo, voce e chitarra; Giorgio D'Adamo basso; Mauro Chiarugi, tastiera e Gianni Belleno, batteria e cori). Dopo due 45 giri di un certo successo, nella vena psichedelica dell'epoca ("Sensazioni" e "Visioni", rispettivamente 1967 e 1968) i New Trolls incidono l'importante LP "Senza orario, senza bandiera"(1968), un concept album con musiche di Nico Di Palo, Vittorio De Scalzi e Gian Piero Reverberi e testi di Fabrizio De André ispirati a poesie di Riccardo Mannerini. A questo fa seguito nel 1970 l'album "New Trolls", sorta di raccolta di 45 iri che contiene "Sensazioni", "Visioni" e altri successi come "Una nuvola bianca", "Io che ho te" (in gara al Festival di Sanremo), "Davanti agli occhi miei" e "Una miniera".

L'incontro

Le strade di Bacalov e dei New Trolls s'incrociano quando il primo riceve l'incarico di scrivere la colonna sonora per il film "La vittima designata", di Maurizio Lucidi, con Tomas Milian e Pierre Clémenti, ambientato a Venezia. Per l'occasione Bacalov scrive un Concerto Grosso, alla maniera della musica barocca italiana, affidando a strumentazione rock le parti soliste della partitura, con i New Trolls che suonano e cantano assieme all'orchestra diretta dall'autore.
Bacalov (citato da Francesco Mirenzi in "Rock progressivo italiano", Castelvecchi, 1988): “la matrice del lavoro è nella musica barocca settecentesca italiana, il cui modello era in qualche modo Vivaldi, con un gruppo rock che intervenisse, a volte brutalmente, a volte in armonia, interagendo così con un mondo di due secoli prima”.

(Francesco Mirenzi, RockProgressivo Italiano, Roma, Castelvecchi, 1998, Vol. II, pag. 37).

Il revival della musica classica

All'inizio degli anni Settanta ci fu una reviviscenza della musica classica presso il pubblico più ampio della musica leggera.

Ne è testimonianza il successo nelle classifiche internazionali della Sinfonia numero 40 di Mozart riarrangiata dal musicista argentino Waldo de Los Rios; per quanto riguarda in particolare l'Italia, il compositore Stelvio Cipriani, nel 1970, aveva scritto per il film "Anonimo Veneziano" una colonna sonora in cui era inclusa una rivisitazione dell'Adagio dal Concerto per oboe e orchestra d'archi in Do minore di Alessandro Marcello, trascritta da Giorgio Gaslini; questo brano era persino entrato, a gennaio 1971, nella classifica dei 45 giri più venduti, sostituito già la settimana seguente dal tema della colonna sonora, anch'esso ispirato alle composizioni del Barocco non solo veneziano (i due Marcello, Alessandro e  Benedetto, Arcangelo Corelli, Antonio Vivaldi, Tomaso Albinoni, Alessandro Stradella).
Come fa notare Riccardo Storti nel suo "New Trolls - Dal pesto al sushi" (Aereostella), "Bacalov... coglie la palla al balzo per l’esperimento (anche commerciale) di fondere una struttura classica con la musica di consumo. Il tutto, però, nel rispetto della forma: se nel Settecento il 'concertino' (ossia l’altra unità dialettica del Concerto Grosso, quella che si confronta al 'ripieno' ovvero l’orchestra) era rappresentato dai solisti dell’ensemble, nel 1971 tale modulo trova degno sostituto nella rock band che si incarica di suonare le parti individuali".

Esperimenti di contaminazione

La "contaminazione" fra rock e orchestra sinfonica, simbolicamente iniziata con "A day in the life" dei Beatles nell'album "Sgt. Pepepr's..." nel 1967, aveva avuto prosecuzione con altri esperimenti più ambiziosi: dai Moody Blues di "Days of Future Passed" dei Moody Blues (1967) ai Nice di "Ars longa, vita brevis" (1968) ai Deep Purple di "Concerto for Group and Orchestra" (1969).
Una prima versione della suite di Bacalov, già con il contributo dei New Trolls, costituisce la colonna sonora del film. L'album, intitolato "Concerto Grosso per i New Trolls", e registrato fra Roma e Milano, è pubblicato dalla Fonit-Cetra sul finire dell'aprile 1971.

Il disco

La tracklist dell'album contiene cinque brani, quattro sul lato A del 33 giri e uno che occupa interamente la seconda facciata. 
Il primo, che corrisponde al primo movimento del Concerto ("Allegro"), si apre con l'accordatura degli strumenti dell'orchestra e il suono della bacchetta del direttore; è uno strumentale dalla melodia orecchiabile caratterizzato dalla presenaa del flauto di Vittorio De Scalzi, evidentemente debitore della lezione di Ian Anderson dei Jethro Tull.
Il secondo, che corrisponde al secondo movimento del Concerto ("Adagio - Shadows"), ha un andamento avvolgente sottolineato dai violini, ed è in parte cantato (su testo firmato da Sergio Bardotti, produttore del disco).

La frase "To die, to sleep, maybe to dream" è ripresa dall'"Amleto" di William Shakespeare.
Il terzo, che corrisponde al terzo movimento del Concerto ("Cadenza - Andante con moto"), si apre con il violino solista, continua con l'ingresso dell'orchestra e della chitarra elettrica, e si conclude ritornando a cadenze vivaldiane.
Il quarto, "Shadows (for Jimi Hendrix)", che riprende il tema dell'"Adagio", tiene fede al titolo, con la chitarra di Nico Di Palo che tributa il musicista di Seattle scomparso da pochi mesi.
La seconda facciata è occupata da un brano sostanzialmente "esterno" al progetto di Bacalov: sono i New Trolls da soli, che negli studi di registrazione della Fonit Cetra di Milano suonano "dal vivo" (o "come se").
Vittorio De Scalzi (a Riccardo Storti): “Il nostro scopo era... suonare in diretta, all’interno dello studio, ma come se fossimo sul palco proprio per trasmettere quell’energia e quell’amalgama sonoro che, spesso, l’incisione a tavolino non ti consente. Quella che ascolti è la carica live dei New Trolls e non un brodo annacquato”.
C'è forse un eccesso di momenti solistici, ma fra l'Hammond di Maurizio Salvi, il piano elettrico e il flauto di De Scalzi, la chitarra di Nico Di Palo e la batteria di Gianni Belleno, sostenuti dal basso di Giorgio D'Adamo, il brano è una buona fotografia del progressive rock all'italiana.
Gli ottimi risultati di vendita che salutarono il disco (undicesimo fra i più venduti del 1971, secondo le rilevazioni statistiche di "Hit Parade Italia") ne hanno fatto un piccolo classico del rock italiano, e (insieme a "Senza orario, senza bandiera") il disco per il quale i New Trolls saranno ricordati.
Il gruppo proseguirà la sua attività a lungo, e fino ad oggi, fra spin-off, continui cambi di nomi e formazioni (New Trolls Atomic System, Ibis, Tritons. Il Mito New Trolls, La Storia dei New Trolls, Il Cuore New Trolls, La Leggenda New Trolls, UT Uno Tempore, UT New Trolls, Of New Trolls).

Tracklist:

1º tempo: Allegro 
2º tempo: Adagio (Shadows) 
3º tempo: Cadenza - Andante con moto
4º tempo: Shadows (per Jimi Hendrix) 

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