Rod Stewart perse la verginità e si trasformò in rockstar

Nel 1971 "Maggie May" e l'album "Every Picture Tells a Story" riscrissero il libro dei record.
Rod Stewart perse la verginità e si trasformò in rockstar

Periodo parecchio intenso per Rod Stewart quello a cavallo tra i Sessanta e i Settanta.

Nel novembre 1969 pubblica il suo primo album solista "An Old Raincoat Won't Ever Let You Down", dopo essersi lasciato alle spalle l'avventura con il Jeff Beck Group che aveva fruttato due grandi album - nel 1968 "Truth" e nel 1969 "Beck-Ola" – e la fraterna amicizia con il bassista del gruppo, Ronnie Wood. Abbandonato Jeff Beck, Rod the Mod insieme a Wood entrerà a far parte di un altro gruppo di non secondaria importanza, i Faces. Il gruppo pubblicherà quattro album dal 1970 al 1973 e a metà degli anni Settanta si scioglierà. Wood entrerà a far parte dei Rolling Stones, mentre Rod da lì in poi avrà attenzioni solo per la sua carriera solista che a quel punto aveva già superato come prestigio quella dei Faces e, a dirla tutta, fu proprio uno dei motivi per i quali il gruppo si sciolse. Comunque riavvolgiamo il nastro e dedichiamoci solo al Rod Stewart solista. Dopo "An Old Raincoat Won't Ever Let You Down", che non genera risultati rilevanti per le classifiche, nel settembre 1970 viene dato in pasto al mercato il secondo album "Gasoline Alley". Il disco riporta la posizione numero 62 in Gran Bretagna e 27 negli Stati Uniti.

Ma il terzo album...

E' con il suo terzo album, "Every Picture Tells a Story", pubblicato nel maggio del 1971, che il cantante di origini scozzesi si afferma definitivamente e diventa una stella luminosa del firmamento musicale. Nel disco vi suonano i suoi compagni nei Faces Ron Wood (chitarra) e Ian McLagan (tastiere), mentre gli altri due componenti della band inglese, Ronnie Lane e Kenney Jones, compaiono solo in "(I Know) I'm Losing You", cover di un brano dei Temptations del 1966 che, pubblicato come singolo e accreditato a Rod Stewart with Faces raggiunse la ventiquattresima posizione nella chart americana.

Un grande singolo dietro un grande album

Ogni grande disco deve possedere almeno una grande canzone.

La grande canzone di "Every Picture Tells a Story" è "Maggie May" che – come a volte accade nella storia della discografia – venne sì pubblicata come singolo, ma solo per occupare il lato B lasciando a "Reason to Believe", cover di un brano del 1965 di Tim Hardin che il cantautore statunitense scomparso nel 1980 interpretò anche sul palco del celeberrimo festival di Woodstock nell'agosto 1969. I motivi di questa scelta da parte della casa discografica che può apparire come un clamoroso errore fu dovuta principalmente al fatto che con i suoi cinque minuti di durata "Maggie May" non era precisamente adatta alla programmazione radiofonica. Paradossalmente furono proprio le stazioni radio a preferirla a "Reason to Believe" e a fare sì che l'etichetta di Stewart la ripubblicasse come singolo.

Era sesso, forse amore

"Maggie May" racconta la storia dell'amore (e del sesso) tra un ragazzo e una donna di qualche anno più anziana.

Rod Stewart, che l'ha scritta insieme al chitarrista degli Steamhammer Martin Quittenton, sostiene che è in parte riferita alla sua esperienza personale. Nella sua autobiografia, ha scelto queste parole per descrivere cosa accadde: "A 16 anni, sono andato al Beaulieu Jazz Festival. Mi ci intrufolai con alcuni amici passando da un tubo di scolo delle acque reflue. E lì, in un prato appartato, ho perso la mia poco preziosa verginità con una donna più anziana (e più grossa) che mi aveva preso con forza nello stand della birra. Quanto più vecchia, non so dirlo, ma abbastanza vecchia da rimanere molto delusa dalla brevità dell'esperienza." Il titolo venne preso a prestito dal nome di una leggendaria prostituta di Liverpool cantata anche dai Beatles nella loro "Maggie Mae", brano incluso nell'ultimo album pubblicato dai quattro baronetti nel maggio 1970, "Let it Be". Tra le particolarità di questa canzone - che ha decisamente contribuito alle fortune di "Every Picture Tells a Story" e, per estensione, alla carriera di Rod Stewart - l'uso del mandolino suonato da Ray Jackson, membro della band folk rock britannica dei Lindisfarne. "Maggie May" conquistò la prima posizione della classifica sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna e segnò la prima volta nella storia che un musicista risultasse al primo posto della classifica nei due paesi sia nei singoli che tra gli album.

L'irresistibile suono del mandolino

Musicalmente l'album possiede echi di sonorità diverse miscelate tra loro quali rock, country, blues, soul, folk, ad elevare il tutto, però, è la straordinaria qualità vocale di un Rod Stewart in stato di grazia.

In "Every Picture Tells a Story", oltre a "Maggie May", sono presenti le cover di "That's All Right (Mama)", il primo singolo pubblicato da Elvis Presley nel 1954 e quella di "Tomorrow Is a Long Time", di Bob Dylan outtake del suo secondo album del 1963 "The Freewheelin'". Oltre alle già citate "(Find a) Reason to Believe" di Tim Hardin e "(I Know) I'm Losing You" dei Temptations. Rod Stewart compose insieme a Ron Wood la title track e da sé "Mandolin Wind". Come in "Maggie May" il suono del mandolino (strumento citato addirittura nel titolo) sta al centro del brano ed è anche al centro di un mistero. Un mistero che riguarda chi abbia suonato lo strumento in "Mandolin Wind". Nelle note del disco Rod Stewart, non citandolo volutamente scrive di averne dimenticato il nome, "il mandolino è stato suonato dal mandolinista dei Lindisfarne", ovvero Ray Jackson. Nel 2003, Jackson disse di essere il suonatore di mandolino dell'album, almeno nella canzone "Maggie May". A rendere più fitto il mistero pensa Keith Hayward che nel suo libro del 2015, 'Elton John, From Tin Pan Alley to the Yellow Brick Road', ipotizza potrebbe essere stato suonato da Davey Johnstone, prima di diventare il chitarrista di Elton John. Molto probabilmente il mandolino è stato suonato da Ray Jackson, però ci furono delle questioni di denaro irrisolte con Rod Stewart, quello il motivo per cui l'ora 75enne musicista scozzese ne omise il nome nelle note del disco. Comunque sia andata, ogni grande album nasconde un certo numero di aneddoti e storielle che contribuiscono a renderlo ancora più grande, questo è uno di quelli.

Una macchina da successi

Era il 1971, "Every Picture Tells a Story" (e "Maggie May") accese l'attenzione del pubblico su Rod Stewart e, ancora oggi, a cinquanta anni di distanza, quell'attenzione non si è ancora spenta. Infatti, dopo quello, altri nove suoi album hanno raggiunto la posizione numero uno della classifica britannica, l'ultima volta con la sua più recente fatica datata 2018, "Blood Red Roses". Spesso i numeri aiutano a comprendere meglio la portata di un fenomeno. Sono 26 le sue canzoni entrate nella top ten della chart inglese e 16 in quella statunitense. Un fenomeno, davvero.

Tracklist:

side one

Every Picture Tells a Story
Seems Like a Long Time
That's All Right, Mama/Amazing Grace 
Tomorrow Is a Long Time

side two 

O. Henry
Maggie May 
Mandolin Wind
(I Know) I'm Losing You
Reason to Believe

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.