‘L.A. Woman’: l’ultimo capitolo dei Doors con Jim Morrison

Il 19 aprile 1971 usciva l’ultimo album dato alle stampe dalla band losangelina prima della morte del suo frontman, tra i migliori lavori discografici del gruppo.
‘L.A. Woman’: l’ultimo capitolo dei Doors con Jim Morrison

“Una specie di ode a Los Angeles…. e a una donna allo stesso tempo”: così Ray Manzarek nella sua autobiografia (“Light my fire: la mia vita con Jim Morrison”) ha ricordato le parole dette da Jim Morrison sul significato del titolo di “L.A. Woman”, il sesto album in studio dato alle stampe dai Doors, uscito pochi mesi prima che il loro frontman venisse trovato senza vita a soli 27 anni il 3 luglio 1971 nella vasca da bagno del suo appartamento in Rue Beautreillis, a Parigi. 

Il disco, pubblicato il 19 aprile 1971 e ricordato come uno tra i migliori lavori della discografia della band losangelina, era l’ultimo album di inediti previsto dal contratto stipulato con l’Elektra Records, dopo il quale i componenti del gruppo sarebbero stati liberi da qualsiasi vincolo contrattuale. Proprio per questo, Morrison decise di lasciare l’America quando non era ancora ultimato il mixaggio di “L.A. Woman” - e prima che il disco facesse il suo ingresso nei mercati - per volare in Francia, con l’obiettivo di lasciarsi definitivamente alle spalle l’immagine di leader carismatico che per anni lo aveva definito e dedicarsi esclusivamente alla poesia. A Parigi, però, Jim Morrison andò incontro alla sua fine, rendendo di fatto “L.A. Woman” l’ultimo album realizzato dai Doors con il loro frontman.

Prima di “L.A. Woman”

A seguito del famoso concerto tenuto dai Doors al Dinner Key Auditorium di Miami l’1 marzo 1969, mentre un’ondata di conservatorismo investiva il paese dopo l’insediamento di Richard Nixon alla Presidenza degli Stati Uniti, e delle accuse per atti osceni in luogo pubblico contro Jim Morrison, la band si vide annullare un intero tour.

Oltre allo stop delle attività dal vivo del gruppo durato alcuni mesi, ai problemi con la legge di Morrison e alla sua crescente dipendenza dall’alcol, a minare l’integrità della band in quell’anno ci pensò anche l'accoglienza negativa da parte della critica specializzata del suo quarto disco, “The soft parade”, uscito il 18 luglio 1969 e di cui Alec Dubro nell’anno della sua uscita sulla rivista statunitense “Rolling Stone” scrisse: “Con questo album, i Doors sembrano essere nelle fasi finali della stitichezza musicale. Morrison ammette che non hanno fatto alcun nuovo materiale in tre anni e, a meno che non accada qualcosa di drastico, il prossimo album dovrebbe essere un epitaffio”. Tuttavia fu proprio il successore di quel lavoro non accolto favorevolmente dalla critica a rianimare la carriera dei Doors e a riportarli ai fasti delle loro precedenti prove sulla lunga distanza. Il gruppo debuttò nel mercato del disco nel 1967 con il suo album eponimo, a cui fecero seguito nello stesso anno “Strange days” e nel 1968 “Waiting for the sun, l’unico album della band a raggiungere la vetta della classifica degli album più venduti negli Stati Uniti stilata da Billboard e il primo album a raggiungere un successo notevole anche nel Regno Unito, piazzandosi alla posizione numero 16 della UK Albums Chart.

Con “Morrison Hotel” i Doors tornarono ai suoni delle loro radici rhythm and blues, riabbracciando le sonorità blues e rock dei loro primi lavori e abbandonando gli archi e fiati di “The soft parade”. Il tour a supporto del quinto album in studio dei Doors vide Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore tornare a portare la loro musica in giro per gli Stati Uniti, mentre il loro frontman entrava e usciva dalle aule di tribunale per il processo del concerto di Miami, facendo tappa anche in Canada e arrivando fino sull’Isola di Wight, al largo dell'Inghilterra nel Canale della Manica, dove il 29 agosto 1970 la formazione losangelina si esibì sul palco di uno dei festival più importanti del tempo. Tuttavia l’attività dal vivo dei Doors si interruppe nuovamente qualche mese dopo, sempre a causa degli eccessi e dall’abuso di alcol di Jim Morrison, che non riuscì mai a liberarsi da quella dipendenza che lo stava prosciugando della sua forza vitale, neanche dopo aver realizzato il suo sogno pubblicando la primavera precedente il suo libro di poesie “The lords and the new creatures”. 

Poco dopo la sentenza definitiva del processo per i fatti di Miami, che il 30 ottobre 1970 condannò Morrison a 500 dollari di multa e sei mesi di carcere - che l’artista potè evitare facendo ricorso, anche se poi il processo di appello non si tenne mai perché il cantante, nel frattempo trasferitosi nella capitale francese, morì a luglio del 1971 - la band cominciò a lavorare al suo sesto album in studio, “L.

A. Woman”. Alcune delle canzoni che sarebbero confluite poi nell’ultimo disco dei Doors vennero presentate dal vivo dal gruppo durante due show. Il primo si tenne l’11 dicembre 1970 a Dallas, in Texas, e il secondo andò in scena il giorno seguente al Warehouse di New Orleans, dove Jim Morrison si esibì per l’ultima volta in assoluto con la sua band. Durante il concerto, infatti, Jim collassò sul palco, non riuscendo a portare a termine lo spettacolo, e dopo quella esibizione i Doors decisero di sospendere le performance dal vivo dato il cattivo stato di salute fisica e mentale del loro frontman. Lontano dai palchi il gruppo ebbe tempo di dedicarsi completamente alla realizzazione di “L.A. Woman”.

La formazione che realizzò “L.A. Woman”

I Doors entrarono in sala di registrazione, al Sunset Sound Recording, a novembre del 1970 per registrare le prime versioni dei brani che avrebbero composto il loro nuovo album: “Riders on the storm”, “Love her madly” e “L.A. Woman”. I pezzi, distaccandosi dalle tracce di “The soft parade”, riprendevano quel ritorno ai suoni dei primi lavori della band di “Light my fire” iniziato con “Morrison Hotel”. Paul A. Rothchild, produttore di tutti e sei gli album dati alle stampe dal gruppo fino quel momento, però, era insoddisfatto da come suonavano quei nuovi pezzi e decise di non lavorare insieme a Morrison e soci su “L.A. Woman”. Rothchild, oltretutto, era sconfortato per la prematura scomparsa di Janis Joplin, con cui aveva lavorato sul secondo e ultimo album della cantante, “Pearl”, avvenuta il 4 ottobre 1970. 

La band allora scelse di produrre il suo sesto album in studio in proprio, affidando il ruolo di coproduttore al suo tecnico del suono di lunga data, Bruce Botnick. I Doors, inoltre, decisero di lasciare i Sunset Sound e di registrare “L.A. Woman” nel loro spazio prove, improvvisando uno studio di registrazione, adibito in un edificio a due piani a Santa Monica Boulevard a Los Angeles. Qui la formazione statunitense si circondò di altri artisti per dare corpo al suono robusto dalle venature blues del suo nuovo album, chiamando a suonare nel disco il bassista Jerry Scheff, dal 1969 al fianco di Elvis Presley sia in studio di registrazione che sul palco, e il chitarrista ritmico Mark Benno. 

“I'm a Changeling / See me change”

L’apertura di “L.A. Woman” è affidata al groove funk ritmico di “The changeling”, che prende il via con l’invito di Jim Morrison a lasciarsi andare con quel: “Get loose”. Attraverso questa canzone il frontman dei Doors, che scrisse questo brano riprendendo un testo da lui abbozzato nel 1968, voleva raccontare il suo costante cambiamento. “I'm a Changeling / See me change”, recita il ritornello del brano, come un avvertimento verso il continuo cambiamento di Morrison, negli anni passato da essere un adone magnetico a essere la controfigura barbuta di se stesso. Allo stesso tempo con “The changeling” i Doors raccontavano anche i continui mutamenti e i vari avvenimenti che avevano attraversato gli Stati Uniti d’America negli anni. 

Il leader dei Doors in qualche modo cantò il suo cambiamento anche in “Been down so long”, riflettendo sul processo per il concerto di Miami e sull’impatto che ebbe su di lui (“Well, I've been down so Goddamn long / That it looks like up to me” ), oltre a sottolineando le continue ostilità delle autorità nei confronti dell’intera formazione.

Il disco propone poi “Cars hiss by my window” e il primo singolo estratto da “L.A. Woman”, “Love her madly”, che raggiunse l’undicesimo posto della classifica dei singoli Billboard hot 100. Il brano, scritto dal chitarrista Robby Krieger e ispirato dai quotidiani litigi con la fidanzata Lynn - poi diventata sua moglie -, si caratterizza per l’uso del Vox Continental da parte di Ray Manzarek e per la sezione ritmica sostenuta da Robby Krieger e John Densmore, affiancati da Scheff al basso e Benno. 

"Mr. Mojo Risin’"

La title track di “L.A. Woman”, una dedica di Jim Morrison alla città di Los Angeles, si apre con suoni stridenti, seguiti poi dalla chitarra e dal piano elettrico di Manzarek. “Are you a lucky little lady in the City of Light? / Or just another lost angel?”: questo le parole di Morrison per rivolgere un'ode alla metropoli californiana. La voce del cantante è piena di ritmo e segue le linee di basso e la batteria. A un certo punto del brano Morrison rallenta per ripetere come un mantra l’anagramma del suo nome, “Mr. Mojo Risin’”, prima di ridare velocità alla canzone insieme al batterista Densmore e urlare il suo saluto finale a Los Angeles.

Nel disco arriva poi “L’America”, brano che il regista Michelangelo Antonioni ha rifiutato di includere nella colonna sonora del suo film “Zabriskie Point”.

Dopo questo viaggio “down to L’America”, un pezzo musicalmente sperimentale dove il paese è evocato dal suono di maracas e dalle tonalità dell’organo, Morrison attraversa la sua infelicità nella successiva traccia, la ballad folk-rock "Hyacinth House”, con la musica composta da Manzarek. L’evoluzione musicale del quartetto per “L.A. Woman” era radicata nel blues, in quel ritorno alle sue origini. A testimonianza di ciò l’album include l’interpretazione che i Doors, rifacendosi alla versione di John Lee Hooker, fecero del classico blues “Crawling king snake”, una canzone a lungo suonata dal vivo dalla band con il suo frontman, da sempre ammiratore dei bluesman.

"Riders on the Storm"

Dopo "The WASP (Texas Radio and the Big Beat)”, la conclusione di “L.A. Woman” è affidata a uno dei capolavori dei Doors, “Riders on the Storm”. L’ultimo brano registrato da Jim Morrison prima di morire, in un paesaggio sonoro di fulmini e pioggia con un suggestivo giro di basso sostenuto dal piano e dalla chitarra, racchiude l’anima carismatica e poetica del Re Lucertola. Scavando nella parte più profonda di Morrison, l’ultima traccia del disco è inoltre impregnata di un senso di inquietudine e di dramma (“There's a killer on the road / His brain is squirmin' like a toad”). Nella canzone, nata da una jam sul pezzo country scritto da Stan Jones e portato alla popolarità da Vaughn Monroe, “Ghost riders in the sky”, trova spazio anche una richiesta d’amore “Girl you gotta love your man / Take him by the hand / Make him understand”. La storia dei “cavalieri nella tempesta”, costretti a vagare in questa vita come “un cane senza un osso”, così malinconica e avvolgente allo stesso tempo, chiude uno degli album riconosciuti ancora oggi come uno dei più importanti della storia del rock. 

Dopo “L.A. Woman”

“‘L.A. Woman era come tornare a casa. Era semplice, era blues e racchiudeva l’essenza di cosa eravamo”, ha dichiarato John Densmore nel documentario “Mr.Mojo Risin': the story of ‘L.A.Woman’” a proposito dell’ultimo disco realizzato dai Doors con il loro frontman, la fine del viaggio di Jim Morrison con la sua band. L’album ricevette recensioni per lo più positive dalla stampa specializzata (“il più grande album dei Doors” lo definì Robert Meltzer nella sua recensione pubblicata sulla rivista americana “Rolling Stone”) e raggiunse la nona posizione della Billboard 200, rimanendo in classifica per 36 settimane, oltre a piazzarsi alla posizione numero ventotto nella chart dei dischi più venduti nel Regno Unito. 

Dopo la scomparsa del cantante, la cui morte chiuse a ogni possibile ritorno di Morrison in America e a un possibile nuovo lavoro della formazione losangelina, gli altri componenti dei Doors tentarono di proseguire senza il loro frontman dando alle stampe “Other voices” (1971) e “Full circle” (1972), ma poco dopo decisero di sciogliere il gruppo. Mantenendo il controllo degli archivi, però, i Doors pubblicarono successivamente diverso materiale inedito, dando il via a queste pubblicazioni con “An american prayer” del 1978. 

Ecco la tracklist di "L.A. Woman":

The Changeling

Love Her Madly

Been Down So Long

Cars Hiss by My Window

L.A. Woman

L'America

Hyacinth House 

Crawling King Snake

The WASP (Texas Radio and The Big Beat)

Riders on the Stor

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