La presa in giro dei Blur al festival di Sanremo

Sul palco del teatro Ariston, nel 1996, la band inglese guidata da Damon Albarn si presentò in formazione rimaneggiata e ridotta.
La presa in giro dei Blur al festival di Sanremo

Di storie da raccontare il festival di Sanremo ne ha a decine, a centinaia, a migliaia.

Di ogni genere, di ogni tipo: a colori e in bianco e nero. Per ognuna delle sue settantuno edizioni si potrebbe scrivere un romanzo. L'episodio riportato nelle prossime righe ebbe luogo sul palco del teatro Ariston la sera del 20 febbraio 1996, quando, in veste di ospiti o super ospiti (perché a Sanremo è tutto super), si esibirono i Blur. O meglio, si sarebbe dovuta esibire la band britannica, perché se andate a riguardarvi il filmato della serata vi potete ben rendere conto che ad esibirsi fu una formazione alquanto inedita. Infatti, oltre al cantante Damon Albarn e al batterista Dave Rowntree non c'era nessun altro dei suoi componenti. Il chitarrista Graham Coxon è sì presente, ma sottoforma di cartonato. Una cosa davvero surreale.

Venticinque anni fa, al festival della canzone italiana, la pattuglia dei grandi ospiti internazionali fu nutrita come non mai: da superstar come Bruce Springsteen (che non volle sul palco Pippo Baudo), Bon Jovi, Cher, Tina Turner e Céline Dion a virtuosi come Pat Metheny e George Benson, fino ad Alanis Morrissette e Cranberries passando per stelle del pop come East 17 e Take That, il backstage dell'Ariston nel 1996 era affollato e prestigioso come non mai. E lì in mezzo c'erano anche i Blur.

Un anno prima la band capitanata da Damon Albarn aveva pubblicato "The Great Escape", il disco che in pieno periodo Cool Britannia gli era valso, grazie al singolo "Country House", che nelle chart aveva sconfitto "Roll With It" degli Oasis, la vittoria nella 'battaglia del britpop', ma il gruppo aveva la testa già proiettata in avanti, a cosa sarebbe venuto dopo. E lo sforzo per immaginare un futuro non era facile: le relazioni tra i quattro elementi del gruppo iniziarono a farsi tese. A dare segni di insofferenza, in particolare, era Graham Coxon, che iniziava a trovare insopportabile l'atteggiamento da rockstar del bassista Alex James e la mania di controllo di Albarn. Insomma, non proprio la migliore delle situazioni.

Quando arriva l'invito a partecipare al festival di Sanremo i Blur non possono non sapere del playback imposto a tutti gli ospiti musicali. C'erano passati gruppi molto più grandi di loro, come, per esempio, i Queen nel 1984. Il quartetto inglese accetta comunque, ma fa a modo suo.

Maestro di cerimonia al festival quell'anno era (come molte altre volte) Pippo Baudo, un gigante della televisione italiana, ma anche quanto di più ecumenico e istituzionale. Damon Albarn era un ventottenne (domani, martedì 23 marzo ne compie cinquantatre) che si sentiva in cima al mondo, e che per un sacco di ragioni - giuste o sbagliate che siano - si sentiva in dovere di dissacrare tutto il dissacrabile. Così, mentre il padrone di casa li presenta come "un complesso inglese, da cinque anni alla ribalta con grande prestigio", azzardando addirittura un paragone ai Fab Four "per via dei testi", Albarn irrompe sul palco in maniera un poco strafottente con passo militare marciando alle spalle del padrone di casa, che - pur disorientato - riesce a rimanere compassato e professionale. Ma quello era solo l'inizio.

All'attacco di "Charmless Man", uno dei singoli dell'album "The Great Escape", la regia inquadra il faccione del cartonato a grandezza naturale di Graham Coxon, posto alla destra del frontman: dietro alla batteria c'è Dave Rowntree, che mima dignitosamente la sua parte, ma al basso c'è Smoggy, la guardia del corpo di Damon Albarn, che - capello ossigenato, occhiali improbabili e parka d'ordinanza - assomiglia ad Alex James solo per quanto riguarda l'altezza. In pratica, al festival di Sanremo nel 1996 i Blur si presentarono con metà organico, incassando comunque il gettone di presenza e prendendo pure per i fondelli l'audience italiana: quella presente in sala e quella ben più numerosa, nelle case, davanti al televisore.

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