Franco Battiato, "La Voce del Padrone" ha (quasi) 40 anni

Venne pubblicato il 21 settembre 1981
Franco Battiato, "La Voce del Padrone" ha (quasi) 40 anni

Il 21 settembre 1981 è una data destinata a rimanere negli annali: quel giorno viene pubblicato infatti “La Voce del Padrone”, undicesimo album di Franco Battiato. Un disco che si spinge in territori apparentemente più commerciali rispetto a qualsiasi cosa mai partorita dal nostro. Chiaramente con l'eccezione dei singoli realizzati tra il 1965 e il 1971, ma quello era un altro Battiato, ancora molto lontano da una piena consapevolezza umana e musicale. 
Il Battiato che invece arriva a concepire “La Voce del Padrone” è un artista nel pieno della sua maturità, che ha deciso di creare il disco pop per antonomasia della musica italiana, un pop che vada oltre se stesso, colmo di riferimenti culturali celati tra le pieghe di una musica immediatamente fruibile.

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“La Voce del Padrone” sulle prime lascia tutti interdetti. “L'era del Cinghiale Bianco” e “Patriots”, i due precedenti lavori concepiti dopo la grande svolta che ha visto il nostro passare dall'avanguardia alla canzone, per quanto leggeri mantenevano una loro ben precisa aura quasi sacrale: il cinghiale bianco dei celti, “Il re del mondo” di René Guenon, la prospettiva Nevski... Prova ne è il loro essere ancora prodotti per un pubblico di nicchia.


“La Voce del Padrone” invece propone sette brani immediatamente assimilabili da parte di chiunque, con melodie appiccicose e una generale atmosfera serena e briosa.

Non che il disco sia meno raffinato dei precedenti, anzi, ma c'è qualcosa in più: un afflato comunicativo maggiore, un lavoro ancora più certosino su melodie e arrangiamenti in grado di colpire sin dal primo ascolto. Un andare alla ricerca di testi che siano sì assolutamente strabordanti di riferimenti altissimi (e anche bassissimi) ma che arrivino subito all'immaginario collettivo, riuscendo nel tentativo folle di fare cantare ai più cose incomprensibili, vedi “Centro di gravità permanente”. Il tutto all'interno di una cornice sonora che trasmette una palpabile sensazione di freschezza tutta estiva. Non è un caso infatti che l'album ci metta un po' di mesi a carburare, e proprio in concomitanza con l'estate successiva alla sua pubblicazione, quella del 1982, faccia il botto definitivo. E che botto! “La Voce del Padrone” diventa il disco più popolare della musica italiana, con oltre un milione di copie vendute, e trasforma il suo artefice in una superstar.


“La Voce del Padrone” oggi è un oggetto venerato praticamente da chiunque, dal più distratto ascoltatore  al più esperto musicofilo. Un disco che ha influenzato centinaia di altri musicisti e che non è affatto invecchiato, confermando a ogni ascolto la sua freschezza e la sua forza: dall'elegia metafisica di “Summer on a solitary beach”, passando per le invettive di “Bandiera bianca”, la poesia celeste de “Gli uccelli”, l'amarcord di “Cuccuruccucù”, le dottrine esistenziali di “Segnali di vita”, la giocosità di “Centro di gravità permanente” e la sensualità di “Sentimiento nuevo”. Mezz'ora di melodie che si sono stampate irrimediabilmente nella memoria di più generazioni, e testi che ancora oggi spingono molti a chiedersi “che avrà voluto dire?”, ma che più spesso hanno stimolato la curiosità, spinto alla ricerca di libri, dottrine, esperienze, viaggi.... all'evoluzione di sé. Con un semplice disco pop Franco Battiato ha compiuto il miracolo di fare cantare e arricchire spiritualmente l'Italia intera.

Fabio Zuffanti

"La Voce del Padrone" esce in edizione speciale in Dolby Atmos preparata da "Pinaxa" Pischetola, che la spiega qui.

Fabio Zuffanti, già autore di "Franco Battiato: Tutti i dischi e tutte le canzoni, dal 1965 al 2019" (Arcana) pubblicherà il prossimo 21 settembre, in concomitanza con il quarantennale della pubblicazione, un libro iperdettagliato interamente dedicato allo storico album di Battiato.
 

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