Più di 180 grammi. Il peso crescente del vinile nella musica.

Vendite in forte crescita durante la pandemia. Quali le ragioni, quali i significati, quali le implicazioni positive.
Più di 180 grammi. Il peso crescente del vinile nella musica.

Secondo le statistiche pubblicate le scorse settimane dalla RIAA nel suo report annuale sulle vendite musicali negli Stati Uniti riferite al 2020, siamo di fronte al rinascimento del vinile. Non esattamente una breaking news, vero. Ma un'interessante conferma che porta con sè alcuni dati e diverse implicazioni per la nostra industria e la cultura della nostra società.

I dati, per cominciare. Le vendite di vinile in America sono cresciute nell'ultimo anno quasi del 29%. Esse, inoltre, hanno superato quelle generate dai CD. Queste curve si inquadrano in un contesto di crescita generalizzata per la musica registrata, con un fatturato in aumento nel 2020 del 9.2% se misurato con i prezzi al dettaglio (l'ammontare complessivo è di $12.2 miliardi a valori retail) o dell'8,9% se misurato con prezzi all'ingrosso (l'ammontare complessivo è di $8 miliardi a valori wholesale). Una tendenza che prosegue ininterrottamente da 5 anni.

Su questo sfondo, la crescita del 28,7% delle vendite di vinile, che realizzano un fatturato di $ 626 milioni (pari al 5,2% dei ricavi totali da musica registrata, acquisisce proporzioni meno bombastiche. Eppure fa riflettere. Per la prima volta dal 1986, il vinile vale più del CD (che continua il suo declino con un -23%). Le vendite fisiche riescono a rimanere piatte (la loro quota è di $ 1,1 miliardi) anzichè crollare grazie ad una tecnologia antica che le sostiene mentre una di molti decenni più giovane che è umiliata dal digitale farebbe di tutto per inabissarle. Dev'essere che la tecnologia, qui, non è un fattore.

Per dire: l'articolo commerciale fatto di cloruro di polivinile di maggiore valore dell'anno passato è un oggetto che si chiama "When We All Fall Asleep, Where Do We Go?". Già: il vinile più venduto dell'anno è quello della vecchia Billie Eilish.

Si fa un gran parlare dell'iniquo valore attribuito alla musica ai nostri tempi. Giustamente. E' sostanzialmente vero che la sua uber-presenza digitale la riconduce a tappezzeria o a prodotto di risulta in molti frangenti. Quasi a utility. Le conseguenze di un percepito del genere sono ovvie, e gravi: va a detrimento del significato culturale della musica popolare e stronca le carriere e i mezzi di sussistenza di chi la musica la crea.

Per questo oggi prendo a cuore la questione del vinile che, con il suo misero 3,6% di fatturato sul totale (in U.S.A.), nel 2021 pesa a mio avviso molto più dei canonici 180 grammi di una delle sue unità. E' il simbolo, ma anche il tramite, attraverso il quale la musica anzichè venire ridimensionata può trascendere i suoi confini e sfociare nell'arte, nel collezionismo, nell'arredamento, nella cultura. Per qualcuno ci entra per le ragioni sbagliate e finendo sugli scaffali torna a fare da tappezzeria, invece di fare cultura. Personalmente, porto volentieri a casa il risultato.

Ritengo interessante notare come la rinascita del vinile passi molto dalla tecnologia digitale che pareva avere spinto il giradischi verso la pensione circa 30 anni fa. 

Esiste un tag che fa faville, qua fuori, ed è #vinyl. Ma è solo un tag all'interno di un fenomeno ben più ampio, che si chiama Vinyl TikTok. Su TikTok il tag ha toccato il miliardo di views. Accade perchè sulla piattaforma di video sharing più celebre del pianeta albergano migliaia di giovani collezionisti.

Se vogliamo ascrivere il fenomeno alle rarissime ricadute positive della pandemia, forse non sbagliamo: è una possibilità. E - forse - attribuendo un'importanza eccessiva a Vinyl TikTok nella crescita del vinile rischiamo di esagerare. Ma è un fatto che una comunità crescente si sta aggregando intorno a migliaia di fans della musica, nati dopo l'inizio del declino del CD, legati dal collezionismo di vinili. Ci sono diciottenni che postano video perfettamente editati delle loro collezioni immense, con commenti su singoli articoli in loro possesso, che generano centinaia di migliaia di views.

Sulla connessione tra teenager e vinili vale la pena notare due aspetti. I vinili sono relativamente cari, come prodotti. E il loro riposizionamento, che passa attraverso valori diversi da quelli intrinsechi alla musica (anche se il peso della fedeltà e della qualità vanno tenuti in debito conto), sta avvenendo in un panorama in cui, purtroppo, i negozi di dischi sono vicini all'estinzione. Il che comporta alcune conseguenze anch'esse degne di nota:

- un'efficienza indiscutibile delle vendite fisiche online, probabilmente agevolate dalla facilità di pre-ascolto digitale

- un potenziale per canali di distribuzione alternativi a quelli del passato, che potrebbe benissimo passare da punti vendita non musicali per generare poi un effetto alone intorno al feticcio-vinile (negli Stati Uniti, catene ascrivibili alla classe lifestyle retail come Urban Outfitters, vendono da anni vinili vintage)

- la probabile tenuta, in Italia, dei progetti di vendita del vinile nelle edicole, terreno di competizione di grandi gruppi editoriali come De Agostini, Mondadori e RCS

- un rilancio del mercato dell'usato

- un forte rimbalzo dell'indotto, inteso come eco-sistema hi-fi nel suo complesso: giradischi, casse e accessori sono il ponte ideale per unire qualità di ascolto, collezionismo e arredamento.

Vinile e Gen Z. Però.

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