NUOVOIMAIE, a Davide Shorty il premio ‘Enzo Jannacci’: ‘Finalmente apprezzato per quello che sono davvero’

Il cantautore siciliano residente a Londra: ‘Mi dicevano di essere troppo sofisticato per avere successo, ma se mi ‘semplifico’ cado in depressione’
NUOVOIMAIE, a Davide Shorty il premio ‘Enzo Jannacci’: ‘Finalmente apprezzato per quello che sono davvero’

Non è affatto scontato piacere a una giuria talmente varia da comprendere tanto colonne della musica tricolore come Dodi Battaglia quanto giovani star come Mahmood: Davide Shorty ci è riuscito con la sua “Regina”, brano portato in gara alla settantunesima edizione del Festival di Sanremo, che si è aggiudicato il premio di NUOVOIMAIE intitolato a Enzo Jannacci raccogliendo i favori di Maldestro, Mirkoeilcane e Tecla, oltre che a quelli del già chitarrista dei Pooh e della voce di “Soldi”.

“Ho un modo particolare di vivere il consenso che riscuote la mia musica”, ci conferma l’artista siciliano da ormai quasi dodici anni residente a Londra: “Il successo lo vivo con pudore: quasi mi imbarazza perché non riesco a spiegarmelo. Però è una cosa estremamente lusinghiera, che mi spingerà a dare ancora di più di quanto non abbia fatto fino a ora”.

Dopo il passaggio sul palco del teatro Ariston, Shorty si è fermato qualche giorno in Italia, prima di fare ritorno nella capitale inglese dove porrà gli ultimi ritocchi al suo nuovo album in studio - “‘fusion.’, scritto tutto minuscolo, perché il maiuscolo, quando la parola è scritta, significa urlare, e io credo che i messaggi vengano più ascoltati se proposti con gentilezza”. Come è nata “Regina”, la canzone che - oltre al premio NUOVOIMAIE, è valsa a Shorty anche il secondo posto nella categoria Nuove Proposte? “Spontaneamente, come tutta la mia musica”, risponde: “Ha preso forma nel giro di mezz’ora, in sala prove, con i miei musicisti, durante una jam session. E’ un questione di alchimia: quando tutti gli elementi si allineano e si crea la chimica giusta, a tradurre in musica una visione ci vuole poco”. Succedeva due anni e mezzo fa: “Già la sera stessa in cui la suonammo per la prima volta la immaginai con un arrangiamento orchestrale. E l’orchestra per antonomasia della canzone italiana è quella di Sanremo. L’idea di portarla al Festival mi venne lì, ma in tanti mi consigliarono di lasciare perdere, giudicandola troppo raffinata e complessa per quel tipo di palco”. Un brutto colpo per Davide, che a Sanremo desiderava andarci “fin da piccolo”. A fare la differenza, tuttavia, sono stati amici e colleghi musicisti come Roy Paci: “Furono loro a dirmi: ‘E’ una bomba, devi presentarla’. E così ho fatto. La soddisfazione per i risultati che ha conseguito, per me, è enorme: è una vita che mi sento dire di essere troppo sofisticato e complesso per essere popolare, e questo riconoscimento significa moltissimo. Non riesco a essere la persona e l’artista che non sono, se mi ‘semplifico’, come sono stato spinto a fare dopo aver partecipato a X Factor, cado in depressione. Sento che, ora, è stato riconosciuto quello che sono davvero, e questo ripaga anni di sacrifici”.

L’agenda di Shorty per il resto del 2021 è fitta: ‘Spero che la musica dal vivo possa ripartire quanto prima: non vedo l’ora di tornare in Italia a suonare, e non solo. Voglio portare ‘fusion.’ sui palchi di tutta Europa per dimostrare che la musica italiana può essere anche quello che il pubblico internazionale, più legato all’idea tradizionale che si ha della nostra canzone, non sospetta. E lo voglio fare con canzoni scritte e cantate in italiano. Chi dice che la nostra lingua non è adatta a certi generi di musica sbaglia: l’italiano è una lingua bellissima, che può essere tranquillamente declinata in chiave jazz, soul, r’n’b e in moltissimi altri stili. Per farlo occorre studio e attenzione al suono delle parole, non è una cosa che si può improvvisare cambiando la musica che supporta il testo. Ma si può fare: l’italiano, sotto questo aspetto, non parte in svantaggio rispetto a nessun’altra lingua”

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