Samuel si prende una vacanza dai Subsonica

Era l'autunno del 2016, e il cantante torinese provò a navigare in solitaria.
Samuel si prende una vacanza dai Subsonica

La storia delle band racconta che, prima o poi, il cantante si mette in proprio e misura il proprio talento e la propria ambizione nella realizzazione di un album solista. A volte queste sortite avvengono con il contemporaneo abbandono del gruppo in cui si è militato sino a qualche tempo prima, altre volte invece rappresentano delle libere uscite, sorta di periodo di vacanza dal lavoro d'equipe.

Prima di misurarsi con un disco 'solo' Samuel Romano ci ha meditato sopra una ventina di anni (a proposito di anni, oggi Samuel ne compie 49). In questo lasso di tempo ha avuto modo di pubblicare sette album con la sua band, i Subsonica. Il suo caso è riconducibile al secondo esempio, quello della libera uscita. Samuel infatti non ha abbandonato il suo gruppo, tutt'altro.

L'atto fondante della sua carriera solista cade agli inizi del settembre 2016, quando viene pubblicato "La risposta", il primo singolo in autonomia di Samuel. Tre mesi più tardi raggiunge il mercato una seconda canzone del cantante dei Subsonica, "Rabbia".

Se avventura solista deve essere, e allora che si facciano le cose in grande. Samuel nel febbraio 2017 partecipa alla massima competizione canora del nostro paese, il festival di Sanremo. Sul palco del teatro Ariston presenta la canzone "Vedrai" che gli vale il decimo posto nella classifica finale capeggiata da Francesco Gabbani, vincitore con "Occidentali's karma".

Come da prassi consolidata, in contemporanea con lo svolgersi o il concludersi della rassegna sanremese viene pubblicato l'album di questo o quell'artista che vi ha partecipato. Nel caso di Samuel l'album, il suo primo, si intitola "Il codice della bellezza". Nelle righe sottostanti riportiamo la recensione del disco che compilammo all'epoca della sua uscita.

Debuttare come solista dopo più di venti anni come frontman di una delle band più amate e importanti d'italia, una di quelle che è riuscita a unire la credibilità delle origini indie con il successo mainstream. Non è la sua prima avventura fuori dalla band, ma questa volta il frontman dei Subsonica ci mette la faccia e il nome. Samuel Romano ha spiegato che a Sanremo è stato sostanzialmente di passaggio: un'opportunità per presentare ciò che davvero conta, l'album, che era già pronto al momento della chiamata in Riviera. Certo, l'Ariston ha portato bene ai Subsonica: nel 2000 lì fecero il salto definitivo verso il mainstream. "Vedrai" comunque era una ventata di freschezza e di elettro-pop in una manciata di canzoni per lo più iper-tradizionali. La canzone è stata la terza anticipazione di "Il codice della bellezza", che esce due settimane dopo il Festival.

Il cantante è riuscito a trovare, nelle dodici canzoni che compongono l'album, una propria chiave pop, un genere già praticato con la propria band, ma che qua Samuel frequenta in maniera diversa, più solare. Gli hanno dato una mano il produttore Michele Canova e il "fratello maggiore" Jovanotti, che firma 5 brani: "Più di tutto", "La statua della mia libertà", "Niente di particolare", "La luna piena" e "Voleva un'anima" (in cui duettano).

Chi segue un po' le cose della musica pop italiana sa che da qualche anno Canova è il produttore più ricercato e affermato e che - quando non lavora con i suoi due pilastri storici Tiziano Ferro e Jovanotti - ha la tendenza a "canovizzare" il suono degli artisti.

Ha una firma sonora forte, fatta di suoni contemporanei, elettronici. Che si sentono anche qua, sia chiaro: i tastieroni vestono spesso le canzoni soliste di Samuel. Che però rimane se stesso, con una sua personalità ben precisa. Certo, ci sono alcuni frangenti in cui Samuel si "tizianizza" un po' (la scansione delle parole de "Il Treno") o si "jovanottizza" un po' (soprattutto nel quasi-reggaeton di "La statua della mia libertà", allegra nei ritmi e impegnata nel testo, che parla di migrazione). Ma sono eccezioni. La dimostrazione migliore è proprio il duetto, una canzone originariamente scritta per "Lorenzo 2015 CC". Parte quindi inevitabile come una canzone di Jovanotti, con Samuel che fa il controcanto; ma nel finale Samuel la fa completamente sua, con una linea melodica vocale che ha il suo marchio di fabbrica, ed è una delle cose più belle di questo disco, mentre Lorenzo che passa sullo sfondo a sostenere l'amico e collega.

Lo si sarà capito dalle prime canzoni diffuse e da quanto detto finora: Samuel ha trovato la sua identità solista in una dimensione meno cupa, più melodica, che gli permette di esplorare la sua voce in forme nuove.

Ma non solo pop: tra le cose più belle dell'album c'è "La luna piena", ballata tradizionale ma con un bell'arrangiamento fatto di delicate coloriture sintetiche (portare questa a Sanremo sarebbe stato troppo scontato, ma nel disco funziona alla perfezione). O la title-track, che invece richiama mondi più decisamente elettronici - quasi trip-hop o alla Depeche Mode (e sì, qualche richiamo ai Subsonica). Insomma, "Il codice della bellezza" è un'operazione riuscita: un disco di pop contemporaneo, prodotto bene e cantato da una voce con una personalità importante, che è bello sentire in questa veste.

"Il codice della bellezza" non è rimasto un capitolo isolato nella carriera solista di Samuel. Poco più di un mese fa il musicista torinese ha infatti pubblicato "Brigata bianca". E se nel "Il codice della bellezza" l'unico ospite in scaletta era Jovanotti, il nuovo disco ha un parterre decisamente più allargato: Willie Peyote, Colapesce, Ensi, Fulminacci e Johnny Marsiglia.

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