‘Save the Music’: riguarda qui il webinar di Fem e Rockol con Nicola Piovani, Diodato e…

Riscoprire e valorizzare la centralità della figura degli autori e degli editori: ne hanno parlato artisti e addetti ai lavori
‘Save the Music’: riguarda qui il webinar di Fem e Rockol con Nicola Piovani, Diodato e…

Si è tenuto nel pomeriggio di ieri, mercoledì 10 marzo, “Save the Music”, il webinar a cura di FEM - Federazione Editori Musicali e Rockol organizzato per accendere un riflettore su chi crea musica, e per capire come superare la crisi dell’emergenza sanitaria e rimettere in moto la grande macchina dell’industria musicale.

L’incontro, che ha affrontato il tema della valorizzazione di autori ed editori, è stato introdotto dal presidente di FEM Paolo Franchini, e ha avuto per protagonisti il compositore e direttore d’orchestra già vincitore di un Premio Oscar Nicola Piovani, il cantautore vincitore dell’edizione 2020 del Festival di Sanremo Diodato, la vicepresidente di FEM e MD di PeerMusic Italia Francesca Trainini, il Managing Director di Warner Chappell Music Roberto Razzini, l’Amministratore Delegato del gruppo Sugar e già presidente di SIAE Filippo Sugar e l’editore e socio fondatore di ANEM - Associazione Nazionale Editori Musicali Toni Verona.

“Nel 2020, nonostante qualche mese di riapertura, più della metà degli eventi musicali sono stati cancellati, con un effetto devastante per tutta la filiera dell’industria musicale”, ha spiegato, nell’introduzione al webinar, il presidente di FEM Paolo Franchini: “Filiera che, va ricordato, parte dall’opera originale, dagli autori e dagli editori: senza l’opera originale non esiste filiera dell’industria musicale. L’idea di Save the Music, cioè di proteggere e tutelare la musica oggi, deve passare anche dall’idea di tutelare autori ed editori, di guardare al loro lavoro e sostenerlo in un momento così difficile”. 

“I confini tra musica colta e musica pop oggi non sono così rigidi come un tempo, quando era rigorosamente divisi senza zone intermedie”, ha riflettuto Nicola Piovani su come, negli anni, è mutato il mestiere dell’autore: “Oggi è tutto cambiato: questi spazi intermedi sono una prateria per gli autori che hanno voglia di scrivere opere che non siano cloni di altre opere”. “La tecnologia ha cambiato moltissimo il lavoro dell’autore”, ha proseguito Piovani: “Fino agli anni Novanta la realizzazione di un prodotto professionale richiedeva una selezione di partenza, che implicava professionalità nello scrivere un arrangiamento, nella registrazione e nel mixaggio. Oggi, con i computer disponibili sul mercato, anche un giovane esordiente può essere in grado di allestire qualcosa che assomigli a un prodotto ben fatto, che si parli di canzoni o di colonne sonore. Tuttavia ho sentito lavori, prodotti in questo modo, che, pur formalmente perfetti, erano in sostanza copie di opere già esistenti”. 

“Il mio approccio è sempre stato quello di fare del mio lavoro una questione di contenuto, di dare priorità alla scrittura della canzone”, ha ribadito Diodato sull’importanza di mettere al centro il momento creativo: “E credo che l’identità artistica debba per forza partire da qui. Vivendo la doppia condizione di autore e interprete, mi sembra logico ragionare in questi termini. Come grande appassionato della musica italiana degli anni Sessanta, riconosco come allora ci fosse una forte unione tra i professionisti in termini - quasi - di artigianato: c’era chi si occupava di scrivere le canzoni, chi di arrangiarle, eccetera. In questo modo sono nati capolavori che hanno fatto il giro del mondo. Credo che, anche in un momento come quello che stiamo vivendo, che offre molte più possibilità anche a chi scrive canzoni, sia fondamentale partire dalla scrittura per curare anche l’aspetto dell’interprete. Per tutti noi questi sono tempi molto difficili: la mancanza di concerti dal vivo penalizza tantissimo sia autori che editori, ed è indispensabile tenere ben presente questi aspetti, sui quali si basa il nostro lavoro. In questi anni ho capito bene quanto sia importante la figura dell’editore, figura che nel corso del tempo è cambiata molto: quando c’è una comunione di intenti, e autore ed editore sono molto vicini, si può far crescere un progetto artistico in maniera radicale, che poi, in fondo è quello che è successo a me”

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