Madame racconta le parole chiave del suo primo album

Intervista all’artista vicentina che, attraverso dei vocaboli simbolo, spiega il suo progetto e i sentimenti che lo reggono.
Madame racconta le parole chiave del suo primo album
Credits: Mattia Guolo

Madame: 19 anni, 16 canzoni, 9 collaborazioni, un mare di produttori per il suo primo album, semplicemente intitolato “Madame”, in uscita oggi dopo la partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “Voce”. È un disco fluido, eterogeneo nei suoni, che oscilla fra il rap, il pop e il cantautorato, impregnato di immagini, di suggestioni, di pezzi di carne e di vita tangibili, ma anche di sentimenti e sensazioni immateriali. Le parole, nella musica di Madame, volano libere, ma hanno anche un peso come i 21 grammi dell’anima. Proprio attraverso delle parole simbolo abbiamo chiesto a Francesca Calearo e al suo alter ego di raccontarci il disco.

Istinto

Non è solo il titolo della prima canzone, ma anche l’approccio con cui hai lavorato al disco. Istinto, spesso, è anche verità. “La menzogna è una prigione” canti in “Bugie”. L’istinto è anche immediatezza, proprio come dimostra il freestyle “Amiconi”.

“Istinto è una parola molto ricorrente anche nella mia vita di tutti i giorni perché è la parte più animale e libera, forse apparentemente. Mi sono avvicinata alla lavorazione di questo album fregandomene un po’ di tutto. Ho fatto quello che volevo, chiamando chi volevo, dicendo tutto quello che volevo dire. Ho lavorato principalmente d’istinto. L’istinto è collegabile alla verità e anche al nostro subconscio, è proprio dove essa risiede. Noi possiamo anche mentire 24/7, però il nostro cervello, il nostro subconscio, sa la verità. Non è un caso che le macchine della verità siano legate alla frequenza cardiaca: il nostro corpo, quando sa il vero, ce lo indica senza mezzi termini”.

Famiglia e paranoie

In diversi pezzi ti rivolgi ai tuoi genitori come in “Mami Papi” e “Bamboline boliviane”. Ci sono anche degli estratti di messaggi audio fra te e tua madre in una continua altalena di amore e odio. E fra questi sentimenti sembrano sbucare anche delle paranoie.  

“Parto dalle paranoie. Si tratta di una condizione mentale in cui si trovano tantissime persone soprattutto della mia età. Ma non solo, anche più grandi. In questo mondo super tecnologico, pieno di input, la paranoia è quasi un ingrediente fondamentale del piatto della vita. Sembra che non possa non esistere. Io, nel mio caso, quel tipo di condizione la riassumerei di più nella parola ‘ansia’. Io vivo più immersa in quest’ultima perché è più istintiva. Per questo è nelle mie canzoni. Ho la fortuna di vivere con la mia famiglia, di condividere con loro gioie e dolori. Amore e odio, appunto. Io non sono una credente, ma la Bibbia dice ‘odia tua madre e tuo padre se ti impediscono di inseguire il disegno divino’. È capitato che io li abbia odiati per seguire quello che sentivo. Ma è stato sempre un odio positivo, mosso da un distacco, dalla voglia di lasciare il nido. Ti dico con sincerità: secondo me dovresti intervistare loro su questo tema perché, alla fine, sono loro che sopportano me in realtà (ride, ndr)”.

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Sesso e amore

Brani come “Clito”, “Nuda”, “Mood” parlano di corpi, di fisicità, di sesso. Un tema che fa da specchio con l’amore come in “Voce”, “Baby”, “Il mio amico”.

“L’amore si esprime con la fisicità, ma non è per forza il contatto fisico, anche la ricerca del distacco è rilevante. Per me è importante la fisicità, ma anche l’assenza di quest’ultima. Io e la mia migliore amica ci ‘smarmelliamo’, sembriamo due cagnetti al parco. Pure con mia madre sono così, la strizzo e la abbraccio sempre. Anche questa, per me, è un’espressione alta d’amore. Quando sono innamorata veramente di una persona tendo a metterla su un piano più alto, quasi a distaccarmene invece. Nel disco ci sono tante facce dell’amore, praticamente in tutte le canzoni si parla di questo sentimento, non per forza quello di coppia che forse è il meno trattato. Sento amore ne ‘Il mio amico’, sento amore e odio in ‘Amiconi’, mentre la fisicità è straripante in ‘Nuda’, che è un viaggio mentale fatto di immagini come un quadro di Pollock”.

Morte

In “Babaganoush” (salsa di origini medio orientali) e in “Tutti muoiono” svolazza la morte fra crudezza, leggerezza e poesia.

“Dalla morte non si può fuggire. Considerarsi immortali è una perdita di tempo. Spesso siamo dei procrastinatori seriali. Ci ripetiamo ‘lo faccio domani’. Io cerco di vivere in modo diverso, penso: ‘potrei morire domani’. E quindi mi muovo, faccio subito quello che penso. Ho visto persone care vicino a me morire e questo mi ha fatto riflettere sulla nostra presenza sulla Terra (la morte del nonno, ndr). La morte è affascinante tanto quanto l’amore, per questo motivo la affronto nelle mie canzoni”.

Spirito

Dici di non essere credente, ma non rifuggi la spiritualità.

“Lo spirito per me è emozione, è quello che sento e che finisce nelle canzoni. Sono i miei desideri, le mie paure, le mie speranze. Non sento in questo momento la necessità di appoggiarmi a una figura come Dio, ma questo non vuol dire non saper ascoltare. Soprattutto se stessi. Ascolto il mio corpo, la mia mente. Ascolto gli altri. È il primo passo per l’empatia. Nel disco parlo di me, nel prossimo forse non sara così. Mi sento acome un autoparlante degli altri, parlo in prima persona, ma è la loro voce. La spiritualità è anche questo: entrare per qualche minuto nel corpo del prossimo. Poi io sono donna: per natura sono portata all’accoglienza. ‘Voce’ è un pezzo spirituale, ma quello più spirituale in assoluto è ‘Nuda’”.

Vergogna

Nella traccia finale del disco ti metti a raggi x in modo potente. Racconti di atti sessuali e violenze su te stessa finalizzati a un’accettazione da parte degli altri. Canti: “ho tagliato i miei braccetti col rasoio blu per mandare foto in giro e farmi problematica”.

“Non è stato né doloroso né catartico realizzare questo pezzo. Sono una persona che si studia tantissimo, si analizza. Prima di portare quei pezzi di vita nell’arte avevo già fatto i conti con il mio passato. Il pezzo ‘Vergogna’ in realtà mi gasa perché fa felice la bambina che c’è in me, l’anima più infantile e immatura che custodisco. Dentro ci sono richieste di aiuto e di attenzione, per questo la bambina è felice. Per la ‘me’ più razionale, invece, è stata una liberazione. E ti dico di più: vorrei che arrivasse il vero messaggio anche a chi ascolta. Vorrei che le ragazze parlassero di se stesse e della propria intimità in modo libero. Parlatene. Massimo Pericolo e Fabri Fibra ci sbattono la loro vita in faccia, per questo sono dei grandi. Che cosa c’è di più umano, vero e spirituale se non raccontare quello che abbiamo dentro?”.

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