Ivan Cattaneo, le canzoni della sua vita scelte da lui

L'elenco dei brani legati a filo doppio nella memoria del musicista bergamasco.
Ivan Cattaneo, le canzoni della sua vita scelte da lui

Quattro anni fa, in occasione del suo compleanno, che festeggia nella giornata di oggi, chiedemmo a Ivan Cattaneo di svelarci quali siano le canzoni 'più' della sua vita, le canzoni che, per un qualsiasi motivo, a lui libera scelta, sono le sue preferite. Il musicista bergamasco, sempre cortese, ci segnalò trovate più sotto. Auguri Ivan!

Fare una valigia, compilare una raccolta a te preziosa, fare una scelta fra pochi amori da portare nel cuore o su un’isola deserta, non è cosa certamente facile. Avrei potuto compilarne almeno altri sette di elenchi di canzoni che rimembrano la storia, l’udito del mio aver vissuto! Si sa, la musica è soggettiva, e soprattutto alcune canzoni, proprio come alcuni odori, sono lì a ricordarti particolari e struggenti momenti di tutta la tua vita. Ed è proprio per questa soggettività che non ho fatto una classifica di canzoni belle o brutte, ma di canzoni legate alla mia memoria, che in questo caso non è collettiva, ma personalissima e spesso incondivisibile.

(Ivan Cattaneo)

Billy Paul, “Me and Mrs Jones”

Una bellissima soul-song anni ‘70 con arrangiamento sofisticatissimo e atmosfere da scopata garantita. Mi ricorda le domeniche sera negli anni ’70, in pizzeria con tutti i miei amici, e poi in discoteca, e poi a volte…

Beatles, “Fixing a hole”

Una canzone non certo di primo piano dell’album “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band”: forse proprio perché rispetto al pop beatlesiano questa risulta molto più jazz. Mi ricorda quando frequentavo il liceo artistico, nel 1967, e facevo i compiti nel pomeriggio ascoltando questa canzone di pioggia di fumo di sigaretta e di jazz.

David Bowie, “Life on Mars?”

E’ una cattedrale melodica costruita come la molteplice sfaccettatura abbagliante di un diamante, Ed è cantata da una delle più estetiche e innovative icone del ‘900. Mi ricorda quando a Londra in Earl’s Court facevo lo sguattero a 500 metri da dove lui invece nello stesso istante si esibiva come Ziggy Stardust.

Beatles, “Come together”

Mi ricorda i primi festini fra quindicenni, e ricordo che la staticità, il pudore adolescenziale, il rurale anacronismo dell’Italia di allora, cozzavano nettamente e stridevano invece con questo pezzo che era davvero il futuro, la psichedelia sincopata della musica che avrebbe cambiato il mondo!

Antonio Carlos Jobim, “Samba de Uma Nota Só”

Ho messo questa, ma avrei potuto metterne almeno altre 40 di canzoni di quella mirabile scuola Brasiliana chiamata bossa nova. La bossa nova è stata una meteora musicale nata negli anni Cinquanta, ma poi quasi subito purtroppo imbastardita tradita e riamalgamata con il samba più cheap e popolare. Mi ricorda momenti più recenti, di circa 8 anni fa, di quando a Copacabana ho conosciuto la “vera” ragazza di Ipanema, Heloísa Pinheiro, che quando ispirò la canzone era poco più che una ragazzina… e Vinicius de Moraes e Antonio Carlos Jobim la corteggiavano solo con gli occhi, là sulla spiaggia, rasentando una sospetta pedofilia ante litteram!


Donna Summer, “I feel love”

L’anello di congiunzione fra la discomusic e l’elettronica, e mettiamoci anche il pop-rock. Il giro di basso era ossessivo, sconvolgente & coinvolgente, l’essenzialità, il minimalismo della scuola elettronica di Monaco veniva portato all’orecchio di tutti – ma soprattutto nelle gambe di tutti - grazie a Giorgio Moroder.


Fabrizio De André, “La canzone dell’amore perduto”

Almeno una canzone italiana ci voleva, un De André romantico e soffuso, uno dei suoi gioielli più rari. Nel 1971 per almeno dieci mesi ho ascoltato solo Beatles, De André e Deep Purple: una atipica marmellata anomala! De André quando ero triste, i Beatles quando volevo evadere dal paesello, e i Deep Purple quando ero incazzato!


Henry Mancini, “Scandalo al sole”

E’ la colonna sonora della mia vita, legata ad un’immagine bellissima: mia madre, il suo vestito a fiori di seta, il sole abbagliante che entra nella stanza, una domenica pomeriggio, lei mi abbraccia e mi riempie di baci, e il giradischi della vicina, ad altissimo volume, manda a ripetizione (probabilmente era rotto…), questo tema melodico meraviglioso.


Sakamoto, “Sweet revenge”

Non è una canzone, ma uno sconvolgente stato dell’anima, una meditazione atea, un capolavoro! Quando l’ascolto finisco sempre col piangere.


Ivan Cattaneo, “Male bello”

Per deformazione professionale, per questioni inevitabili di ego e per memoria musicale auto-vissuta, insomma… una mia creatura ci doveva anche essere, in questa lista. Mi ricorda un amore folgorante & carnale, avevo 21 anni ed ero innamorato di un mezzo delinquente, una cosa alla Jean Genet, per intenderci, ma riportata e vissuta nei ’70. E poi la rivoluzione sessuale, Londra, poi Milano con l’austerity... Una canzone scritta direttamente sulla mia pelle, vertigine irresponsabile, ma coraggiosa per quei tempi! E infine capita e reinterpretata anche da Patty Pravo.

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