Sanremo, edizione straordinaria: un Festival da dimenticare

La vittoria dei Maneskin è meritata ma è stato un brutto show. Per la pandemia, certo. Ma anche noioso, ripetitivo, con troppi big in gara e canzoni penalizzate dalla regia. E l’anno prossimo, la conduzione e direzione ad una cantante?
Sanremo, edizione straordinaria: un Festival da dimenticare

C’è stato un momento, venerdì sera, in cui Sanremo è sembrato davvero un festival della canzone, e di livello: una bella sequenza: Colapesce Dimartino - Max Gazzé - Willie Peyote - Malika Ayane. Poi sono riprese le gag, gli ospiti e le cose inutili e noiose.
La serata di sabato è stata un po' più ritmata, con più spazio alla musica. Ma complessivamente è stato il Festival delle gag, più che delle canzoni: quello del 2021 è un Sanremo da dimenticare da quasi tutti i punti di vista. La vittoria (meritata) dei Maneskin ne cambia un po' la percezione, ma non la sostanza.
Chapeau ad Amadeus e alla Rai per avere portato a casa senza grando intoppi un’edizione difficilissima da realizzare, ma le scelte hanno lasciato perplessi.

.Ad un festival della canzone che cercava di essere contemporaneo si è contrapposto uno show iper-tradizionale, quasi d’altri tempi, creando una scollatura tra il guardare avanti e guardare indietro.

La musica

Il cast si è confermato di buon livello anche alla prova del palco dell'Ariston, con alcune scelte coraggiose. La vittoria dei Maneskin è soprendente e meritata: una buona canzone e un'ottima resa televisiva, fin dalla prima sera: l'esperienza sui palchi, televisivi e non, si è vista. La loro cover dei CCCP con Agnelli è stato uno dei (pochi) momenti indimenticabili di questo festival. Chiaramente, se avessero vinto Fedez-Michielin o Ermal Meta la percezione complessiva del festival sarebbe stata diversa.
Ottime le posizioni di Colapesce Dimartino e  Willie Peyote (premio della critica, votato anche da Rockol), mentre proposte interessanti come Malika Ayane, Fulminacci e Ghemon sono rimaste in fondo.

Rockol votava in sala stampa: le nostra scelte e i punteggi più alti li abbiamo dati a Willie Peyote, Coma_Cose, Fulminacci, Malika Ayane, Colapesce/Dimartino, Extraliscio, Ghemon, Max Gazzé, Rappresentante di Lista, Maneskin, Arisa, Madame. 
Per quello che vale, la sala stampa è stata meno influente per il meccanismo di votazione: ha fatto da contrappeso, più che altro. Lascia perplessi l'uso della giuria demoscopica nel 2021. La cosa migliore, però, sarebbe stabilizzare il regolamento e il metodo di votazione, e non cambiarlo ogni anno.
Da ripensare la serata delle cover: meno interessante del solito.

Bellissime le coppie Maneskin/Agnelli, Peyote/Bersani e Gazzé/Silvestri, ma un po' di stanchezza in generale. Il .cast dei giovani era più debole e molto più tradizionale: bravi Shorty e Wrongonyou (che avrebbero meritato di più, come Greta Zuccoli e Folcast). La vittoria di Gaudiano è espressione di questa composizione, e anch’essa parecchio scollata da quello che è la musica “giovane” oggi.

Lo spettacolo

Lungo, lunghissimo.  26 big sono troppi: torniamo a 20? Ma soprattutto: perché infarcire la serata di tutte quelle gag e scenette inutili? la proporzione tra le canzoni e la “cornice” (che era il vero centro) era impietosa. Quando c’erano tutti i cantanti in gara si andava oltre alle 2, e non solo nella finale.

  • Amadeus: ha fatto quello che poteva fare, con qualche errore grossolano (la gag con le parrucche, davvero?), strategie sbagliate (alzare le aspettative da dicembre proclamando un Festival “normale” che si è rivelato irrealizzabile) e  molto cuore. Ci ha provato, e questo gli va riconosciuto.
  • Fiorello: sovraesposto, di conseguenza ha fatto gag spesso trascurabili. Meglio sabato, ma molte scenette erano vecchie (le chiamate agli amici famosi, ancora?)
  • Achille Lauro: ha filosofeggiato sulla musica e sull’universo, ma le sue performance sono state meno sorprendenti degli anni passati. 
  • Ibrahimovic: con tutte le spalle che si potevano chiamare, la sua presenza è un mistero. Ma è uscito solo sulla lunga distanza, con ironia e recitando la parte del supereroe.  
  • Elodie, Laura Pausini, Matilda DeAngelis: bravissime, tra le cose migliori di questo Festival. Avrebbero meritato uno  spazio, magari senza conderarle ospiti o “co”-conduttrici? Una di loro poteva essere protagonista tutte le sere, come Serena Rossi.
  • La regia: Ogni volta che volevo vedere un dettaglio, staccava su qualcos’altro: è un problemo mia, ma non ho visto racconto. Ho visto frenesia e uno stile da MTV anni ’90 che ogni tanto mi faceva venire il mal di testa e che penalizzava le canzoni.

Il futuro: a chi dare la direzione artistica?

Amadeus, comprensibilmente, ha detto che non lo farà per la terza: ascolti bassi, due Sanremo irripetibili, purtroppo (2020) o per fortuna (2021). C’è da sperare che il lavoro fatto in questi anni sul rinnovamento del cast non vada perduto. 
Tutto dipenderà molto da chi arriverà, ovviamente. E dal fatto che le figure del conduttore e del direttore artistico/selezionatore rimangono accentrate nella stessa persona come negli ultimi anni o vengano separate, come accadeva in passato. Una soluzione che è funzionata bene è stata quella di Baglioni: ci sono molte cantanti con grande credibilità e ed esperienza televisiva. Altro che dare i fiori sul palco…
Al prossimo anno, sperando sia migliore in tutti i sensi.

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