Dardust, il 27° big: “Io in gara al Festival? Non vado in concorrenza con gli artisti con cui lavoro”

Ha firmato 5 brani dei campioni, prodotto il medley di Elodie e stasera si esibisce come ospite da solista: "La figura del produttore, dell’autore, di chi è dietro le quinte è uscita fuori, e questo è un bene”. L'intervista.
Dardust, il 27° big: “Io in gara al Festival? Non vado in concorrenza con gli artisti con cui lavoro”

5 canzoni su 26 in gara al Festival portano la sua firma, come Dardust (Irama, Madame e La Rappresentante di Lista) o come Dario Faini (Noemi, Francesco Renga). Ha firmato la produzione del medley di Elodie e stasera si esibisce come artista solista: Dardust porta un medley di brani dei suoi tre dischi, “ma in una versione proiettata verso il futuro, molto contaminata e molto elettronica”. Ci siamo fatti raccontare da Dario Faini/Dardust come è diventato il 27° big del Festival 2021 e uno dei nomi più ricercati della scena musicale italiana, da Mahmood a Jovanotti.

Sei molto presente al Festival, solo in gara hai firmato o lavorato a 5 canzoni. Come scegli i brani su cui lavorare?
In base ai pezzi. Quando sento che posso dare qualcosa al brano, allora mi butto nella missione. A volte capita che il pezzo nasca da zero. Altre volte, come con Irama o Madame, un artista mi porta un canovaccio, un’idea, poi io ci metto del mio per fare sì che il brano abbia carattere e unicità.  Quello che mi interessa, sia nella scrittura che nella produzione, è quello.

Quante volte ti capita di dover rifiutare delle proposte, e perché?
In verità riesco a gestire il mio flusso di lavoro, cerco di entrare nelle missioni. Ci sono ovviamente dei momenti in cui sono saturo e ci sono delle occasioni in cui so di non poter dare niente al pezzo, magari perché è già completo o perché non ne ho una visione specifica.

Delle cinque  canzoni in gara su cui hai lavorato, tre sono a nome Dardust e due a nome Dario Faini. Come scegli come firmare i brani?
Dardust indica un approccio più sperimentale, elettronico e contaminato. Quando c’è Dario Faini c’è un approccio più tradizionale e classico. Ma non per questo è una visione discriminante rispetto agli altri: sono brani diversi.

Ti è mai capitato di usare pseudonimi o firmare o fare produzioni sotto mentite spoglie?
No, metto sempre il mio nome, che sia DRD quando ho un approccio più urban, che sia Dardust quando ha un approccio più sperimentale o neoclassico, o Dario Faini per le cose più tradizionali

Cosa è cambiata nella percezione del ruolo dell’autore e del produttore, negli ultimi anni?
La figura del produttore, dell’autore di chi è dietro le quinte è uscita fuori, e questo è un bene. Chi produce, chi dà una visione, un suono ad una canzone è un artista ed è importante che ci sia un riconoscimento importante. Come uno stilista che veste, o un regista che dà un taglio agli attori.

Non hai pensato di partecipare in gara a Sanremo da artista?
No, sarebbe mettersi in concorrenza con gli artisti con cui lavoro. Non a caso il mio progetto e la mia identità sono particolari, non entro mai in crash. Mi piace ritagliarmi uno spazio che sia comunque unico e un po’ laterale: è sempre stata questa la mia missione.

Come è nata l’idea del medley di Elodie?
Da un brainstorming con Jacopo Pesce della Island. Stavo quasi per dire di no, poi ho capito che si poteva fare un’esibizione unica, di livello internazionale. Così abbiamo iniziato a lavorare ai pezzi, a sceglierli e a come incastrarli. 

Lo pubblicherete?
No. Ci sono tanti campionamenti originali che si possono usare in un’esibizione, ma che per una release discografica sarebbe troppo complicato ottenere. Non è attuabile.

Vent'anni fa hai pubblicato il tuo primo EP, come Elettrodust. Lo senti ancora?
No, no lo sento da 10, 12 anni…

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