L'intervista di Rockol al Re Tarantola

Storia di un artista perennemente fuori posto 
L'intervista di Rockol al Re Tarantola

Un’età adulta difficile da accettare e una quotidianità carica di energia punk: il futuro non è scritto, ma la sfiga riesce a vederci sempre bene. La nostra intervista. 

Poche cose sono certe quanto la morte e le tasse, eppure il Re Tarantola è sicuro che imparando a ridere dei propri difetti si possa vivere meglio, soprattutto in tempi pieni di giudizi frettolosi come quelli che stiamo vivendo. Perché accettare un paio di sconfitte alla fine ci rende più forti e maturi, pure se c’è da rischiare qualche figuraccia. Outsider per scelta e un po' per necessità, il musicista perennemente fuori posto non ha mai perso l’arte dell’autoironia, anche a costo di fare i conti con un senso di inadeguatezza difficile da scalfire. Un mondo sempre troppo in bilico tra disincanti e aspettative che non potevamo non farci raccontare. 

 

Il Re Tarantola perché altre bestie erano già state prese?  

Il nome è frutto di un errore di un mio amico, che una sera voleva chiamarmi come il più noto “Re Lucertola”, ma si è sbagliato e sono rimasto “Il Re Tarantola”. Appellativo non molto bello e senza neanche una storia molto appassionante dietro. Ho pensato qualche volta di allontanarmi da questo nome e farmi chiamare semplicemente Manuel Bonzi, che a 36 anni sarebbe ora, però c'è da dire che “Il Re Tarantola” mi ha permesso di crearmi un immaginario che va al di là della musica, con i disegni delle copertine e le foto dove mi si ritrae con la corona, oppure con le coroncine che portiamo per il pubblico ai concerti...  

Nelle tue canzoni c’è sempre una sorta di fatalismo da sconfitta irreversibile. La sfiga ci vede sempre così bene? 

Non è fatalismo da sconfitta irreversibile, è più una dissacrazione del mito della perenne vittoria. Un'accettazione del fatto che, anche se giustamente bisogna impegnarsi sempre al massimo, i fallimenti a volte sono inevitabili e spesso bisogna essere più forti e maturi per accettare una sconfitta che per arrivare alla vittoria. 

C’è comunque nei tuoi testi una dose di surreale umorismo che alla fine lascia aperta la porta alla speranza. L’ironia ci salverà?  

Non penso che l'ironia ci salverà, anche perché prima o poi moriremo tutti. Però l'ironia e soprattutto l'auto-ironia possono aiutare a vivere meglio. Ormai siamo talmente sottoposti a così tanti giudizi che finiamo per farci bloccare dalla paura di cosa pensino gli altri. Perciò, prendersi meno sul serio e mettere in preventivo qualche figuraccia ogni tanto non può che migliorarci come esseri umani. Tra l’altro, imparando a ridere dei propri difetti si diventa abbastanza inattaccabili, perché dall'altra parte non c'è più soddisfazione. 

Le storie che racconti sono una sorta di selfie generazionale? 

Non lo so, non penso di essere la persona adatta per dirlo, spero almeno che non risultino selfie fini a sé stessi. Di solito parlo di cose mie, di discorsi, battute, cose viste o lette, perché sono ciò che conosco meglio, ma mi piace pensare che siano situazioni in cui qualcuno si possa ritrovare. Poi logicamente se parli di selfie-generazionale con me è ovvio che parli di una generazione di quasi quarantenni, non certo di giovani trapper coi tatuaggi in faccia e i collanoni d'oro. 

Nel tuo immaginario c’è una quotidianità fatta di energia punk, slogan ad effetto e cronica disillusione. Il “no future” moderno passa da qui? 

La cosa che mi preoccupa di più del “no future” attuale, oltre alla questione ambientale, che è imprescindibile, non è l'economia, la società o i politici, ma come le singole persone si sentano sempre più in diritto di lamentarsi di qualsiasi cosa, di dare sempre la colpa agli altri, senza assumersi mai le proprie responsabilità e senza fare la propria piccola parte nel mondo. Però non so se questa era la domanda in realtà. Comunque la risposta è 42 (Cit.). 

Hai deciso di distribuire gratuitamente online il tuo ultimo album, “Scopri Come Ha Fatto Il Re Tarantola a Fare 50.000 Euro In Una settimana”, come mai?  

Lo offrivo per dare la possibilità, a chi lo voleva gratis, di scaricarlo nel formato migliore, piuttosto che prenderlo illegalmente da qualche parte. È da vent'anni che si possono ascoltare i dischi prima di comprarli, ormai mantenere l'effetto sorpresa è del tutto anacronistico. Adesso chi si interessa a un album prima lo ascolta e poi, se si affeziona, lo compra, ma difficilmente lo acquista al buio, quindi diciamo che sulle vendite non è che questa cosa influisca molto. Ora ho tolto il free-download perché pure quello è fuori moda, come i frisé ai capelli anni '90... Ormai c'è tutto in streaming, quindi il free-download risulta abbastanza inutile, se non per delle chicche da mettere in esclusiva sul proprio sito. 

Minimalista, brillante e dall’odore di tabacco: la differenza tra l’artista emergente e quello irrimediabilmente nella merda è una questione di dettagli? 

In realtà la canzone “L'artista irrimediabilmente nella merda” è una provocazione. Mi fa un po' ridere che gruppi o progetti musicali in forze da decenni, con 300 concerti, 3 dischi e un proprio pubblico, siano ancora etichettati “emergenti” solo perché non fanno parte di un certo giro. Ovviamente “serate no” davanti a poche persone possono capitare anche ai migliori perché dipendono da tanti fattori, come la promozione, il luogo, il giorno, ecc... Certo, se poi una band per tirare su qualche soldo deve farsi 5 concerti di fila a settimana suonando il lunedì e il martedì è più facile che accada. 

Il nichilismo allegro è l’arma per catturare lo spirito di questi tempi incasinati? 

Non penso così in grande, è solo il mio modo di scrivere e di non cadere nella depressione. Penso sia legato a quell'autoironia che ti aiuta a sopravvivere anche nell'assenza di punti di riferimento della vita moderna. Partire dallo star bene con sé stessi in un mondo dove non si trovano motivi per star bene, può aiutarti a trovare dei motivi per star bene. Bella questa, giuro che non l'ho trovata su siti tipo frasiprofonde.it! 

Sgangherato per scelta o per necessità? 

Direi entrambi, elogiare l'imperfezione e “l'umanità” della musica, come dell'esperienza artistica, permette di trasmettere messaggi pure con pochi mezzi. Poi non è che abbia fatto un patto di sangue con il Lo-Fi... In ogni caso, mi piace ancora registrarmi le cose a casa e a ogni album si impara qualcosa in più e si migliora. Ci tengo comunque a precisare che seppur apprezzi un approccio “nouvelle vague”, inteso come lavorare con quello che si ha o con quello che ci si può permettere, non amo affatto le cose fatte superficialmente. Mi piace, anche quando ascolto altro, percepire l'impegno che c’è dietro, al di là dei gusti che possono essere condivisi o meno. 

Il prossimo disco come sarà? 

Il prossimo disco non so neanche se ci sarà.

Ho registrato dei pezzi nuovi, che mi pare suonino meglio delle cose registrate precedentemente. Ho un tot di canzoni che dovrebbero essere abbastanza per farne un disco, perché mi piace lavorare ancora così, ma allo stesso tempo non credo che questa sia più l'epoca degli album, almeno non nel senso tradizionale del “fai uscire un singolo, poi un album, poi un altro singolo”. Penso che ora sia più proficuo e più interessante pubblicare dei singoli, dedicarci la dovuta attenzione anche sulla parte video e poi, al massimo, raccoglierli in un album qualche anno dopo. Alla fine, questa cosa di creare un progetto in grado di andare oltre la musica, per dare forma a un personaggio, occupandosi dei video e di quant'altro, o di cercare nuove soluzioni artistiche, mi ha sempre interessato. .

Comunque, se il tema principale dello scorso disco era la sfiga, in queste nuove canzoni mi pare che il tema fondamentale sia la vecchiaia, intesa come quella di chi supera i 35 e si avvia dritto verso i 40, quindi della transizione definitiva dalla gioventù all'età adulta. Piuttosto in futuro mi piacerebbe fare un disco pensato per il vinile, magari in acustico, chitarra e voce, proprio perché il vinile lo vedo un supporto di musica da bluesman anni '30 o '40, chitarra e voce appunto 

Hai diviso il palco con personaggi come Caparezza, Tre Allegri Ragazzi Morti, Marta Sui Tubi e molti altri ancora, in più di 300 concerti in giro per l’Italia e ora, parafrasando il titolo del tuo ultimo tour “Suono per pagarmi le multe che prendo quando vado in giro a suonare”, quelle multe adesso rischiano more notevoli, purtroppo... 

Sicuramente il periodo non è dei migliori, ma prendiamolo come un'opportunità. Questa pausa magari porterà a un periodo di nuovo entusiasmo verso la musica dal vivo: ad esempio, l'estate scorsa nel periodo in cui hanno riaperto un po', ho fatto dei concerti in acustico tra i più divertenti della mia carriera. Magari si scopriranno nuovi modi di approcciarsi alla musica che all'inizio faranno pure storcere il naso, ma che poi potrebbero diventare pratica comune. Credo comunque possano uscire della novità molto belle. Da parte mia penso d'aver scritto, prodotto e registrato alcune delle mie canzoni migliori perché per la prima volta dopo tanto tempo ho potuto dedicare tutte le ore necessarie alla produzione dei pezzi senza dover star dietro a concerti/lavoro/vita tutto di corsa come al solito. Lo scopriremo solo vivendo (cit.). 

Nel brano “Il mio migliore amico di Facebook” non credi di aver anticipato il futuro? 

Penso di sì :) Certo con il lockdown è diventato proprio realtà. Tra l'altro il problema è che le canzoni escono sempre con alcuni anni di ritardo rispetto alla loro effettiva produzione. Questo brano l'avevo scritto tre anni prima della sua pubblicazione nel 2014, quindi posso dire che ero davvero avanti, ma quando è uscito alla fine ero ormai in ritardo con un tema già trito e ritrito. Comunque anche con “L'artista irrimediabilmente nella merda”, vista la situazione attuale, penso di essere stato un precursore. 

Alla fine, puoi dirci come ha fatto il Re Tarantola a fare 50.000 euro in una settimana? 

Per saperlo dovete iscrivervi al video-corso esclusivissimo. 

Costa 5.000 euro.  

Massimo 10 iscritti. 

Perché è esclusivo. 
 

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